Abolito il secondo intercalare, fino a un’ora di scarto tra Terra e tempo universale UTC

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La Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM) di Parigi ha approvato una risoluzione che aumenta da 1 secondo a 1 ora la differenza massima tra il tempo legato alla rotazione terrestre e il tempo coordinato universale (UTC).

È ufficiale: la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM) ha deciso di abolire il secondo intercalare, la correzione applicata agli orologi atomici per allineare il tempo coordinato universale (UTC) al tempo legato dalla rotazione della Terra (UT1). L’organo decisionale dell’Ufficio Internazionale dei Pesi e delle Misure (BIPM) ha approvato una risoluzione che aumenta da 1 secondo a 1 ora la differenza massima tra UTC e UT, ampliando a 3.600 secondi lo scarto tra le due scale temporali. La nuova soglia entrerà in vigore il 20 maggio 2027, evitando gli aggiustamenti periodici che finora hanno assicurato che la differenza rimanesse entro un secondo.

“Dopo 30 anni di dibattiti” ha spiegato Noël Dimarcq, presidente del Comitato consultivo per il tempo e la frequenza (CCFT), nella sua dichiarazione sulla 28ª Conferenza generale dei pesi e delle misure, “la risoluzione stabilisce una nuova regola per garantire la continuità dell’UTC, eliminando le discontinuità causate dai secondi intercalari”.

Dalla sua introduzione, nel 1972, il secondo intercalare è stato applicato 27 volte all’UTC, con l’ultima aggiunta di un secondo avvenuta il 31 dicembre 2016.

Queste correzioni, legate al ritardo accumulato dalla rotazione terrestre, non avevano rappresentato una particolare preoccupazione per chi si occupa di internet e sistemi operativi, pur provocando interruzioni nei settori industriali e nelle infrastrutture critiche che dipendono da una sincronizzazione precisa e continua, compresi i trasporti e la navigazione spaziale.

La velocità di rotazione terrestre e l’abolizione del secondo intercalare

L’abolizione, tuttavia, era diventata particolarmente urgente a causa delle recenti variazioni della velocità di rotazione terrestre, che hanno fatto emergere la possibilità di dover introdurre, per la prima volta, un secondo intercalare “negativo” da sottrarre agli orologi atomici per mantenere sincronizzato il tempo universale con quello legato alla rotazione della Terra. Negli ultimi anni sono stati infatti segnalati degli aumenti inattesi della velocità di rotazione terreste, che hanno fatto registrare alcuni dei giorni più corti mai misurati nell’era degli orologi atomici.

L’ipotesi di dover applicare un secondo intercalare “negativo” avrebbe pertanto potuto comportare ulteriori rischi per le infrastrutture critiche rispetto alla normale aggiunta di un secondo intercalare. Motivo per cui il CCTF ha proposto di accelerare l’abolizione del secondo intercalare, fissando che lo scarto tra UTC  e tempo di rotazione terrestre possa arrivare fino a un’ora.

Un margine “pensato per garantire la continuità del tempo coordinato universale per diversi millenni” ha precisato Dimarcq, che eviterà problemi in una società che oggi lavora con risoluzioni temporali inferiori al secondo.

Un'ora intercalare si verificherebbe infatti solo un futuro molto, molto lontano. E saranno le generazioni future a decidere se adottarla, oppure no.

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