Gli allevamenti intensivi di animali per produrre alimenti così come li conosciamo oggi potrebbero sparire per sempre dalla Svizzera. Il Paese elvetico infatti sta prendendo in seria considerazione l'introduzione del  divieto per simili strutture dove il benessere degli animali è leso sistematicamente. La proposta è stata avanzata alcuni mesi fa da una alleanza di vari gruppi animalisti che hanno lanciato una massiccia campagna di raccolta firme che ora ha raggiunto finalmente quota 100mila ed è stata presentata al Parlamento elvetico. L'assemblea svizzera ne discuterà in Aula nei prossimi mesi prima di dare l'incarico al governo di indire un referendum a livello nazionale sulla questione. In vista del possibile referendum, la campagna degli animalisti prosegue per sensibilizzare l'opinione pubblica al problema.

L'iniziativa denominata "No all’allevamento intensivo in Svizzera " è stata lanciata a giugno 2018. Ha lo scopo di porre fine all'agricoltura intensiva modificando l'articolo 80a della Costituzione federale elvetica. I sostenitori del divieto sostengono che l'allevamento industriale intensivo porta non solo al cattivo benessere degli animali ma è responsabile anche dei cambiamenti climatici come il surriscaldamento globale, della scarsità d'acqua e della fame nel mondo perché causa inquinamento, siccità e scarsità di risorse per altre zone della Terra e infine aumenta la resistenza agli antibiotici.

L'iniziativa prevede che il governo protegga la dignità degli animali nell'industria zootecnica stabilendo criteri per il loro alloggio e l'assistenza come l'accesso allo spazio esterno e il numero massimo di animali possibili in una stalla. Le autorità inoltre dovrebbero adottare ulteriori regolamenti per l'importazione di prodotti di origine animale a fini alimentari. Il tutto entro 25 anni durante i quali ci sarà un periodo di transizione per adeguarsi.