CAMERINO – Operai italiani e stranieri, talvolta anche irregolari, completamente sprovvisti di contratto di lavoro, sottoposti a pratiche di caporalato note soprattutto per lavori in agricoltura del sud Italia, costretti a nascondersi in cunicoli o a fuggire all’avvisaglia di un controllo da parte dei carabinieri o dell’ispettorato del lavoro. Lavoratori che talvolta si sono infortunati e sono stati abbandonati nei cantieri per 9, 10 ore; senza cure mediche, senza la possibilità di sporgere denuncia né di percepire nessun risarcimento. Operai che, in ogni caso, hanno lavorato sette giorni su sette, per 12/13 ore al giorno, nei cantieri della ricostruzione del terremoto Centro Italia, come schiavi sui quali scaricare responsabilità per i ritardi di istituzioni e imprese.

Adrian (nome di fantasia) è uno di questi lavoratori. Ha lavorato per un mese nel cantiere per la realizzazione dello studentato dell’Università di Camerino: nessun contratto di lavoro e appena 150 euro percepiti. Nessun presidio di sicurezza personale come casco o imbracatura, né guanti o scarpe antinfortunistiche. Adrian, insieme ad altri operai irregolari, per sette giorni alla settimana è stato caricato ogni mattina all’alba in un bar di Macerata da un caporale che l’ha accompagnato nel cantiere dello studentato dell’Università di Camerino, una delle più prestigiose d’Italia, dove ha svolto lavori edili. E’ stato anche istruito sulle modalità di fuga in caso di controlli dell’ispettorato del lavoro, controlli segnalati da sentinelle appostate sulle strade: “Vai al bar”, era il messaggio in “codice” per far nascondere gli operai irregolari in un cunicolo sotterraneo. Adrian – stanco di essere sfruttato – alla fine ha deciso di recarsi alla CGIL di Macerata e denunciare il trattamento subito: “Devono pagarla, quei bastardi”, dice riferendosi ai caporali ma soprattutto alle imprese che si sono aggiudicate l’appalto per i lavori del campus universitario.

Adrian è l'uomo che ha collaborato con Fanpage.it, accettando di indossare una telecamera nascosta per documentare – prima di un blitz dei carabinieri – le modalità di reclutamento e lavoro in un cantiere della ricostruzione.

Il progetto dello studentato Unicam e le donazioni dal Trentino

Il 26 ottobre del 2016 – esattamente due anni fa – una violentissima scossa di terremoto devasta città e borghi dell’Appennino Maceratese: tra quelle maggiormente colpite anche Camerino, sede di una delle più antiche università italiane, fondata nel 1336. Quattro giorni dopo, il 30 ottobre, una nuova scossa di magnitudo 6.5 distrugge i pochi edifici rimasti ancora agibili. Come accaduto in precedenza con i terremoti di Amatrice e Arquata del Tronto si mette in moto la macchina della solidarietà, con centinaia di donazioni private e pubbliche per dare un sostegno alle oltre 40mila persone che nel giro di una manciata di secondi hanno perso tutto.

Tra le donazioni c’è quella della Provincia autonoma di Trento, di Bolzano e del land austriaco del Tirolo, che decidono di costruire uno studentato nelle immediate vicinanze della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Camerino: la somma improntata è di 9 milioni e 400mila euro per realizzare 20 moduli abitativi, ciascuno composto da 4 appartamenti di 100 metri quadri, su due piani, per un totale di 457 posti letto per studenti e studentesse. Un’opera fondamentale per il rilancio dell’Unicam e per tutta la città, che vive anche dell’indotto economico intorno all’ateneo. Malgrado sia ben lungi dall’essere conclusa, l’opera è stata inaugurata il 6 agosto scorso nella speranza di terminare effettivamente i lavori entro novembre e poter già ospitare studenti nel nuovo anno accademico.

Gli appalti dei lavori dello studentato Unicam

I lavori di urbanizzazione dell’area vengono svolti anche dalla Edilasfalti, che se li aggiudica grazie a un’offerta di quasi 780mila euro (su una base di 929.118 euro, ribasso del 15%). Titolare della società è Giulia Lucarelli, sorella di Roberto, vicesindaco di Camerino ed assessore ai lavori pubblici.

