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Accarezzare i gatti da stressati può peggiorare lo stress e non ridurlo, secondo uno studio dei Paesi Bassi

Uno studio condotto da scienziati dei Paesi Bassi ha determinato che, quando si è stressati, accarezzare i gatti non solo non aiuterebbe a diminuire le emozioni negative, ma potrebbe addirittura amplificare lo stress.
Una donna accarezza un gatto. Credit: iStock
Una donna accarezza un gatto. Credit: iStock

Numerosi studi hanno dimostrato che vivere con gli animali domestici offre significativi benefici emotivi, fisici e cognitivi, con prove così solide che è persino nata una disciplina terapeutica ad hoc – la pet therapy – ufficialmente riconosciuta dal Ministero della Salute. Tutti i proprietari di cani e gatti (o altri animali), del resto, conoscono bene gli effetti positivi che gli amici a quattro zampe hanno su di noi, anche nei momenti difficili. Eppure un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha rilevato che, al netto delle emozioni positive innescate dalle interazioni o dalla semplice presenza, gli animali domestici non offrono alcuna protezione dallo stress quando si è stressati. E se i cani possono migliorare l'umore ma non cambiare la risposta allo stress, in situazioni stressanti i gatti possono addirittura peggiorare il senso di malessere.

È quanto emerso da un nuovo studio condotto da scienziati della Facoltà di Psicologia dell'Università Open (Paesi Bassi), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Psichiatria e Psicologia – Scuola di Salute Mentale e Neuroscienze del Centro Medico Universitario di Maastricht. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Mayke Janssens, docente presso il Dipartimento di i Psicologia del Ciclo di Vita dell'ateneo di Heerlen, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un apposito esperimento con circa 200 proprietari di cani e/o gatti residenti nei Paesi Bassi e in Belgio. La professoressa Janssens e colleghi hanno utilizzato il metodo Ecological Momentary Assessment (EMA) per misurare livelli di stress ed emozioni (positive e negative) dei proprietari in relazione alla presenza o all'interazione con gli animali. Sono state condotte fino a 10 rilevazioni al giorno per 5 giorni, durante i quali i partecipanti dovevano annotare come si sentivano al momento e cosa stavano facendo. L'obiettivo era valutare l'influenza e l'impatto emotivo di cani e gatti in contesti quotidiani.

Analizzando statisticamente gli oltre 8.000 dati raccolti, è emerso un dato ben noto a qualunque proprietario di pet. Sia i cani che i gatti, infatti, garantivano emozioni positive come felicità ed entusiasmo e allontanavano quelle negative, come ansia e tristezza. Nulla di sorprendente. Tuttavia sono emersi risultati piuttosto interessanti con lo stress coinvolto nell'equazione. Quando i proprietari erano stressati e interagivano con i loro cani, non ottenevano alcun beneficio nella riduzione dello stress; i proprietari dei gatti, d'altro canto, non solo non avevano benefici in termini di emozioni negative, ma lo stress e i sentimenti negativi tendevano persino a essere amplificati. “Una possibile spiegazione è che, poiché le interazioni con i gatti sono spesso più passive e meno impegnative, un livello di interazione più elevato potrebbe risultare emotivamente più coinvolgente. Questo potrebbe non corrispondere al bisogno di supporto nei momenti di stress”, ha sottolineato in un comunicato stampa la professoressa Peeters.

Gli esperti sottolineano che le interazioni con i gatti sono più variabili e meno prevedibili, dato che a differenza dei cani interagiscono meno su richiesta, sono più autonomi e possono risultare meno disponibili al contatto in momenti casuali. In una situazione di stress, una persona che cerca conforto coccolando il gatto potrebbe avere un'interazione “fuori sincronia”, potenzialmente in grado di aumentare la frustrazione e lo stress. Le interazioni con i gatti richiedono più interpretazione emotiva perché necessitano di una maggiore attenzione ai segnali e al linguaggio corporeo, un “surplus cognitivo” che in un momento stressante può ridurre il conforto invece di aumentarlo. D'altro canto, i cani cercano più attivamente il contatto con i proprietari, rispondono in modo più attivo e coerente e offrono un feedback emotivo chiaro. Ciò rende l'interazione più "protettiva" rispetto a quella con un felino, che può risultare più complessa, ambigua e in grado di accentuare le sensazioni negative in un momento di difficoltà.

Si tratta comunque solo di ipotesi: i risultati dello studio, spiegano gli autori, vanno interpretati con cautela, anche alla luce del fatto che il numero di proprietari di gatti era inferiore a quello di cani (campione limitato) e non tutte le analisi erano coerenti. “Non direi che una specie sia ‘migliore' dell'altra come animale domestico. Piuttosto, è più probabile che dipenda dalla personalità e dalle preferenze del proprietario. La conclusione principale è che interagire con cani e gatti sembra offrire benefici emotivi simili”, ha chiosato la professoressa Peeters. I dettagli della ricerca “Human-animal interaction: understanding the role of dog and cat interactions in emotional wellbeing” sono stati pubblicati su Frontiers in Psychology.

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