Tensione in Venezuela, parla il capo missione di CESVI: “Popolazione esausta, ora prevale paura e attesa”

Marcel Garcia Dalla Costa, responsabile dell’unità di risposta alle emergenze della Ong, ha parlato a Fanpage.it per raccontare la situazione nel paese dell’America Latina dopo l’attacco americano a Caracas.
Intervista a Marcelo Garcia Dalla Costa
responsabile dell'unità di risposta alle emergenze di CESVI
A cura di Gabriel Bernard
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Attacco Usa in Venezuela, le immagini dopo la cattura di Maduro
Attacco Usa in Venezuela, le immagini dopo la cattura di Maduro

In seguito all'intervento americano e la cattura dell'ormai ex presidente Nicolás Maduro l'equilibrio in Venezuela è sempre più precario. Un paese già stremato da anni di crisi economica e sociale si trova ora in una fase di paralisi, con la popolazione civile che paga il prezzo più alto.

Fanpage.it ne ha parlato con Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dell'unità di risposta alle emergenze di CESVI, un'organizzazione umanitaria presente nel paese da oltre 25 anni.

Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dell’unità di risposta alle emergenze di CESVI
Marcelo Garcia Dalla Costa, responsabile dell’unità di risposta alle emergenze di CESVI

Qual è la situazione in seguito all'attacco americano?

Nelle ultime 48 ore il paese ha vissuto un clima di paura e immobilità. La popolazione è in gran parte chiusa in casa, gli spostamenti sono ridotti al minimo e molte attività sono ferme. Anche il nostro staff ha vissuto momenti di forte preoccupazione. In alcune zone di frontiera, in particolare con Colombia e Brasile, si sono registrate chiusure temporanee o forti limitazioni agli ingressi e alle uscite. Oggi alcune aree hanno riaperto, ma la circolazione resta molto ridotta.

Vi aspettavate un'azione simile?

La tensione era alta da settimane, abbiamo osservato molti segnali preoccupanti, però non si sapeva che tipo di azione sarebbe stata condotta. Al momento si stanno iniziando ad avere notizie di morti e feriti, ma non è semplice avere dei numeri precisi.

Ci sono state proteste o reazioni di piazza?

No, nonostante si temessero manifestazioni, non ci sono state grandi mobilitazioni. La popolazione è esausta dopo anni di crisi profonda e non ha più la forza di reagire come in passato. Prevale la paura e l’attesa, in un contesto di grande incertezza sul futuro immediato del paese.

C'è un rischio per i civili?

L’impatto rischia di essere molto pesante. I servizi di base come sanità, istruzione, e l'assistenza sociale erano già ridotti all’essenziale o inesistenti, soprattutto nelle zone rurali e di confine. Questa nuova crisi potrebbe aggravare ulteriormente una situazione già al limite. Le fasce più colpite sono come sempre le più fragili: donne, minori, famiglie vulnerabili.

Si rischia una guerra interna?

Nel breve periodo non vediamo il rischio di un conflitto interno o di guerriglie diffuse. Tuttavia, il pericolo principale è legato al deterioramento delle condizioni di vita. Il Venezuela vive una crisi strutturale da oltre sette anni, che ha prodotto una delle più grandi emergenze migratorie al mondo, parliamo di sette milioni di venezuelani che hanno lasciato il paese. Chi è rimasto è spesso la parte più debole della popolazione, con risorse minime per affrontare nuovi shock.

Voi come CESVI continuerete a operare nel paese?

Sì, continuiamo a operare. Il nostro lavoro si concentra su interventi salvavita, in particolare sulla protezione di donne e minori vittime di violenza. È un impegno che portiamo avanti da anni e che non si ferma nemmeno in questi giorni difficili, proprio perché i bisogni della popolazione aumentano quando la crisi si aggrava.

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