Trentacinque minori uccisi, centinaia di feriti e un migliaio incarcerati: è il bilancio della repressione in atto in Myanmar a meno di due mesi dal colpo di stato militare avvenuto nel paese. Secondo l'Unicef milioni di bambini e giovani sono stati esposti direttamente o indirettamente a scene traumatizzanti di violenza, con grave minaccia alla loro salute mentale e al loro benessere emotivo. "Un ragazzo e una ragazza di 11 anni, due ragazzi e una ragazza di 13 anni, tre ragazzi di 16 anni e due ragazzi di 17" sono stati uccisi due giorni fa da colpi di arma da fuoco e una bimba di un anno è rimasta gravemente ferita dopo essere stata colpita all'occhio da un proiettile di gomma esploso dalla polizia. A ricordarlo, in una nota, la direttrice generale dell'Unicef, Henrietta Fore, che si è detta "inorridita" dalle uccisioni indiscriminate, specie quelle dei minori, "che costituiscono indubbiamente delle vergognose violazioni dei diritti dei bambini", e di cui i responsabili "devono essere chiamati a rispondere".

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia a preoccupare sono anche le possibili conseguenze di lungo termine della crisi. "Già si è fermata la fornitura di servizi essenziali per i bambini: quasi 1 milione di bambini non hanno accesso ai vaccini fondamentali; quasi 5 milioni non hanno accesso a integratori di vitamina A; quasi 12 milioni rischiano di perdere un altro anno di apprendimento; più di 40.000 bambini sono senza cure per la malnutrizione acuta grave; quasi 280.000 madri e bambini vulnerabili perderanno l'accesso ai trasferimenti di denaro, che sono la loro ancora di salvezza, e più di 250.000 bambini perderanno l'accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari di base". "Questa perdita di accesso ai servizi chiave, combinata con la contrazione economica che spingerà molti altri nella povertà – aggiunge l'agenzia Onu – mette in pericolo un'intera generazione di bambini e giovani", concludendo con un ennesimo appello a fermare le violenze.