Strasburgo: “Diritto ad avere un figlio anche senza il legame biologico”

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La Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, che aveva negato a una coppia sposata di poter riconoscere come proprio figlio un bambino che non ha nessun legame biologico con loro, nato in Russia da madre surrogata.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato il nostro paese: l'Italia ha infatti violato il diritto di una coppia sposata a poter riconoscere come proprio figlio un bambino che non ha nessun legame biologico con loro, nato in Russia da madre surrogata. La sentenza riguarda il ricorso presentato nel 2012 a Strasburgo da un uomo e una donna di Colletorto, in provincia di Campobasso. I due, dopo aver tentato la fertilizzazione in vitro con i propri gameti in Italia, decisero di recarsi in Russia per ricorrere alla maternità sostitutiva, pratica che in quel paese è è legale.

Il figlio della coppia è nato nel 2011 ed è stato riconosciuto dalle autorità russe, iscritto all'anagrafe di Mosca come figlio legittimo dell'uomo e della donna. Appena rientrati in Italia i coniugi hanno chiesto la trascrizione dell'atto di nascita del piccolo nell'anagrafe italiana, ma la pratica viene rifiutata. L'obiezione delle autorità è che il certificato di nascita russo contenga informazioni false sulla vera identità dei genitori del piccolo.

In seguito con varie decisioni i tribunali italiani, avendo anche eseguito un test del Dna da cui non risulta alcun legame biologico tra padre e figlio, dichiarano il piccolo in stato d'abbandono affidandolo ad una famiglia d'accoglienza, e stabilendo che la coppia di Colletorto non deve avere più alcun contatto col bambino, e che non possono adottarlo. Secondo la Corte di Strasburgo i genitori italiani hanno subito una violazione, anche se "lo stato Italiano non è obbligato a restituire il bambino". Questo perché "il piccolo ha indubbiamente sviluppato dei legami emotivi con la famiglia d'accoglienza con cui vive dal 2013". L'Italia è stata condannata a pagare alla coppia 20mila euro per danni morali – loro ne avevano richiesti 100mila – e 10mila per le spese processuali.

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