È arrivata oggi la sentenza riguardo un caso che nel 2016 aveva scioccato la Spagna. Si tratta della vicenda di una ragazza di diciotto anni che aveva denunciato di essere stata violentata da cinque uomini durante la celebre festa di San Fermin di Pamplona. La lettura della sentenza è stata diffusa in diretta tv e ha scatenato subito delle polemiche e proteste in tutto il Paese. I cinque ragazzi del “branco” – così si facevano chiamare loro stessi – sono stati condannati dal tribunale della Navarra a 9 anni di carcere solo per abusi sessuali mentre sono stati assolti dall’accusa di aggressione sessuale. L’accusa aveva chiesto una condanna a venti anni di reclusione. I cinque ragazzi, originari di Siviglia e di età compresa tra i ventisette e i ventinove anni, si trovano in carcere da 22 mesi e nel corso del processo si sono difesi sostenendo che la giovane che ha sporto denuncia, una ragazza madrilena, era consenziente. La violenza era stata compiuta all’ingresso di un condominio di Pamplona, all’inizio della settimana del festival che ogni anno porta in città migliaia di visitatori. Nei social gli accusati si erano auto-proclamati la “masnada”, ovvero il “branco”, e avevano anche ripreso quanto compiuto. Nei filmati, da quanto ricostruito dalla polizia, si vede la vittima che non si dibatte e mantiene un atteggiamento “passivo o neutro” tenendo sempre gli occhi chiusi.

Manifestanti fuori al tribunale: “Non è abuso, è stupro” – Secondo la ricostruzione di quella notte, dopo la violenza la ragazza fu trovata in lacrime in strada da alcuni passanti che la portarono in un commissariato. Denunciò lo stupro e spiegò di non avere potuto reagire perché “paralizzata” da quanto stava accadendo. “Se non lotti contro 5 bruti non ti stanno violentando: vergogna e schifo”, ha protestato su twitter il leader di Podemos Pablo Iglesias dopo la sentenza. Tra gli accusati, c’è un membro della Guardia civile attualmente sospeso dalle funzioni, un altro dell’esercito e alcuni ultrà del Siviglia. Le condanne a nove anni sono state accolte dalle proteste delle decine di militanti femministe che si era riunite davanti alla sede del tribunale al grido di “Non è abuso, è stupro”. Raduni sono stati convocati a Madrid, Barcellona, ​​Siviglia, Alicante e in altre città spagnole contro il verdetto e a sostegno della giovane vittima.