La storia dell’uomo che per oltre 20 anni ha pagato un affitto per scoprire chi ha ucciso la moglie

Per quasi tre decenni ha continuato a pagare l'affitto dell'appartamento dove nel novembre 1999 venne uccisa la moglie e la sua tenacia ha permesso alla polizia di arrestare un sospettato. Una storia incredibile che arriva dal Giappone, il protagonista si chiama Satoru Takaba e oggi ha 69 anni.
L'uomo ha speso circa 22 milioni di yen (quasi 120mila euro, ndr) per l'affitto della casa dove la moglie, Namiko, fu assassinata a coltellate 26 anni fa per mantenere inalterata la scena del delitto e conservare eventuali tracce dell'assassino.
Per decenni il caso è rimasto irrisolto, ma l'uomo non si è mai arreso: ha continuato a distribuire volantini davanti alle stazioni ferroviarie insieme al figlio e rilasciato interviste ai media, affinché l’opinione pubblica non dimenticasse cosa era accaduto alla moglie.
Nel 2010 è arrivata una prima svolta: con la riforma del codice penale entrata in vigore quell’anno, la prescrizione per i reati punibili con la pena di morte è stata abolita. Così la polizia della prefettura di Aichi (il delitto era avvenuto a Nagoya, il capoluogo) ha continuato le indagini sul caso.
Il 31 ottobre scorso gli agenti hanno annunciato l'arresto di una donna di 69 anni, Kumiko Yasufuku. La sospettata era stata interrogata all'inizio del 2025 e le era stato chiesto più volte di fornire un campione di Dna per un confronto con le tracce trovate nell'appartamento. Dopo aver inizialmente rifiutato, aveva accettato.
Secondo quanto rivelato da fonti investigative, così è arrivato il match. La donna ha confessato di aver ucciso per gelosia, perché innamorata da sempre dell'uomo, suo compagno di classe al liceo. I quotidiani esteri riportano che in occasione di un San Valentino di tanti anni fa la 69enne aveva inviato dei cioccolatini a Takaba per dichiararsi e lui l'aveva rifiutata.
"Sono rimasto sorpreso e il massimo che ho potuto fare è stato cercare di assimilare la notizia", aveva detto Takaba al quotidiano Asahi Shimbun dopo l'arresto.

Il 13 novembre 1999 Namiko venne accoltellata più volte al collo nell'appartamento della famiglia, situato nel quartiere Nishi. Takaba in quel momento era al lavoro. Anche il figlio della coppia, che all'epoca aveva 2 anni, si trovava in casa. Venne trovato sporco di sangue, ma illeso, accanto al corpo della madre.
Subito dopo il delitto il 69enne aveva pensato di annullare il contratto d'affitto dell'appartamento. Ma 3 anni dopo la morte della moglie un esperto aveva visitato la casa durante un programma televisivo e sollevato la possibilità che parte del sangue presente nell'appartamento potesse appartenere all'assassino.
Fino a quel momento Takaba aveva creduto che il sangue fosse solo di Namiko, mentre la polizia di Aichi gli spiegò di non potergli dire a chi appartenesse perché solo l'autore del delitto poteva saperlo.
Rendendosi conto del fatto che c'erano molte cose ancora da chiarire sulla scena del crimine, il 69enne aveva quindi deciso di continuare a pagare l'affitto per mantenere intatto l'appartamento, in vista di una possibile riapertura dell'indagine. Cosa che è effettivamente accaduta.
Durante un'intervista rilasciata qualche tempo fa a un'emittente giapponese Takaba ha spiegato: "Non l'ho fatto per ossessione, ma perché un giorno mio figlio non mi domandasse perché non avessi fatto il possibile per far catturare l'assassino di sua madre".
E ha aggiunto: "Qualunque fosse stato il risultato, era importante che lui sapesse che suo padre ce l'aveva messa tutta e che si era impegnato al massimo per farle giustizia".