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Le proteste in Francia per la morte di Nahel

Razzismo e grilletto facile: la polizia francese ha ucciso 15 persone in 19 mesi ai posti di blocco

Dall’inizio del 2022 la polizia francese ha ucciso quindici persone che si sono rifiutate di fermarsi a un posto di blocco: il più delle volte gli agenti l’hanno fatta franca.
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A cura di Davide Falcioni
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Le proteste in Francia per la morte di Nahel

La decisione della Procura di Parigi di iscrivere nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario l'agente di polizia che ha ucciso il 17enne Nahel a Nanterre, "colpevole" di essersi allontanato da un posto di blocco e per questo assassinato con un colpo di pistola al cuore esploso da distanza ravvicinata, rappresenta un'importante nel panorama francese. Dall'inizio del 2022, infatti, ben quindici persone sono state uccise dalla polizia in tredici diversi casi di refus d’obtempérer, reato che si verifica quando una persona al volante rifiuta di fermarsi durante un controllo della polizia.

I precedenti

Nei tredici episodi relativi all'ultimo anno e mezzo in soli otto casi si è arrivati a incriminare gli agenti che hanno aperto il fuoco, e sempre grazie a dei video emersi successivamente che hanno sollevato non pochi dubbi sulla correttezza dell'operato delle forze dell'ordine. Come ricorda il quotidiano Le Monde, ciò è avvenuto a Sevran (Seine-Saint-Denis) nel marzo 2022, poi a Neuville-en-Ferrain, Nizza, Parigi (tre casi) e nel 2023 a Saint-Yrieix-sur-Charente a inizio giugno e infine a Nanterre lo scorso 27 giugno. In tutti questi casi dei filmati hanno permesso di chiarire il contesto del controllo di polizia che ha portato alla sparatoria, come per la morte di Nahel M. A Sevran, ad esempio, gli investigatori hanno accertato, dopo aver consultato le registrazioni , che in quel momento per gli agenti non vi era "nessun pericolo" , smentendo la ricostruzione della polizia secondo cui era stato aperto il fuoco a seguito di una concreta minaccia. Il poliziotto che ha premuto il grilletto è stato infine incriminato per "violenza intenzionale con conseguente morte" e posto sotto controllo giudiziario.

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A Nizza, un video diventato virale sui social ha mostrato l'auto di un uomo controllato bloccata da un'auto della polizia. Quando il conducente ha inserito la retromarcia, il poliziotto situato nella parte anteriore della volante gli ha sparato attraverso il finestrino. Dopo le indagini, il poliziotto è stato incriminato per "violenza volontaria che ha causano la morte non intenzionale" e posto sotto il controllo giudiziario. Dopo la morte di Nahel M. del 27 giugno l'ufficiale di polizia è stato incriminato per omicidio volontario, cosa che è avvenuta solo in altri due casi.

Perché così tante persone vengono uccise dalla polizia francese

Una repentina crescita delle morti durante degli apparentemente banali controlli stradali si è avuta nel 2017. Quell'anno il presidente socialista François Hollande, cedendo alle pressioni dei sindacati di polizia, decise di alleggerire le norme che inquadravano la "legittima difesa" degli operatori delle forze dell'ordine e l’impiego delle armi d’ordinanza. Come ricorda Il Manifesto "la nuova legislazione ha esteso il perimetro legale dell’utilizzo delle armi da fuoco da parte degli agenti, avendo un effetto particolarmente pronunciato proprio sugli episodi di refus d’obtempérer", ovvero il rifiuto di fermarsi a un controllo stradale. La nuova norma ha autorizzato i poliziotti "a fare utilizzo delle proprie armi" qualora non ci fossero altri modi per "immobilizzare" dei veicoli che non rispettano l'alt e che "sono suscettibili di perpetrare, nella loro fuga, danni alla propria vita a quella altrui". I poliziotti hanno sovente preso alla lettera la facoltà concessa loro dalla legge e in ben 26 casi, a partire dal 2017, sono state uccise delle persone.

A certificarlo anche uno studio condotto nel 2022 dai ricercatori Sebastien Roché (Cnrs), Paul le Derff (Università di Lilla) e Simon Varaine (Università di Grenoble), secondo cui la norma "permette ai poliziotti di sparare su dei cittadini anche quando questi ultimi non rappresentano una minaccia grave e immediata". Non a caso, infatti, gli spari sui conducenti di auto che non rispettano l'"alt" sono diventati "più frequenti proprio a partire dalla legge del febbraio 2017". Secondo le cifre fornite dalla stessa amministrazione della polizia francese si è passati da una media di 119 spari all’anno tra il 2012 e il 2016 a 165 spari tra il 2017 e il 2021, con un picco di 202 nel 2017.

Il razzismo della polizia francese

Secondo il criminologo Sebastian Roché, interpellato dall'AFP nel gennaio 2021, la Francia è tra gli ultimi Paesi dell'Unione Europea "per la qualità del rapporto tra polizia e popolazione. Per discriminazione etnica, siamo l'ultimo Paese dell'Ue". Uno studio comparativo condotto all'epoca rivelava che il tasso di soddisfazione nei confronti della polizia transalpina era intorno al 60%. Ma solo "dal 30 al 40% delle persone crede che gli agenti trattino tutti allo stesso modo". Il sociologo Jérémie Gauthier, ha inoltre aggiunto: "Uno studio condotto nelle stazioni di polizia parigine alla fine degli anni 2000 ha mostrato un overcontrol di 1 a 8 per i giovani neri e di 1 a 10 per i giovani nordafricani". Non è un caso, dunque, che anche Nahel, il 17enne ucciso la scorsa settimana a Nanterre, avesse la pelle scura.

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