Il governo italiano è nettamente contrario alla riapertura degli impianti sciistici per la stagione invernale, almeno per dicembre, ma il braccio di ferro con le regioni interessate e le associazioni di categoria continua anche perché si rischia che all’estero, a pochi chilometri dal confine, altri ne possano approfittare riaprendo tutto. Per questo il problema delle piste da sci è diventato ormai una questione europea. Lo stesso governo Conte ha posto il caso a Bruxelles e sta insistendo con i partner europei per mantenere chiusi gli impianti almeno fino al 10 gennaio in modo da non scatenare una concorrenza sleale.

La decisione sui tavoli di Bruxelles

L’accordo però al momento appare lontano e i Paesi si stanno muovendo in modo autonomo e con decisioni diametralmente opposte. Francia e Germania decidono a dicembre ma sembrano intenzionate a seguire la netta linea italiana, l’Austria al contrario ha annunciato la riapertura a breve anche se con tutte le precauzioni e norme covid del caso mentre la Svizzera addirittura ha già riaperto. L’obiettivo dell’Italia è evitare che si ripetano scene come quelle della prima ondata di contagi da coronavirus quando le folle sulle piste in molti casi sono diventate un enorme focolaio che si è sparso per l’Europa mentre dall’altra parte ci sono le richieste delle categorie dell’arco alpino che temono un tracollo economico.

In Francia Macron dice no agli impianti sciistici

Nettamente contraria a ogni riapertura è la Francia dove nelle scorse ore il presidente Emmanuel Macron ha confermato una “concertazione in corso con il governo” e con “i Paesi vicini” per stabilire chiusure comuni. “Mi sembra impossibile immaginare un’apertura per le feste. Sarà meglio orientarsi per una riapertura nel corso del mese di gennaio” ha spiegato Macron in diretta tv spegnendo ogni residua speranza dei professionisti del settore che avevano cercato un appoggio del premier Jean Castex. Del resto molte delle regioni francesi più colpite al contagio son proprio quelle alpine e un ritorno alla normalità in così poco tempo sarebbe impossibile.

Sci, in Germania la Baviera si schiera con l'Italia

Sulla stessa linea di indirizzo sembra orientata anche la Germania anche se la decisione è più incerta. La regione più interessata, cioè la Baviera, si è allineata alle richieste italiane di trovare un accordo comune per la chiusura. Il Presidente bavarese infatti ha pubblicamente confermato di voler trovare una intesa coi partner vicini per la chiusura degli impianti sciistici.  "Preferirei un unico accordo a livello europeo: niente impianti di risalita aperti ovunque o niente vacanze ovunque", ha dichiarato a Monaco. "Un divieto generale sarebbe sbagliato. Dobbiamo rendere le cose possibili quando può essere creata sicurezza" ha spiegato però il commissario per il Turismo del governo tedesco, Thomas Bareiss proponendo una ripresa del attività sotto Natale  con tetto massimo di presenze.

L'Austria vuole riaprire gli impianti

Dall’altra parte invece troviamo l’Austria che ha già annunciato la riapertura seppur con norme covid severe e previo screening di massa nelle regioni alpine come quello avvenuto in Alto Adige. “Non posso condividere l’iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale”, ha dichiarato la ministra per il Turismo Elisabeth Koestinger. L’Austria si è detta disponibile a un accordo generale in Europa ma solo se da Bruxelles arriveranno risarcimenti economici al settore che impiega oltre 700mila addetti.

La Svizzera ha già riaperto le piste da sci

Intanto fuori dai Palazzi di Bruxelles la Svizzera ha già riaperto i battenti degli impianti sciistici anche se a condizioni molto più severe rispetto al passato. Sulle piste e nei dintorni si potrà quindi sciare ma vigeranno regole più severe rispetto agli anni scorsi, ad esempio il rispetto della distanza di sicurezza, l'igienizzazione delle mani e l'obbligo di indossare la mascherina.