Ha fatto il giro del mondo l'audio della chiamata al 112 dalla casa in cui sono stati ritrovati i resti di Alexandra Macesanu, la quindicenne uccisa a Caracal, circa 145 km ad est di Bucarest, nel sud della Romania a metà luglio e a oltre un mese dalla sua morte gli studenti della sua scuola le hanno reso omaggio. I compagni di classe della ragazza al liceo, Mihai Viteazu di Caracal  si sono presentati in aula il primo giorno di scuola con magliette che raffigurano il volto della giovane studentessa uccisa da Gheorghe Dinca. "È un modo di far sapere a tutti che noi non abbiamo dimenticato" dicono gli amici della ragazza e in effetti rimuovere quello che è successo quattro settimane fa è difficile per l'intera nazione. La morte di Alexandra dopo ben 3 richieste di aiuto – tutte ignorate – al 112, il numero europeo per le emergenze, stava quasi per far cadere l'attuale governo ed è costata il posto a dirigenti e ministri.

Alexandra è scomparsa da casa il 24 luglio 2019. La ragazza, che stava tornando a casa facendo l'autostop, era stata rapita dal meccanico Gheorhe Dinca che, dopo averla stuprata, l'ha condotta nella sua abitazione a Caracal, a pochi chilometri da casa. Da lì la ragazza ha chiamato per tre volte il numero di emergenza, parlando con operatori e poliziotti e fornendo informazioni che potevano aiutare a rintracciarla, ma è stata invitata a riagganciare per ‘tenere libera la linea'. ‘Abbiamo altre chiamate aveva detto la voce del telefono'. Diciannove ore dopo e avendo richiesto e aspettato un mandato di perquisizione non necessario, le forze dell'ordine sono giunte nel casolare di Dinca dove hanno trovato i resti bruciati degli indumenti di Alexandra e alcuni degli accessori indossati al momento della scomparsa. Non solo. Gli inquirenti hanno rintracciato anche i resti di un'altra vittima Luiza Melencu, 18 anni, scomparsa ad aprile 2019 nella stessa zona e mai ritrovata.