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L'ex premier Shinzo Abe assassinato in Giappone

Perché l’assassinio di Shinzo Abe segna il Giappone e i rapporti con la Cina

La morte dell’ex premier Shinzo Abe cambierà per sempre, secondo molti, il Giappone. Intanto c’è già chi, come i media cinesi, specula su ipotetici pericoli per Pechino e sulle iniziative della Nato nel Pacifico.
A cura di Gian Luca Atzori
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Shinzo Abe nel 2020
Shinzo Abe nel 2020
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L'ex premier Shinzo Abe assassinato in Giappone

Alle 17.03 di oggi, venerdì 8 luglio, nell’ospedale di Nara, è morto all’età di 67 anni Shinzo Abe. L’ex-premier giapponese, il quale governò la nazione per oltre 10 anni tra il 2006 e il 2020, è stato ucciso con due colpi esplosi da una pistola apparentemente fatta in casa durante un comizio. È arrivato in ospedale in condizioni critiche, in pieno arresto cardiaco, con i medici che non sono riusciti a fermare le emorragie.

Chi era Shinzo Abe

Shinzo Abe è nato il 21 settembre 1954 da un famiglia di retaggio politico elevato. Sia il nonno che il prozio sono stati capi di governo e il padre ha ricoperto incarichi di rilievo nella dirigenza del LDP, il Partito Liberal Democratico di cui ha fatto parte lo stesso nipote, il quale è in Parlamento dal 1993. Fu premier tra il 2006 e il 2007 e tra il 2012 e il 2020, divenendo il Primo ministro più longevo della storia del paese. In entrambe le occasioni si fece da parte per problemi di salute.

Abe sarà sicuramente ricordato per aver accompagnato il Giappone in una delle fasi più critiche della sua storia contemporanea, con l’epocale modifica della Costituzione e la più grande svolta militarista dal Dopoguerra. Arrivò persino a richiedere l’atomica in seguito all’invasione ucraina e alla crescita delle tensioni nel Pacifico con Russia, Cina e Nord Corea. Nel suo secondo termine, segnato dal principio da una forte stagnazione economica del paese, si distinse per l’Abenomics, ovvero una politica economica fondata sul tridente che univa una crescita della spesa pubblica a riforme strutturali e a massicci stimoli monetari.

Sul piano diplomatico coltivò buoni rapporti sia con Obama e sia con Trump, appoggiando quest’ultimo nella sua politica contro la Nord Corea. Allo stesso modo, durante il suo mandato migliorò le relazioni con Pechino, con la storica chiamata con Xi del 2018, ma nel mentre cuciva forti relazioni con Putin per cercare di allontanarlo dall’orbita cinese (e terminare ufficialmente la Seconda guerra mondiale tra i paesi, ne scrivemmo qui), supportava la democrazia di Taiwan e si organizzava con gli alleati per bloccare l’espansionismo cinese nell’Indo-Pacifico.

Shinzo Abe dopo l'attentato soccorso dal suo team
Shinzo Abe dopo l'attentato soccorso dal suo team

Cosa implica per il Giappone?

L'ultima volta che un premier giapponese fu ucciso era il 1930, un anno prima dell'invasione della Manciuria che portò al conflitto sino-giapponese e alla Seconda guerra mondiale. Trent’anni dopo assistemmo all’omicidio di Inejiro Asanuma, leader del Partito Socialista, pugnalato a morte da un fanatico con una katana.

Shinzo Abe non era premier al momento dell’omicidio ma era tra le figure più influenti della politica giapponese e sicuramente la più celebre sul piano internazionale. Ciò che più sconvolge gli analisti è il fatto che in Giappone la violenza da armi da fuoco è estremamente rara e il possesso è punito molto duramente. Ogni anno i morti da arma da fuoco sono meno di 10, nel 2017 furono 3. Da una parte non è facile reperire un’arma e, non a caso, dalle prime ricostruzioni, quella dell’assassino sembrerebbe fatta in casa. Dall’altra è facile avvicinarsi a politici importanti che fanno comizi sul bordo delle strade, perché il livello di sicurezza del paese ritiene molto improbabili certi pericoli.

L'arresto di Tetsuya Yamagami dopo l'assassinio di Shinzo Abe
L'arresto di Tetsuya Yamagami dopo l'assassinio di Shinzo Abe

Per Rupert Wingfield-Hayes, corrispondente da Tokyo per la Bbc, l’omicidio di Abe cambierà profondamente il Giappone, a partire da queste dinamiche pubbliche. L’autore ritiene improbabile che Abe, nazionalista di destra, possa essere bersaglio delle organizzazioni di estrema destra giapponesi. Tuttavia, ci sono stati diversi precedenti che inquadrano un’altra tipologia di aggressore: il maschio solitario. Nel 2019, un uomo uccise 36 persone dando fuoco ad uno studio di animazione accusato di aver rubato il suo lavoro. Dieci anni prima, un altro guidò un camion in mezzo alla folla di Tokyo per poi iniziare ad accoltellare i passanti, causando 7 vittime. L’aggressore aveva dichiarato pubblicamente le sue intenzioni prima di commettere il gesto: "ucciderò le persone ad Akihabara" e "non ho un solo amico, vengo ignorato perché sono brutto. Sono inferiore alla spazzatura".

