Guerra Ucraina-Russia

Ucraina, intervista all’ex ministro Kuleba: “USA potrebbero sapere che Putin valuta un attacco a un Paese NATO”

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L’ex ministro degli Esteri dell’Ucraina a Fanpage.it: “La missione del capo della CIA a Mosca non era routine. Nel 2021 il messaggio riguardò l’Ucraina, questa volta un alleato europeo”. Con la Russia “tregua impossibile: Putin crede di vincere”. Sul Donbass, Kyiv potrebbe sacrificarsi, “ma non ha alcuna garanzia che la Russia rispetterà gli accordi”.
Intervista a Dmytro Kuleba
ex ministro degli Esteri ucraino

Gli Stati Uniti potrebbero avere informazioni secondo cui Vladimir Putin sta valutando un attacco contro un Paese europeo della NATO, dice a Fanpage.it l’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba. La recente missione a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe “ha più di un’analogia” con quella compiuta dal suo predecessore William Burns alla vigilia dell’invasione, quando Kuleba guidava la diplomazia di Kyiv: “Allora il messaggio della CIA riguardava l’Ucraina. Questa volta, con ogni probabilità, un alleato europeo”.

La condivisione dell’intelligence americana spiegherebbe, in parte, la vastità e la qualità delle misure che si stanno prendendo dopo l’escalation della guerra ibrida a colpi di droni, sabotaggi e cyberattacchi. La Francia protegge le infrastrutture critiche, la Germania gli ospedali, la Lituania aggiorna i piani di evacuazione, la Polonia rafforza le difese aeree. Il timore che si possa passare a un conflitto aperto è evidente.

Intanto sui fronti ucraini “nessuno sta vincendo”, nota Kuleba. Il Donbass non sarebbe il vero nodo di una trattativa di pace: “I confini potrebbero essere ridisegnati in molti modi”. Ma anche di fronte a un “sacrificio enorme” da parte di Kyiv, “nessuno potrebbe garantire che Putin rispetterebbe un accordo”. E poi, “Putin crede di vincere, non cerca un cessate il fuoco”. Per di più, “l’ipotesi di schierare soldati europei a garanzia di un’eventuale tregua è del tutto insostenibile”.

Dmitry Kuleba si è collegato in videoconferenza con Fanpage.it dal suo ufficio a Kyiv. L’intervista è stata rivista per brevità e chiarezza.

Dottor Kuleba, nel novembre 2021, quando lei era ministro degli Esteri, il direttore della CIA Burns andò a Mosca per avvertire Putin che Washington sapeva dei preparativi per invadere lUcraina. Disse, in sostanza: “Sappiamo cosa state preparando; non fatelo, perché il prezzo sarà enorme”.  I russi negarono tutto e dopo tre mesi invasero. Vede analogie con la recente missione dellattuale capo dell’agenzia americana di intelligence, Ratcliffe?

Sì, diverse. Nessuna visita di un direttore della CIA è di routine, come Trump ha cercato di presentarla. Ratcliffe doveva consegnare un messaggio molto serio ai suoi interlocutori russi.

Entrambi i messaggi riguardavano la prospettiva di un conflitto armato. Nel caso di Burns, l’invasione dell’Ucraina. In quello di Ratcliffe, con ogni probabilità, l’attacco a un alleato europeo della NATO.

Che cosa glielo fa pensare?

Gli sviluppi sul terreno. Basta confrontare ciò che la Russia faceva in Europa un anno fa con gli attacchi ibridi continui e sempre più audaci che vediamo oggi: è una curva costante di escalation.

Gli Stati Uniti potrebbero avere informazioni secondo cui Putin sta valutando un attacco fuori dall’Ucraina.

Contro un Paese europeo della NATO?

Penso che il messaggio riguardasse questa possibilità.

Kyiv era stata informata della missione di Ratcliffe?

Per quanto ne so, soltanto dopo.

La visita degli inviati americani Witkoff e Kushner a Mosca e poi a Kyiv è stata definita efficace” da un alto funzionario ucraino. È d’accordo?

La cosa più efficace è nel fatto che siano venuti a Kyiv. Ma una visita qui serve davvero quando chi arriva entra in contatto con la realtà della guerra: i danni, i luoghi degli attacchi, l’atmosfera della città. Witkoff e Kushner hanno fatto tutto il possibile, riuscendoci, per proteggersi da questa realtà.

Hanno portato una proposta americana o russa?

Nulla. Non esiste alcuna nuova proposta.

Zelensky ha chiesto difese aeree e aiuti per linverno. Hanno promesso qualcosa?

Non hanno promesso neppure di portare queste richieste all’attenzione di Trump. Lo so per certo.

Il Donbas è ancora un tabù o Kyiv può negoziare concessioni territoriali?

Il problema non è il Donbas. È che nessuno può garantire che Putin rispetti un accordo. All’Ucraina viene chiesto un sacrificio enorme. Kyiv domanda: se lo facciamo per la pace, chi garantisce che porterà davvero la pace? Nessuno. Questo è l’ostacolo fondamentale di ogni negoziato.

