Alcuni bambini soccorsi dopo il raid aereo su Sarmin, nella provincia siriana di Idlib (White Helmets)
in foto: Alcuni bambini soccorsi dopo il raid aereo su Sarmin, nella provincia siriana di Idlib (White Helmets)

In Siria non c’è stato un giorno senza che dei genitori abbiano pianto la perdita di un figlio. Dallo scorso dicembre, sono 36 i bambini uccisi a causa dell’escalation di violenza nel nord-ovest del Paese mediorientale. Nella provincia di Idlib, il nuovo anno è cominciato con la stessa tragica quotidianità con cui si è concluso il 2019. Nei primi giorni di gennaio, 9 bambini hanno perso la vita: un bilancio drammatico che peggiora ogni giorno di più.

Sabato scorso, solo 24 ore prima che entrasse in vigore il cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia, l’aviazione e l’artiglieria governative hanno colpito duramente diverse città della provincia nord-occidentale e lo stesso capoluogo Idlib. Mentre l’attenzione del mondo è rivolta altrove, in Siria si consumano vere e proprie stragi. Gli attacchi di sabato 11 gennaio, infatti, hanno causato la morte di 20 civili, di cui quasi la metà bambini. A Binnish, cittadina nell'entroterra di Idlib, le bombe hanno colpito il mercato ed è stato un massacro. Sotto la densa coltre di fumo provocata dall'esplosione, una scena dantesca attendeva i primi soccorritori. I corpi insanguinati di diversi bambini sono portati via, in mezzo alle urla e la disperazione dei superstiti. Tra le vittime, anche tre giovani sorelle: Maram, Maha e Shahd Khaled al-Sheikh, uccise insieme alla loro nonna.

La città di Idlib (in cui ci sono circa 2 milioni di abitanti, molti dei quali sfollati da altre parti della Siria), negli ultimi mesi aveva vissuto una relativa calma. Fino a sabato scorso, quando in un attacco aereo sono morte 8 persone e altre 39 sono rimaste ferite.

In Siria, un bambino al giorno ucciso dalla guerra

Il funerale di uno dei bambini uccisi sabato 11 gennaio a Binnish, nel nord–ovest della Siria (Gettyimages)
in foto: Il funerale di uno dei bambini uccisi sabato 11 gennaio a Binnish, nel nord–ovest della Siria (Gettyimages)

Sulla provincia di Idlib, Hama e il nord di Aleppo, è in corso l’offensiva dell’esercito di Assad per riconquistare i territori ancora in mano agli insorti, su cui dominano le milizie jihadiste di Hay'at Tahrir al-Sham (Hts), affiliata ad Al Qaeda. Per migliaia di famiglie siriane, tuttavia, quelle aree rappresentano l'ultimo rifugio. Nel nord-ovest della Siria, infatti, si stima che vivano almeno 3 milioni di persone, scappate dai vari teatri di battaglia di questa interminabile guerra iniziata nel marzo 2011. A pagare un prezzo altissimo sono proprio i soggetti più vulnerabili. Come denuncia Save the Children, in Siria ogni giorno un minore ha perso la vita a causa dell'intensificarsi della violenza. “Un bambino al giorno che perde la vita a Idlib è una cifra semplicemente inaccettabile”, ha dichiarato Sonia Khush, direttrice dell’emergenza in Siria per Save the Children.

“Il numero di vittime a Idlib continua a crescere – sottolinea Khush – e le famiglie continuano a perdere i loro amati bambini, la cui vita viene spezzata a causa di un conflitto brutale che non risparmia nessuno. Hurras Network, il partner con cui operiamo sul territorio, sta documentando accuratamente il bilancio delle vittime e sappiamo che i numeri potrebbero essere anche più alti”. In seguito alla precedente escalation cominciata a fine aprile 2019, ad Idlib erano stati uccisi in un mese più bambini che in tutto il 2018. In particolare, dal 30 aprile al 25 luglio scorsi, prima che fosse annunciato un cessate il fuoco ad agosto, le vittime tra i minori ammontavano a 90.

Nei campi profughi di Idlib è emergenza umanitaria

Un bimba cammina scalzo in uno dei campi per sfollati nella provincia di Idlib, Siria (Gettyimages)
in foto: Un bimba cammina scalzo in uno dei campi per sfollati nella provincia di Idlib, Siria (Gettyimages)

I combattimenti nel nord-ovest della Siria hanno provocato la fuga di centinaia di migliaia di persone. Secondo le Nazioni Unite, dal 1° dicembre 2019 gli sfollati sono quasi 300mila. Maarat Al Numan è ormai ridotta a città fantasma dopo i recenti bombardamenti dell’aviazione siriana, e della Russia alleata di Bashar al Assad. La maggior parte delle famiglie ora vive in campi oltre il limite delle capacità e in rifugi nelle aree rurali e non ci sono più posti dove è possibile trovare riparo. Cibo, acqua e medicine scarseggiano, così come servizi essenziali come quelli scolastici e medici. A peggiorare ulteriormente la situazione, l'arrivo dell'inverno e le basse temperature che stanno aggravando la situazione di estrema necessità dei bambini e dei soggetti più deboli. “A Idlib – l'allarme di Save the Children – centinaia di persone dormono per strada perché non hanno un posto dove andare dopo che i bombardamenti aerei e i combattimenti a terra hanno svuotato. Molti stanno cercando rifugio nelle moschee, nei magazzini vuoti e nelle fattorie”.

Nelle ultime settimane, i campi di sfollati sono stati inondati dalle alluvioni e questo rende ancora più difficile, per le famiglie, combattere il freddo anche a causa della carenza di carburante. Le immagini mostrano bambini, con i piedi ricoperti dal fango, indossando solo un paio di ciabatte o due mocassini di diverso numero recuperati chissà dove.

“Migliaia di famiglie hanno iniziato il nuovo anno cercando disperatamente di fuggire dalle violenze senza sapere dove andare – prosegue Sonia Khush – abbandonando le proprie terre con i pochi averi che potevano trasportare e per molti non si trattava della prima volta”. “Save the Children – è l’appello dell’organizzazione umanitaria – chiede a tutte le parti di fermare questa guerra sui bambini: il conflitto in corso non può più continuare a violare i diritti umani e le leggi internazionali, che sono nate proprio per proteggere i bambini vulnerabili. Tutto ciò non può continuare a essere la normalità per i bambini in Siria”.