Per quanto riguarda invece la posa degli edifici dello studentato sono due le imprese, entrambe trentine, che si aggiudicano gli appalti: si tratta di Ille Prefabbricati (lotto 3, 5 edifici) e Costruzioni Dallapè (lotti 4, 5 e 6; 15 edifici), che a loro volta subappaltano ad altre ditte. Dallapè subappalta alla El.Gi. Srl di Corridonia, in provincia di Macerata, la cui titolare è Elisabetta Piccinno, falsa avvocatessa che ha patteggiato 4 anni e otto mesi  per truffa dopo aver organizzato aste bluff e truffe per oltre 5 milioni di euro. El.Gi. si avvale di “lavoratori in distacco” (cioè, sostanzialmente in prestito) da parte dell’imprenditore pugliese Francesco Paolo Sacco, individuo che dopo aver coltivato ortaggi nell’aprile 2018 – come spiega l’avvocato Giuseppe Bommarito, collaboratore della testata locale Cronache Maceratesi – si dedica a intonacatura, stuccatura e pavimentazioni. I suoi operai risultano “curiosamente” assunti nello stesso giorno del distacco alla El.Gi. e alcuni di loro, nel luglio 2018, verranno scoperti   in un vecchio casolare inagibile senza acqua né corrente elettrica, senza stipendio a parte un piccolo acconto di poche centinaia di euro. Caporalato puro, nei lavori per la costruzione di uno studentato universitario, e nel cantiere più grande d’Europa.

Nel cantiere, però, si aggira un personaggio già noto alla magistratura: Gianfranco Gnisci Iorio, originario della Calabria e condannato per millantato credito, scoperto in  flagranza in passato a ricevere mazzette da decine di migliaia di euro da un imprenditore al quale aveva promesso, in cambio, l'aiuto di un amico al vertice della Guardia di Finanza. Iorio è l'uomo che gli operai descrivono come "responsabile del cantiere" dello studentato malgrado il suo nome non risulti in nessun atto formale: è marito di Patrizia Petracci, titolare della Pama, altra ditta menzionata dagli operai; sua cognata è socia di Elisabetta Piccinno, titolare della El.Gi. Insomma, parte considerevole dei subappalti di un'opera da oltre 9 milioni di euro sono un "affare di famiglia" affidato a personaggi dal passato tutt'altro che limpido.

Il controllo? Sarebbe spettato alla Provincia di Trento

Ad appaltare l’opera, come detto, sono le provincie autonome di Trento e di Bolzano e il land austriaco del Tirolo. Sono loro a effettuare la donazione e sono loro, il 28 aprile del 2017, ad emettere la delibera 649, quella che stabilisce responsabilità e incarichi in capo agli enti pubblici coinvolti. “Per la realizzazione dell’intervento in questione – si legge nella delibera – la Provincia si impegna a svolgere tutte le attività di progettazione, appalto e collaudo dei lavori e delle forniture che compongono l’intervento, assumendo il ruolo di responsabile del procedimento e di stazione appaltante”. La responsabilità, in particolare, viene affidata a all’ingegner Raffaele De Col, dirigente generale del dipartimento infrastrutture e mobilità, e in subordine all’ingegner Luciano Martorano. “Il dirigente generale del dipartimento infrastrutture e mobilità assume il ruolo di responsabile del procedimento e per lo svolgimento dell’incarico potrà avvalersi delle strutture a lui preposte, di APAC nonché, se necessario, delle altre strutture provinciali”.

Il controllo di tutte le fasi di realizzazione dell’opera, dunque, fa capo proprio alla Provincia di Trento. La quale, dopo il sequestro dei lotti 4, 5 e 6 dello studentato, in una nota dichiara: “La  Provincia sta collaborando con la massima trasparenza con chi sta conducendo le verifiche, l’Ispettorato del Lavoro di Macerata e i Carabinieri. Va aggiunto che le indagini in corso riguardano una parte del cantiere dello studentato e che per gli edifici già consegnati, tutti certificati, non si segnala attualmente alcun problema. La Provincia seguirà l'evolversi della situazione riservandosi ogni azione a tutela dei suoi diritti e della sua immagine”.

Le denunce degli operai sfruttati alla CGIL di Macerata

Operai del cantiere dello studentato nascosti nelle condutture per eludere i controlli.
in foto: Operai del cantiere dello studentato nascosti nelle condutture per eludere i controlli.

