Libia: la Camera approva la mozione della maggioranza per soli 7 voti

La Camera dei Deputati ha detto ‘sì' alla mozione sulla crisi libica presentata dalla maggioranza (Pdl, Lega e Ir). I favorevoli sono stati 300, i contrari 293, gli astenuti 2. Accolta dall'aula di Montecitorio anche la mozione unitaria dell'opposizione (Pd, Idv e Terzo Polo) con 547 sì, 10 no e 29 astenuti. La risoluzione, identica in pratica al testo votato venerdì scorso in commissione, ha registrato l'adesione di Pdl e Lega. Respinta invece la mozione presentata da Radicali eletti nelle liste del Pd.
Va ricordato che ieri al Senato c'era stata l'approvazione alla partecipazione dell'Italia alla missione internazionale per far rispettare la no-fly zone sulla Libia. Tuttavia non si era ripetuto il voto bipartisan che nelle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato riunitesi venerdì scorso aveva dato il via libera alla partecipazione italiana all' operazione Odissea all'Alba, dopo la risoluzione approvata dall'Onu. Un sì dunque, ma in ordine sparso, con maggioranza e opposizioni che hanno votato, appunto, risoluzioni diverse.
Il dibattito sulla Libia, mentre i tank di Gheddafi assediavano Misurata, è invece approdato oggi alla Camera. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini in apertura ha ripetuto nella sua comunicazione che "l'Italia non e' in Libia per fare la guerra ma per impedirla […] necessario partire con un'azione urgente che scongiurasse il massacro dei civili e ora dobbiamo tornare alle regole con un'unica catena di comando unificato alla Nato […] agiremo in rispetto della risoluzione Onu". In risposta però, il Partito Democratico, dopo un breve consulto, ha deciso di non accogliere la proposta del governo: "Voteremo no alla risoluzione della maggioranza" ha detto Dario Franceschini, capogruppo alla Camera, comunicando il comportamento di voto del suo gruppo sulla risoluzione Pdl-Lega. Il motivo? La maggioranza "è stata costretta dalla Lega a un pasticcio, con una risoluzione che mescola Libia e immigrazione".
Come anticipato, c'era anche una terza mozione, presentata dai deputati Radicali eletti nel Pd (poi respinta), alla quale il titolare della Farnesina si è detto favorevole, tranne su due punti contenuti nella parte che impegnava il governo. Il ministro ha poi precisato che è interesse futuro dell'Italia "mantenere in vita il Trattato bilaterale per conservare il rapporto preferenziale nella Libia del dopo Gheddafi".

Dopo Frattini ha preso la parola il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha affermato che grazie all'operazione in Libia, "quella che poteva diventare la strage di un popolo si è arrestata. Dal 18 marzo in poi le vittime sono state inferiori di quanto sarebbe successo se fosse mancato l'intervento della comunità internazionale". Inoltre, ha assicurato che l'Italia non ha mai aperto il fuoco. In particolare ha parlato dei Tornado Ecr italiani che hanno completato 10 missioni e 32 sortite, senza che fosse necessario neutralizzare radar nemici con i missili di bordo. Ha poi precisato che "la chiusura dell'aeroporto di Trapani è temporanea e stiamo facendo di tutto per poterlo gradualmente riaprire nei prossimi giorni". Inoltre, "sulla ‘No Fly Zone‘ riteniamo che un accordo per l'assunzione di responsabilità da parte della Nato possa essere raggiunto in tempi brevi".
Spazio anche per un acceso intervento del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro che ha puntato il dito contro il premier Silvio Berlusconi, reo di non essersi presentato nell'aula di Montecitorio per l'importante dibattito parlamentare sull'intervento militare in Libia. "Stiamo facendo una azione di guerra, chiamiamola pure azione di pace – ha detto – ma è fatta con armi e bombe, e il fatto che il presidente del Consiglio non senta il dovere di venire in Parlamento e assumersi la responsabilità di ciò che stiamo facendo lo fa diventare non il presidente del Consiglio ma un coniglio". E' intervenuto poi il presidente della Camera per riportare l'ordine,dopo che Di Pietro aveva riutilizzato il termine "coniglio" per definire anche il ministro Frattini, colpevole di essere uscito dall'aula e di non ascoltare il suo intervento. Fini ha così invitato l'ex pm ad "usare un linguaggio consono a quest'Aula," ma il leader dell'IdV ha riconfermato il termine zoologico, e alla controreplica del presidente dell'assemblea, "non è questa l'espressione che la presidenza le consente", ha detto "prendo atto che la pensa come me su questo…", conquistandosi il

sorriso di Fini che ha messo fine alla controversia.
Non ha usato gli stessi termini di Di Pietro, pur rimanendo sulla stessa lunghezza d'onda, Pier Ferdinando Casini che, oltre a proporre alla maggioranza di incontrarsi sul testo approvato dalle commissioni, non ha risparmiato stoccate al Presidente del Consiglio: "Oggi chiedere la presenza del premier potrebbe essere una cosa rituale e formale, ma non è così: nella storia dei Paesi chi guida mette la sua faccia nei momenti facili e in quelli difficili. Ieri al Senato e oggi alla Camera questo paese meritava la presenza del presidente del consiglio: non si può guidare il paese e far prevalere i tatticismi".