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Patrigno abusa di lei ma viene assolto, da adulta fa causa alla Procura: “Diedero alla giuria prove sbagliate”

Annie denuncia anni di abusi del patrigno e, dopo un processo finito con l’assoluzione, fa causa alla Procura della Corona: “Non hanno mai ascoltato i testimoni, io in 4 anni non ho mai visto il mio avvocato”
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Aveva dodici anni quando il patrigno ha iniziato ad abusare di lei. Ne aveva 18 quando si è accorta che le attenzioni dell'uomo si erano spostate su altri componenti della famiglia, altri bambini come lo era stata lei. Era il 2017 e da quel momento la battaglia di Annie [nome di fantasia n.d.r.] non si è ancora arrestata.

"Ero solo una ragazzina in fase di sviluppo, e la mia infanzia è finita in quel momento. Sapevo che se non fossi intervenuta questa situazione non si sarebbe mai fermata", ha detto Annie, oggi 27enne, al Guardian che ne ha raccontato la storia.

Il caso di Annie è arrivato davanti alla giustizia inglese nel 2021 ma è terminato in un nulla di fatto: la giuria si è divisa e l'imputato ha ricevuto un verdetto di non colpevolezza. Per questo la donna ha deciso di fare causa alla Procura della Corona, l'ente che nel Regno Unito è responsabile dell'esercizio dell'azione penale, e quindi del corretto svolgimento dei processi. Attraverso i legali del Centre for Women's Justice (CWJ), Annie sostiene che, per il modo negligente con cui è stato condotto il procedimento giudiziario a carico del suo patrigno, siano stati violati i suoi diritti umani in quanto vittima.

La testimonianza: "C'era sempre un fucile carico dietro la porta della dispensa"

"C'era sempre un fucile carico dietro la porta della dispensa. Come si può vivere una vita normale quando c'è un fucile carico lì? Eravamo terrorizzati all'idea che, se avessimo fatto un passo falso, quel fucile sarebbe uscito fuori", ha spiegato Annie.

Annie e i suoi familiari, sia grandi che piccoli vivevano in un clima di terrore quotidiano. In questo contesto l'abuso sessuale sui minori ha potuto costantemente contare sulla violenza diretta. Una situazione provocata dal patrigno di cui la stessa madre della piccola vittima era a conoscenza almeno dal 2017, quando Annie si è confidata con lei.

Anche la Giustizia era consapevole di quello che stava avvenendo: nei 4 anni che dalla presentazione della denuncia il caso impiegò per finire in Tribunale, l'uomo era già stato accusato più volte di violenza sessuale e di stupro.

C'era poi una fotografia che Annie aveva dato alla Polizia e la ritraeva dopo un'aggressione da parte del patrigno. Le ferite erano chiaramente visibili ma non venne mai mostrata in Tribunale.

Secondo il racconto di Annie, i pubblici ministeri che seguivano il suo caso non avrebbero richiesto di presentare prove a carico del patrigno, e quindi tutti i riferimenti agli abusi domestici, alle crudeltà e alle negligenze che avrebbe subito Annie da bambina, sono stati omessi dalla registrazione del suo interrogatorio di polizia.

Tra i documenti rimasti inspiegabilmente nel cassetto c'era anche una lettera dell'avvocato che menzionava una violenta aggressione del patrigno nei confronti di un altro membro della famiglia. Nessuno dei testimoni chiave che avrebbero potuto confermare la sua versione dei fatti venne chiamato a deporre.

Tutte queste omissioni da parte di investigatori e inquirenti hanno di fatto impedito a Annie di inserire le accuse da lei mosse in una cornice di realtà.

"Non ho mai incontrato il mio avvocato"

Il caso di Annie non era altro che un fascicolo in un'alta pila di fascicoli simili, e come tale sarebbe stato trattato anche dall'avvocato che le era stato dal Servizio di Protezione dell'Infanzia. "Non l'ho mai incontrato", ha detto la donna ormai adulta.

Come se non bastasse, per un errore da parte della Polizia, alla giuria vennero fornite prove errate. Il dipartimento si scusò per quanto accaduto con una nota ufficiale, ma ormai il danno era fatto. La giuria assolse il patrigno dalla maggior parte delle accuse di violenza sessuale. Non è riuscita a raggiungere un verdetto a maggioranza sugli altri capi d'accusa né su quello di stupro.

La sua difesa si basava sul fatto che Annie avesse inventato tutto.

Quella però non fu la fine. La Annie adulta, non la vittima bambina, scrisse una lunga denuncia con tutto il calvario processuale al quale lei è stata sottoposta a causa della negligenza della Procura della Corona. È riuscita a fargli ammettere che nel suo caso era stato commesso un errore non presentando tutte le prove che avrebbero potuto circostanziare il carattere violento del patrigno. "Purtroppo questa ammissione arriva troppo tardi", è il commento dei legali del Centre for Women's Justice che l'hanno accompagnata in questo percorso.

Anche Annie ha fatto sentire la propria voce: "Non ho ottenuto giustizia. Ma vedo una fine in vista e spero che da tutto questo possa nascere qualcosa di buono".

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