Romania, il premier si dimette dopo le polemiche per il rogo in discoteca
Il premier rumeno Viktor Ponta ha presentato le sue dimissioni: ad annunciarlo il suo partito, il socialdemocratico PSD. Ponta è accusato di evasione fiscale, riciclaggio di denaro e falso, e in questi giorni è stato attaccato dopo l’incendio in discoteca che venerdì scorso ha causato oltre trenta vittime e un centinaio di feriti. Ieri sera più di 20mila persone hanno manifestato a Bucarest contro il governo per l’incendio nella discoteca. La manifestazione si è svolta in parallelo ai funerali di un fotografo e blogger di 36 anni che, con un atto di eroismo, è morto lanciandosi tra le fiamme per salvare una donna. I manifestati hanno chiesto le dimissioni del premier Victor Ponta, del ministro dell’Interno, Gabriel Opres, e del presidente della circoscrizione dove si trova la discoteca teatro della tragedia. Così Ponta, spinto dalla pressione popolare, ha deciso di cogliere l’invito della piazza a dimettersi. “Sto rimettendo il mio mandato, mi sto dimettendo, implicitamente quindi sta cadendo il mio governo”, ha annunciato il premier.
Le dimissioni del governo dopo l’incidente in discoteca – Nel tragico incidente in discoteca, il più grave avvenuto a Bucarest negli ultimi decenni, hanno perso la vita 32 giovani e oltre cento sono rimasti feriti. Il rogo si è verificato nella notte del 30 ottobre nel club Collectiv, un locale noto ai giovani, poco fuori dal centro storico della capitale. L’incendio è stato generato con tutta probabilità da uno show di fuochi pirotecnici. Tra i feriti c’è anche una ragazza italiana di 27 anni, la napoletana Tullia Ciotola che si trovava in Romania per il progetto Erasmus. Due giorni fa era stato annunciato un primo arresto per il rogo in discoteca: in manette per omicidio colposo uno dei responsabili del locale perché non avrebbe garantito le necessarie misure di sicurezza. In seguito alle proteste di piazza, inoltre, anche il presidente romeno Klaus Iohannis, sulla sua pagina Facebook, ha scritto che i manifestanti hanno ragione e che “qualcuno deve assumersi la responsabilità politica”: “Il prossimo passo spetta ai politici, che non possono ignorare questo sentimento di rivolta”.