Polonia, parroco ribelle: contesta il suo superiore e viene cacciato

In Polonia un parroco e i suoi parrocchiani si sono ribellati contro i vertici della chiesa di Varsavia ed hanno mobilitato non poco l'opinione pubblica, in un paese dove il 90% degli abitanti è di religione cattolica. Padre Wojciech Lemanski è stato infatti sanzionato per aver criticato il corpo episcopale e si è poi rifiutato di lasciare la sua parrochia, sostenuto – anche fisicamente – dai fedeli della sua cittadina. Solo successivamente ha deciso di obbedire, ma il caso continua a far discutere. La colpa del prete? Quella di aver "mancato rispetto" al suo superiore, monsignor Henryk Hoser, arcivescovo di Varsavia e Praga e presidente della Commissione di bioetica episcopale. Concretamente, il 53enne Lemanski è stato ‘licenziato' da parroco per aver criticato su un suo blog un documento dei vescovi polacchi che condanna la fecondazione artificiale, l'aborto, l'eutanasia e la contraccezione. Tuttavia quando il delegato dell'arcivescovo è arrivato a Jasienica per formalizzare la cacciata, i parrocchiani gli hanno impedito di entrare nella chiesa e nella canonica.
La cacciata è stata dapprima rifiutata dal parroco: successivamente, però, alcuni specialisti di diritto canonico gli hanno fanno notare che si sarebbe trattato di una violazione, quindi Lemanski ha accettato di lasciare la sua chiesa, nell'attesa di "una decisione definitiva della Santa Sede". Tra le rivelazioni fatte dal prete che hanno suscitato maggiore clamore è quella su un colloquio con monsignor Hoser, durante il quale l'alto prelato gli avrebbe chiesto se fosse ebreo "e circonciso".