Questo tipo di dinamica, tuttavia, è comune anche ad altri attentati e stragi recenti in tutto il mondo, in cui i social media svolgono un ruolo importante nel ridurre i tempi di polarizzazione e radicalizzazione dell’opinione pubblica, in particolare attraverso propaganda e notizie false e, soprattutto, in periodi di isolamento dome quello pandemico. "Ero frustato e insoddisfatto di Shinzo Abe, ho mirato per ucciderlo" ha dichiarato il 41enne Tetsuya Yamagami accusato dell’omicidio, ma ancora non abbiamo dettagli a sufficienza per poter chiarire cosa lo abbia mosso e se si sia trattato di un gesto solitario.

Shinzo Abe durante il comizio a Nara prima dell'attentato
Shinzo Abe durante il comizio a Nara prima dell'attentato

La versione cinese

Anche Pechino pensa che l'accaduto cambierà profondamente il Giappone, ma l’accento e le speculazioni di media e analisti sono differenti. Per il Global Times, tabloid inglese del Quotidiano del Popolo: “essendo stato due volte primo ministro e leader della più grande fazione del Partito Liberal Democratico (LDP), l'attacco ad Abe potrebbe ripercuotersi sulla politica giapponese e sulla comunità internazionale. Le forze di destra giapponesi potrebbero usare questo incidente per portare avanti la tendenza conservatrice, e i sostenitori di Abe continueranno a promuovere l'Indo-Pacifico libero e aperto”

Gli analisti cinesi tendono sia a sottolineare le responsabilità politiche di Abe nell’insoddisfazione dell’opinione pubblica e sia a evidenziare i pericoli che la vicenda potrebbe causare nell’accrescere le tendenze nazionaliste e militariste promosse da quest’ultimo, a partire dallo sviluppo della Nato in oriente. “Le opinioni anti-Abe son sempre esistite in Giappone”, afferma Xiang Haoyu, ricercatore al China Institute of International Studies, “inclusa l’insoddisfazione per l’Abenomics, il divario crescente tra ricchi e poveri e il disgusto per la crescente enfasi sul militarismo e le politiche di sicurezza”. “Una simile violenza va condannata” aggiunge lo studioso, “ma il Giappone dovrebbe riflettere sui rischi di polarizzazione del proprio dibattito pubblico”.

La notizia sui giornali della morte di Shinzo Abe
La notizia sui giornali della morte di Shinzo Abe

Per Liu Jiangyong della Tsinghua University, il Giappone sta affrontando diverse sfide tra cui: “la perdita di valore dello yen, l’inflazione, la disoccupazione, le ricadute pandemiche” che anziché essere affrontate direttamente dal governo vengono sovrastate “da proclami sulle minacce esterne, divergendo l’attenzione pubblica e enfatizzando la spesa militare”.

Invece, secondo Lu Hao della Chinese Academy of Social Sciences, Tokyo non ha attualmente la forza per cambiare le dinamiche regionali ma la morte di Abe potrebbe scatenare l’estrema destra che promuove “populismo, xenofobia e obiettivi politici radicali”.  Della stessa opinione è anche un suo collega dell’Academy cinese, Lü Yaodong, il quale afferma: “Seguendo la politica interna del Giappone, i successori e i sostenitori di Abe dovrebbero continuare a promuovere la politica estera del predecessore nell'Indo-Pacifico e la partecipazione attiva al Quad, accelerando il ritmo per l'ingresso della Nato, fattore che accrescerebbe i rischi geopolitici per l’Asia nord-orientale”

Weibo e i seguaci dell’aggressore

Sui social cinesi la situazione non sembra essere rincuorante. Weibo è ricco di messaggi che augurano la morte ad Abe, che chiamano “eroe” l’assalitore, mentre l’hashtag #AnBeiWuShengMingTiZheng (Abe non mostra segni vitali) diviene virale tra i nazionalisti mandarini.

A evidenziare la vicenda è Badiucao, celebre artista dissidente cinese emigrato in Australia, il quale ha omaggiato Abe per il suo supporto alle democrazie nel Pacifico. Guardando agli screenshot condivisi dall'artista sull’accaduto, alla piega presa dai post e al fatto che questi messaggi di odio non siano censurati o limitati neanche quando contro il Partito Comunista, sembrerebbe che non siano sgraditi al governo, o peggio, che possano persino essere orchestrati indirettamente da esso. Non diversamente da situazioni di scontro passate tra le opinioni pubbliche dei due paesi. Uno di questi screen riporta: “Odio il governo del mio paese, ma questo non mi ferma dal festeggiare per la morte di Abe. Bello da morire. Stappate lo spumante”.

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