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Tarantole nel menu, istrici nel bagno e blackout continui: ritiro aziendale in Honduras finisce malissimo

Nel 2017 la società tech Plex spedì 120 dipendenti in Honduras per un ritiro aziendale da mezzo milione di dollari a tema ‘Survivor’. Risultato? Un incubo di una settimana: E. coli per il CEO, tarantole nel piatto, formiche rosse, carne cruda e molte altre ‘criticità”. Il culmine: alcuni dipendenti rimasero bloccati su un’isola. Oggi, dopo anni di leggenda interna, i sopravvissuti hanno raccontano tutto.
A cura di Biagio Chiariello
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Nel 2017 la tech company Plex decise di regalare ai suoi 120 dipendenti (tutti abituati a lavorare da remoto) una settimana di lusso in Honduras per cementare lo spirito di squadra. Budget: mezzo milione di dollari. Tema: “Plexcon”, una vacanza in stile reality show con sfide, spiagge bianche e feste serali. Sulla carta sembrava il paradiso. Nella realtà? Un incubo di sette giorni a base di E. coli, tarantole da masticare, formiche rosse carnivore, blackout continui, carne cruda. Ancora, un alligatore che passeggiava sul campo da golf e un istrice precipitato dal soffitto. E, udite udite, alcuni dei partecipanti rimasti bloccati su di un'isola.

Eppure per anni questa storia è rimasta un segreto, raccontata solo tra chi c’era veramente. Oggi se ne parla perché sei dei “sopravvissuti” hanno finalmente deciso di vuotare il sacco al Wall Street Journal, trasformando quella settimana da incubo in una delle commedie aziendali più epiche di sempre. Perché niente unisce un team come un trauma collettivo di lusso… e niente fa ridere di più, a distanza di anni, di un disastro pagato mezzo milione di dollari.

I primi segnali che qualcosa non quadrava arrivarono via email settimane prima della partenza. Il direttore dell’hotel scrisse: "Me ne vado, vi auguro il meglio". Tre giorni dopo anche lo chef diede forfait. Ma ormai i biglietti erano presi e i pullman prenotati.

Il CEO Keith Valory, 54 anni e grande fan del reality show a tema Survivor, partì un giorno prima per accogliere tutti al meglio. Peccato che la mattina dell’arrivo lo trovarono inchiodato a letto, devastato dall’E. coli. Colpa di una “piccola insalata” che non avrebbe dovuto mangiare. "Ho perso 8-10 chili in pochi giorni", ha raccontato. "Mentre i dipendenti scendevano dagli autobus, io ero lì con una flebo attaccata al montante del letto. Sembravo il paziente zero di un film horror".

Con il capo fuori combattimento, toccò al cofondatore e chief product officer Scott Olechowski, 52 anni, prendere in mano la situazione. La prima ‘sfida di team building' fu epica. All'apparenza semplice: sollevare una cloche e mangiare quello che c’era sotto. A Shawn Eldridge, 55 anni, responsabile business development, non andò benissimo… una tarantola morta.

Sono texano, so cosa sono le tarantole… ma non le avevo mai mangiate. I peli… oddio quei peli. La mia squadra mi diceva di mollare, ma io l’ho fatto. Terribile, non mento".

Da lì in poi fu escalation pura. L’organizzazione aveva ingaggiato un ex Navy SEAL per gli esercizi di team building. Idea geniale, peccato che il gruppo non fosse esattamente una squadra di Marines. Con 38-39 gradi e umidità asfissiante, i tech worker strisciavano sulla spiaggia stile commando mentre il CEO, dal suo letto di dolore, sentiva solo urla e pensava: "Io sto morendo qui, ma là fuori sembra pure peggio".

Non solo tarantole nel menu…
Non solo tarantole nel menu…

Durante una simulazione di guerriglia sul campo da golf, la senior product manager Greta Schlender, 41 anni, atterrò dritta sopra un formicaio di formiche rosse. Era in pantaloncini corti.

Mi sono alzata coperta di morsi e prurito infernale. In infermeria non avevano antistaminici per bocca: ‘Tranquilla, ti facciamo un’iniezione sul gluteo'. Prima volta in vita mia."

Nel frattempo il resort si rivelava un disastro a livello di logistica: blackout continui, acqua ed elettricità a singhiozzo, docce che non funzionavano. L’organizzatore Sean Hoff correva come un pazzo con bottiglie d’acqua e finì attaccato a un ECG per palpitazioni. "I medici mi hanno detto: ‘Signore, deve rallentare o il suo corpo va in tilt'". In cucina usciva carne cruda ("Almeno non era una tarantola", commentò Eldridge con ironia), e gli animali selvatici facevano la loro parte: un alligatore sul green e, ciliegina sulla torta, un istrice che sfondò il soffitto della stanza di Rick Phillips, senior software engineer, mentre dormiva.

Mi sono svegliato, sono andato in bagno e… c’era questo grosso roditore sul pavimento. Ho chiamato la reception: ‘Scusate, qui c’è una cosa pelosa che non dovrebbe esserci'…".

I dipendenti impegnati nelle sfide
I dipendenti impegnati nelle sfide

Il gran finale arrivò con la gita sull’isola di Utila. Al ritorno, i piccoli aerei da otto posti non riuscirono a portare via tutti prima del buio (pista senza illuminazione). Decine di dipendenti rimasero bloccati, tra cui Greta, che aveva di nuovo finito gli antistaminici. "Mi contorcevo dal prurito. Arriva una signora con una maglietta rosa fluo che dice ‘Ce l’ho io l’antistaminico' e mi pianta un ago nel dorso della mano. Pregavo solo che fosse davvero un medico".

I bloccati decisero di abbracciare il caos: comprarono canotte uguali, trovarono un hotel sulla spiaggia, bevvero birra fino all’alba con reggae in sottofondo. Il mattino dopo furono recuperati e accolti al resort principale con una standing ovation dai colleghi, come veri eroi di guerra.

Alla fine, nonostante lo stomaco a pezzi, le iniezioni sospette e gli insetti vari, l’obiettivo fu raggiunto: il team non è mai stato così unito. Come ha sintetizzato lo stesso CEO Valory: "In viaggi del genere si creano legami strettissimi. È la forza vitale dell’azienda".
E Greta, con il suo sorriso da sopravvissuta, chiude la questione meglio di tutti:

"È stato un disastro totale… ma uno dei viaggi più divertenti di sempre".

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