E’ in questo quadro, in un autentico ginepraio di appalti e subappalti, sempre sulla linea sottile che separa legalità e illegalità, che alcuni lavoratori alzano la testa e si rivolgono alla CGIL di Macerata. Al segretario generale Daniel Taddei e al responsabile della Fillea Massimo De Luca raccontano dei turni massacranti sette giorni su sette, degli scarsi o nulli pagamenti, dell’assenza del contratto di lavoro e del mancato rispetto delle norme di sicurezza. Raccontano anche che i lavori sono fatti tutt’altro che ad opera d’arte, con pareti di cartongesso pericolanti e materiali esposti alla pioggia prima di essere installati.

Alla CGIL maceratese seguono la ricostruzione post sisma come fosse una grande vertenza sindacale. La notizia di irregolarità nel cantiere della costruzione di uno studentato non stupisce né Taddei né De Luca, che da quasi un anno rivelano periodicamente fenomeni di sfruttamento nella costruzione delle soluzioni abitative d’emergenza (le cosiddette Sae) e la mancata iscrizione di alcune ditte all’anagrafe nazionale antimafia. Stavolta però il fenomeno, pur replicando dinamiche note, sembra essere più grave: c’è di mezzo uno studentato, ci sono di mezzo più di nove milioni di euro di donazioni, c’è in gioco il danno a un ateneo e soprattutto la sicurezza degli studenti in una delle aree più sismiche d’Italia.

I lavoratori irregolari dei cantieri ammassati in un casolare
in foto: I lavoratori irregolari dei cantieri ammassati in un casolare

Il blitz dei carabinieri e il sequestro del cantiere dello studentato per sfruttamento di manodopera clandestina

E’ per questa serie di ragioni che il 26 settembre l’ispettorato del lavoro e il Nucleo Carabinieri Ispettorato effettuano un’operazione di controllo nel cantiere dello studentato: “Sono state rinvenute cinque aziende – spiegano in una nota i militari – e si è proceduto alla sospensione dell’attività per due di esse, entrambe operanti nel settore edile, con provvedimento di sospensione per utilizzo di personale irregolarmente occupato. Sette soggetti sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per reati inerenti la normativa lavoristica, la sicurezza nei luoghi di lavoro e lo sfruttamento di manodopera clandestina. In particolare durante l’accesso ispettivo sono stati identificati, dopo aver tentato di fuggire e di nascondersi, cinque lavoratori in nero di etnia russa e marocchina, costretti a lavorare senza le protezioni individuali, tra cui due clandestini, colpiti da decreto di espulsione dal territorio Italiano. Al termine dell’ispezione la Procura di Macerata disponeva il sequestro preventivo del lotto 5-6 del cantiere di Camerino per gravi violazioni in materia di sicurezza e per utilizzo di manodopera clandestina. Complessivamente sono state irrogate ammende per un totale di 21.213,36 euro e sanzioni amministrative per ulteriori 18.926,00 euro”.

Il cantiere dello studentato viene dissequestrato il 10 ottobre; vi operano ora solo ditte che svolgono regolarmente i lavori, nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e di tutte le norme.

Nel cantiere più grande d'Europa il rischio di infiltrazioni mafiose

Quello della ricostruzione post sisma è uno dei cantieri più grandi d’Europa. In un’area che complessivamente comprende quattro regioni del Centro Italia si concentreranno nei prossimi anni decine di miliardi di euro per la realizzazione di opere pubbliche e private. Nel complesso per l'intera sequenza sismica, dal 24 agosto 2016 al febbraio 2017, i danni ammontano a 23 miliardi e 530 milioni di euro, di cui 12,9 miliardi si riferiscono ai danni relativi agli edifici privati e 1,1 miliardi di euro agli edifici pubblici (fonte Protezione Civile). Una torta potenzialmente troppo ghiotta per molti imprenditori e malavita. Fanpage.it ha potuto documentare con video esclusivi le gravi irregolarità delle condizioni di lavoro nei cantieri, irregolarità già denunciate dalla CGIL di Macerata in molte altre occasioni che tuttavia persistono, con il sospetto che sulla ricostruzione si siano già allungate le mani della criminalità organizzata. E con il sospetto, ben più grave, che questa situazione sia ampiamente tollerata da politica e istituzioni.

Davide Falcioni
Giampaolo Mannu