Andrea Moccia al Festival Rumore 2026 di Fanpage.it: “L’IA è nostra serva, non può sostituire la creatività”
E se potessimo ricevere dieci cartoline da 99 anni nel futuro per scoprire come cambierà il mondo? È da questa suggestione che prende le mosse Rumore2255, il panel del Fanpage.it Rumore Festival 2026 dedicato alle grandi sfide dell'innovazione e al modo in cui raccontarle alle nuove generazioni. Sul palco del festival di Fanpage.it, in programma presso l'Acquario di Roma il 10 e 11 ottobre, Andrea Moccia, fondatore e direttore editoriale di Geopop è stato intervistato insieme alla medica e divulgatrice Solange Fugger, nota sui social come Minerva Salute, per capire che tipo di futuro stiamo costruendo attraverso la scienza e la tecnologia e in che modo si possa raccontarlo in modo comprensibile, coinvolgente e accessibile alle nuove generazioni.
L'intervento, moderato dal giornalista Valerio Berra, è stato scandito da alcune "cartoline dal futuro" che hanno fornito temi e spunti di riflessione per provare a immaginare il mondo che attende le future generazioni.
Il futuro dell'energia: il nucleare come opzione, non come dogma
Il primo spunto è nato da una domanda chiave: che energia useremo tra un secolo sulla Terra e per gli spostamenti nello spazio? "Senza energia non si canta messa", ha premesso Moccia. Ed è proprio qui che risiede il nodo centrale, accanto ovviamente alle sempre urgenti questioni ambientali. "Oggi circa il 78-79% dell'energia globale che consumiamo proviene ancora da fonti fossili. Sebbene la percentuale sia leggermente scesa rispetto al passato, il problema rimane: le risorse fossili non sono infinite e sono destinate a ridursi. Abbiamo la necessità stringente di sostituirle".
Il focus si è quindi spostato su uno dei temi più dibattuti del momento: l'energia nucleare, da molti percepita come una risorsa a cui non possiamo più rinunciare, mentre per altrettanti rappresenta il contrario di tutto ciò che dovremmo fare per rendere il pianeta più sostenibile. "Dal punto di vista puramente analitico e tecnico-scientifico, il nucleare rappresenta un'alternativa valida per sostituire concretamente il gas, con i suoi pro e contro", ha affermato Moccia. "La ritrosia verso questa fonte è in larga parte legata a fattori emotivi derivanti dai grandi incidenti del passato, come Chernobyl e Fukushima. Spesso la parola stessa ‘atomico' spaventa, dimenticando che la materia stessa di cui siamo fatti è composta da atomi".
Per il volto di Geopop, tuttavia, non bisogna cadere nel tranello di contrapporre l'atomo alle fonti pulite: "Dobbiamo superare la logica dell'esclusività. Non esiste un'unica fonte energetica del futuro. Il futuro non sarà solo del nucleare o solo delle rinnovabili, ma sarà rappresentato dalla coesistenza di tutte le fonti energetiche insieme"
IA per divulgare: uno strumento, non un sostituto
La conversazione è poi virata sull'Intelligenza Artificiale, la proiezione del domani più vicina al nostro quotidiano. Moccia ha sottolineato come l'IA sia un prezioso alleato che però non può e non deve mai sostituire la creatività e l'autorialità umana. "L'IA la vedo come una serva, deve solo aiutarmi a velocizzare le cose e darmi più tempo per pensare". L'esempio riportato da Moccia è tratto direttamente dalla sua esperienza quotidiana:
"Nella divulgazione scientifica, dove l'obiettivo è spiegare processi e meccanismi, le immagini devono essere funzionali. Usare l'IA per generare semplici immagini di copertura, come una pala eolica o un minerale mentre si parla di quel tema, non serve. Al contrario, se l'IA ci permette di mostrare gli ingranaggi interni di quella pala eolica per farne capire il funzionamento, allora lì diventa uno strumento utile"
Proprio per questo, ha spiegato il divulgatore, la redazione di Geopop ha scelto di ridurre drasticamente l'impiego dell'IA visuale, riservandola esclusivamente ai casi in cui porta effettivamente un valore aggiunto. Moccia ha anche svelato un piccolo segreto dietro al metodo di lavoro in redazione: "Per valutare se un'immagine AI sia davvero necessaria, facciamo un test interno: spegniamo l'audio e facciamo guardare il video a una persona non addetta ai lavori. Se dalle sole immagini si riesce a comprendere cosa sta succedendo, l'immagine è valida, altrimenti la tagliamo".
Lo sguardo al 2125: rimettere la natura al centro
L'intervento si è concluso con una domanda di ampio respiro: "cosa ti piacerebbe vedere nel 2125?".
"Mi piacerebbe vedere una società capace di dare molto più peso al proprio rapporto con la natura e con il pianeta", ha risposto Moccia. "Spero che in futuro i parametri con cui valutiamo il benessere sociale siano maggiormente legati alla salute dell'ambiente e alla nostra comprensione di esso – come la capacità di comprendere il valore di un semplice fiume – piuttosto che essere vincolati esclusivamente al mondo monetario ed economico".