Lei ha detto che tornare ai confini del 1991 non può essere un obiettivo in sé e che i confini potrebbero cambiare in diversi modi. Sta preparando gli ucraini alla perdita dei territori occupati?

I miei concittadini devono comprendere che raggiungere i confini del 1991 non significherebbe necessariamente la fine della guerra. Putin non direbbe: “Ho fallito, mi fermo qui, scusatemi”.

E poi, siamo entrati in una nuova fase storica per l’Ucraina e per l’Europa. I confini potrebbero essere ridisegnati, e non sappiamo ancora come. Il futuro dell’Europa dipenderà interamente da come finirà questa guerra.

LUcraina potrebbe accettare un cessate il fuoco sullattuale linea del fronte senza riconoscere giuridicamente la sovranità russa sui territori occupati?

È l’unica strada possibile. Non significherebbe però una pace duratura.

Una zona demilitarizzata con ritiri reciproci sarebbe negoziabile?

No. Per Mosca, “demilitarizzare il Donbas” significa che l’Ucraina deve ritirarsi.

Una vera demilitarizzazione richiede che entrambi gli eserciti arretrino dalla stessa linea e alla stessa distanza. La Russia non lo farà mai.

Quali garanzie impedirebbero alla Russia di usare la tregua per preparare una nuova aggressione?

Oggi, nessuna. Putin crede di vincere, che l’Ucraina sia sull’orlo del collasso e il sostegno occidentale stia per crollare. Non cerca un cessate il fuoco.

Le garanzie funzionano quando entrambe le parti vogliono rispettarle. Qui una parte non è interessata.

Servirebbero truppe europee per garantire un’eventuale tregua?

No. Ci vorrebbero troppi soldati per un fronte di mille chilometri. Non è sostenibile. Missione impossibile, per l’Europa. E gli Stati Uniti non intendono parteciparvi.

LUcraina ha ancora come priorità la membership NATO o è pronta a rinunciarvi?

Oggi discuterne non ha senso. Trump non è disposto neppure ad ascoltare. E mentre la NATO ridefinisce le responsabilità tra americani ed europei, non può esserci alcun allargamento.

Capitolo chiuso?

A meno che la Russia non attacchi un Paese dell’Alleanza. Cadrebbe allora l’argomento principale contro l’adesione ucraina: il timore di una guerra tra Russia e NATO. Perché sarebbero già in guerra.

La NATO accoglierebbe subito lUcraina?

Se la Russia attaccasse la NATO, verreste a Kyiv a supplicarci di entrare nell’Alleanza per difenderla.

Gli Stati Uniti sono oggi ideologicamente vicini alla Russia di Putin?

Certo. Trump vorrebbe governare l’America come Putin governa la Russia.

Qual è il vero nodo della diplomazia americana sull’Ucraina?

Trump non vuole assumere una posizione più dura contro Putin e non può assumerne una più dura contro Zelensky.

Perché?

Non può spezzare Zelensky: ha perso tutte le leve che aveva su di lui. Non vuole fare pressione su Putin e non ha più strumenti per farla su Zelensky.

Nessuno dei due ha quindi motivo di fare calcoli e proporre cose nuove. Se questo equilibrio non cambia, nulle cambierà.

Come ha perso Trump il leverage su Zelensky?

Sospendendo l’assistenza militare e impedendo la fornitura degli intercettori per i Patriot.

L’unica leva rimasta – che non userà – è schierarsi apertamente con Putin.

Chi sta vincendo la guerra?

La guerra.

Ovvero?

È la guerra che prevale su tutto e tutti. Siamo in stallo: loro non riescono a batterci e noi non riusciamo a batterli. Entrambi troviamo nuovi modi per infliggerci danni sempre maggiori. Nessuno sta vincendo.

Per l’Ucraina, però, non perdere è già un risultato.

Il prossimo inverno sarà duro. Il Cremlino promette di lasciarvi al buio e al freddo.

Sarà difficile. Sopravvivremo perché non abbiamo alternative.

Lei come si prepara?

Il mio problema principale, in questi giorni, è trovare un fornitore stabile di benzina per il generatore.

Quanto è reale lingresso dellUcraina nellUnione europea?

Non accadrà oggi né il prossimo anno. Ma il futuro dell’Europa si decide in Ucraina.

La lezione è semplice: ovunque l’Europa non metta piede, lo faranno i suoi avversari.

Intende tornare in politica?

Spero di non doverlo fare. Ma se sarà necessario, non mi sottrarrò.

Come giudica la situazione politica ucraina?

Più la guerra continua, più società e sistema politico si logorano.

Ma ci comportiamo responsabilmente. Anche senza elezioni (la legge marziale non le consente, ndr), i meccanismi democratici funzionano: nelle crisi, il presidente accoglie le richieste della società, che le presenta democraticamente.

Non temo per il futuro della democrazia ucraina. Ma più a lungo durerà la guerra, più crisi ci saranno.

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