Un mese si era rivolto contro quella gente “troppo attaccata ai gatti e ai cani che poi lascia sola e affamata la vicina”. Ieri Papa Francesco in qualche modo è tornato sull’argomento ‘animalista’ spingendo però le famiglie a preferire l’affetto di cani e gatti alla responsabilità di mettere al mondo dei figli. Rispondendo ieri sera alle domande dei fedeli nella basilica di San Giovanni in Laterano, in apertura del convegno della diocesi di Roma sulla famiglia, Bergoglio ha così chiarito il suo pensiero: “Oggi l’Italia ha un tremendo calo delle nascite, credo che l’indice demografico sia sotto zero. Tutto è cominciato con la cultura del benessere vent’anni fa. Ho conosciuto tante famiglie che preferivano avere dei gatti o un cane a casa piuttosto che fare un figlio, perché fare un figlio non è facile e poi bisogna portarlo avanti…”. Quindi ha specificato: “E’ una sfida, perché si crea una persona che diventerà libera. I cani o i gatti, non mi accusino gli animalisti, ci daranno affetto ma è un affetto ‘programmato’, non libero. I figli saranno liberi e dovranno andare nella vita con i rischi che comporta: questa è la sfida che fa paura perché la libertà fa paura. E invece bisogna rischiare, senza avere paura”.

C’è da dire che proprio ieri il Papa ha avuto un altro “confronto a distanza” con gli animalisti. Il Santo Padre aveva ricevuto in Vaticano un gruppo di circensi e accarezzato un cucciolo di tigre e uno di pantera. La replica dell’Enpa era arrivata immediata: "Non c'è nulla di misericordioso nel ridurre un altro vivente in cattività; nell'addestrarlo a compiere attività contrarie alla propria specie; nell'obbligarlo ad esibirsi per una presunta forma di divertimento, che risulta, tra l'altro, sempre più in declino" ha dichiarato la presidente dell'Enpa Carla Rocchi.