Scuola, pugno duro in Inghilterra contro i chiacchieroni: “Separati con la forza dai prof”
Se gli insegnanti italiani non sorridono di fronte all'ennesima riforma della scuola annunciata dal Governo in Inghilterra la situazione non è certamente molto migliore. Secondo il sottosegretario all'educazione Lord John Nash, dei Tory, uno dei problemi principali è l'irruenza degli studenti, nei confronti dei quali andrebbero usate le maniere forti, impedendo loro addirittura di scegliersi il posto in classe, in modo da evitare la formazione di capannelli di chiacchieroni. Il "suggerimento" del sottosegretario segue i risultati di un sondaggio che ha fatto molto discutere: sembra infatti che la stragrande maggioranza degli insegnanti della scuola media abbia scarsa fiducia nella propria capacità di mantenere la disciplina in aula. Così Lord John Nash ha pensato bene di dettare delle linee guida per far rigare dritto gli studenti: far loro cancellare le scritte sui banchi o i graffiti, ad esempio, e dire addio alla "linea morbida" preferendo i lavori socialmente utili.
Ma non solo: secondo il sottosegretario a cinque anni è ora che i bambini imparino a memoria le poesie, mentre a 11 i test di matematica vanno fatti rigorosamente senza calcolatrice. Le lingue straniere vanno apprese alle elementari mentre per l'informatica si deve iniziare a 10 anni. Secondo Lucio Guasti, già presidente dell’Indire, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, l'invito al rigore è "giustificato dai problemi sociali del Paese, e di Londra in particolare, che si trova nella condizione di alcune città statunitensi, come Washington o New York, con un grosso problema di controllo dei comportamenti. Insomma, è un provvedimento legato al forte disagio comunitario, ma credo che questi provvedimenti siano totalmente marginali rispetto alla sostanza".
L'idea non è piaciuta neppure a Eraldo Affinati, scrittore e insegnante alla Città dei Ragazzi di Roma, che già in un suo libro – Elogio del Ripetente – invitava ad assumere il punto di vista di un adolescente che "ha fallito": "Soltanto lui può aiutarci a capire dove noi adulti abbiamo sbagliato – spiega al Corriere – Sono i miei preferiti: come diceva don Milani, la scuola non deve essere un ospedale che vuole curare i sani, ma i malati". E che ne pensa del consiglio di separare forzatamente gli studenti? "È diverso spostare quelli che chiacchierano, ma anche lì dipende dalle situazioni. Il punto è che quando si parla di educazione le norme generali valgono poco. Semmai, un insegnante deve cercare di essere maestro e amico, vale a dire condividere gli sconforti degli studenti, ma stabilire il limite da non superare"