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Scarcerato in anticipo, si era detto pentito: chi è l’attentatore di Parigi, segnalato anche dalla madre

“Mi sono radicalizzato e auto-deradicalizzato, non sono più musulmano” aveva detto il 26enne Armand Rajabpour-Miyandoab l’attentatore di Parigi. In realtà era stato segnalato anche dalla madre a fine ottobre per comportamenti strani legati ai suoi problemi mentali.
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A cura di Antonio Palma
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Arrestato, processato e condannato per un attentato pianificato a La Défense nel 2016, era stato scarcerato in anticipo nel 2020 quando si era detto pentito, affermando addirittura di non essere più islamico. In realtà Armand Rajabpour-Miyandoab, l’attentatore di Parigi, non aveva mai abbandonato il radicalismo islamico fino a dichiararsi “sostenitore del califfato dello Stato islamico” in un video sui social prima dell’attacco mortale di sabato sera ai piedi della Torre Eiffel al grido di Allah Abkar

Secondo quanto emerso finora, il 26enne, nato a Neuilly-sur-Seine, in Francia, nel 1997 da cittadini iraniani, era stato segnalato come radicalizzato più volte ma era anche un giovane con evidenti problemi psichici che lo avevano portato anche a lunghe cure psichiatriche. Una vera e propria bomba a orologeria pronta scoppiare, dunque, ma nonostante questo e il fatto che fosse seguito dalle forze dell’ordine, sabato sera è riuscito a condurre un sanguinoso attacco a colpi di coltello, causando la morte di un giovane turista tedesco-filippino di 24 anni e il ferimento di altre due persone.

Alla polizia, che lo ha fermato col taser, avrebbe detto che non sopportava più “che gli arabi venissero uccisi”. La sua azione appare un evidente fallimento per le autorità francesi e apre una serie di interrogativi nel Paese che, ancora una volta, viene colpito al cuore. Al centro delle accuse il presunto mancato monitoraggio psichiatrico dell'aggressore.

“Da quello che so abbiamo fatto il massimo nel quadro della legge attuale, purtroppo un prefetto non può imporre a un individuo di presentarsi davanti a uno psichiatra" ha dichiarato Il ministro dell’interno francese Gérald Darmanin. Il ministro della salute, Olivier Véran, però rigetta qualsiasi errore nel monitoraggio psichiatrico dell'attentatore.

Durante la detenzione, il 26enne sarebbe stato seguito da uno psichiatra nel suo presunto percorso di deradicalizzazione ma il medico che lo aveva in cura non gli aveva mai diagnosticato alcun disturbo psichiatrico. In realtà Armand Rajabpour-Miyandoab era stato segnalato anche dalla madre a fine ottobre. La donna aveva dichiarato alla polizia in ottobre di essere preoccupata per il figlio, già schedato dagli agenti per radicalizzazione islamica, perché si era chiuso in se stesso e dava segnali preoccupanti. Il 26enne però non aveva fatto nessun gesto di violenza e quindi non era stato preso alcun provvedimento.

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“Mi sono radicalizzato e auto-deradicalizzato”, "Non sono più musulmano, ma sono ancora interessato a quello che succede lì ", aveva detto il ragazzo dopo la scarcerazione. In realtà continuava ad avere rapporti stretti con l‘islam radicale. Nell'ottobre 2020, dopo l'assassinio di Samuel Paty, si è recato spontaneamente alla stazione di polizia per giustificare il fatto di aver scambiato messaggi sui social network con l'aggressore del prof, Abdoullakh Anzorov.

In realtà non aveva mai abbandonato i legami con quel mondo. Prima dell’attentato di sabato a Parigi, parlando in arabo in un video, ha pubblicato un video nel quale ha offerto "il suo sostegno ai jihadisti che agiscono in diverse aree”. “Questo video è stato in particolare pubblicato online sul suo account X, aperto all'inizio di ottobre e che comprendeva numerose pubblicazioni su Hamas, Gaza e più in generale la Palestina ”, ha dichiarato il procuratore di Parigi.

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