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Sindaca messicana accusata di aver finto il rapimento per intascare 2 milioni di fondi pubblici come riscatto

Nancy Napoles aveva chiamato i parenti dicendo che dovevano usare anche i fondi pubblici per racimolare i 2 milioni di euro di riscatto. Un passante però ha denunciato il rapimento alla polizia e un’ora dopo la donna ha detto di essersi liberta da sola. Per la Procura ha inscenato tutto, lei nega.
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Di amministratori accusati di appropriarsi indebitamente di fondi pubblici purtroppo è pieno il mondo ma il modo in cui lo avrebbe fatto la sindaca messicana Nancy Napoles è qualcosa di decisamente inconsueto. La Prima cittadina di Tenancingo è indagata con l’accusa di aver inscenato il proprio rapimento per appropriarsi indebitamente di circa 2 milioni di euro di fondi pubblici, spacciandoli per un riscatto. La sindaca nega ogni cosa e assicura che si trattava di un vero rapimento poi fallito.

Il caso risale all'ultimo giorno di maggio quando Nancy Nápoles Pacheco sarebbe stata rapita in strada da un uomo che, armato di pistola, l’avrebbe costretta a seguirlo mentre tornava a casa con la madre e la sorella. Pochi minuti dopo, la sindaca ha chiamato la famiglia da un telefono che le era stato dato da uno dei rapitori e ha chiesto un riscatto di 40 milioni di pesos indicando che, se necessario, avrebbero dovuto utilizzare i fondi delle casse comunali.

Mentre i parenti di adoperavano per recuperare i soldi senza denunciare, però, un passante che aveva assistito alla scena aveva denunciato tutto alla polizia che ha avviato le ricerche. Meno di un'ora dopo, la sindaca avrebbe approfittato di un momento di distrazione dei rapitori per liberarsi. Nancy Nápoles Pacheco quindi aveva denunciato il rapimento il giorno dopo.

Secondo la Procura Generale dello Stato del Messico, il suo racconto sarebbe pieno di incongruenze e la accusa di aver inscenato tutto per appropriarsi di fondi pubblici "già sottratti, creando così una giustificazione per il denaro" sparito dalle casse comunali. Con lei incriminati anche suo marito e suo cognato che, secondo l’accusa, avrebbero pianificato il finto rapimento fin da febbraio.

Secondo gli investigatori messicani, sarebbe stata la stessa sindaca a indicare ai suoi aspiranti rapitori il percorso da seguire per evitare le telecamere di sicurezza e che, quando si è resa conto che un testimone aveva denunciato il rapimento, avrebbe chiamato la sorella per dirle che "la situazione era sfuggita di mano" e le avrebbe ordinato di annullare l'operazione.

Ricostruzione che la sindaca rigetta con forza parlando di complotto con "finalità politiche". "Non ho nulla da nascondere; ho gestito i fondi pubblici in modo onesto e trasparente", ha affermato la sindaca, che sostiene di essere incapace di simulare un rapimento per coprire un caso di appropriazione indebita. "Vorrei essere molto chiara: non c'è e non c'è stato alcun ammanco nelle finanze", ha affermato. Contro di lei però si è schierato anche il suo partito che l’ha sospesa. Intanto il cognato accusato resta latitante e la sindaca, interpellata sulla possibilità che possa essere collegato al suo rapimento, ha risposto che ci sono indizi che potrebbero puntare in quella direzione, pur precisando che la Procura non ha ancora chiarito completamente questa linea di indagine.

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