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“L’Is uccide 13 ragazzi che guardano una partita”: storia di una notizia che esiste solo per l’Italia

La rete Raqqa is Being Slaughtered Silently denuncia l’uccisione di 13 teenager, “colpevoli” di aver visto in Tv la partita Iraq-Giordania. Al momento però mancano conferme sull’accaduto.
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È mistero a Mosul, Iraq. Secondo un gruppo di attivisti anti Isis pochi giorni fa, esattamente il 12 gennaio, in occasione della partita di calcio Iraq – Giordania (valevole per la Coppa d'Asia e giocata a Brisbane, in Australia) tredici ragazzi sarebbero stati uccisi dai miliziani agli ordini di Abu Bakr al-Baghdadi perché scoperti a guardare il match in Tv. L'atto sarebbe stato condannato come immorale e, quindi punito, con la pena capitale. Questo al fine di incutere il terrore negli altri teenager presenti al momento dell'esecuzione.

La notizia è stata diffusa dal gruppo di resistenza civica chiamato Raqqa is Being Slaughtered Silently (ovvero: Raqqa viene massacrata silenziosamente) attraverso la sua pagina di facebook che ha riportato l'accaduto citando a sua volta il sito d'informazione Petra News che, tuttavia, a quanto appare non riporta invece l'accaduto contribuendo a rendere ulteriormente confuso il quadro già estremamente complicato. Dopo ulteriori verifiche la prima fonte ad aver dato la notizia – a differenza di quanto affera "Raqqa" sarebbe All Iraq News che cita una fonte senza fornire, però, ulteriori prove a supporto.

In ogni caso secondo il gruppo anti califfato islamico, i miliziani jihadisti avrebbero sorpreso i ragazzini a guardare la partita in Tv e in modo sommario sarebbero stati portati in una delle piazze principali della città di Mosul – esattamente nel quartiere di al-Yarmouk –, e giustiziati con dei mitragliatori. Secondo quanto riportato, inoltre, i guerriglieri dell'Is avrebbero lasciati i corpi dei tredici ragazzini sul selciato della piazza per giorni, come monito per gli altri abitanti e rendendo, di fatto, impossibile il recupero dei corpi da parte dei familiari delle – presunte – vittime per il terrore di subire rappresaglie dal gruppo di fuoco estremista.

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La notizia è stata poi ripresa con grande enfasi soprattutto dai quotidiani italiani e dai tabloid britannici – la prima fonte in ordine cronologico sarebbe il Mirror – poi il Daily Mail e the Sunday Express. Tuttavia il resto della stampa internazionale, nel momento in cui viene scritto questo articolo, tace su questo evento che se confermato darebbe ulteriormente il segno della brutalità e viltà del regime jihadista che si è impossessato di vaste porzioni del territorio iracheno e siriano.

Al momento, si diceva, la notizia non è stata confermata né da fonti ufficiali vicine all'Is (si pensi che di solito gli estremisti pubblicano sui social network, in particolare twitter e facebook, le loro azioni come proprio in queste ore la richiesta di riscatto per i due prigionieri giapponesi) né da altre fonti locali. Inoltre i siti d'informazione mediorientali, in particolare giordani ed iracheni – sempre al momento – non riportano la notizia, facendo crescere più di qualche sospetto sulla veridicità dell'accaduto.

Purtroppo, a causa della violenta repressione e coercizione esercitata dai miliziani jihadisti, è pressoché impossibile nell'immediato trovare conferme autonome e verificabili di eventi come questi. Solo quando gli stessi guerriglieri dell'Is decidono di pubblicare ufficialmente video o foto è possibile dare conto con certezza (o quasi) di quanto avvenuto. E non sarebbe la prima volta che i media, italiani e non, al fine di dare una notizia non verificata inciampano in un sensazionalismo strillato che spesso ha poco a che fare col giornalismo (uno dei motivi per cui spesso sui sitistranieri le notizie appaiono in ritardo è proprio perché vengono compiute numerose ricerche per confermare la veridicità delle informazioni).

Ciò che, invece, è certo e verificato è che proprio pochi giorni fa il gruppo terrorista fedele all'ex medico al-Baghdadi aveva diffuso un documento nella provincia di Diyala (esattamente nella zona a Nord Est di Baquba), dove veniva espressamente vietato ai militanti di giocare a calcio perché questo sport rappresenta “un allontanamento dallo spirito della jihad”. Una fonte anonima, per motivi di sicurezza, ha precisato all'agenzia irachena IraqiNew: “Il leader locale dell'Is ha diffuso nelle scorse ore una circolare nelle aree di Saadia e Jalawla dove ha vietato espressamente la pratica del calcio a tutti i suoi militanti minacciando di espulsione coloro che saranno sorpresi a contravvenire alla regola”.

E proprio nei giorni scorsi nell'area di Mosul i miliziani dell'Is avevano pubblicato alcune foto di uomini gettati da una torre perché accusati, e quindi condannati, del reato di omosessualità o per aver avuto atteggiamenti di tale tipo. Anche in questo caso le prove documentali sono molte.

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