Il noto giornalista curdo e conduttore televisivo Amanj Babani è morto in circostanze ancora da chiarire mercoledì sera nel centro di Sulaymaniyah, città dell'Iraq, capoluogo dell'omonimo governatorato, parte del Kurdistan iracheno. Babani era impegnato con il canale di notizie della NRT,affiliata al partito di opposizione locale New Generation Movement (NGM), che ha confermato la sua morte dopo che la notizia era stata rivelata da polizia e fonti mediche. L’uomo era insieme alla moglie e al loro unico figlio, anch'essi uccisi a colpi di arma da fuoco. Secondo la NRT, la famiglia sarebbe stata "assassinata" nella loro macchina in una zona vicino alla periferia della città chiamata Sharazour Terminal. Ha anche riferito che le vittime sono state "colpite alla testa" e “morte sul posto”.

Altri media locali, tuttavia, hanno riportato un diverso resoconto del crimine, con uno che cita una fonte della polizia che sostiene come le indagini preliminari abbiano dimostrato che Babani abbia sparato a sua moglie e al bambino di tre anni, e alla fine si sarebbe tolto la vita. Una voce confermato dalle autorità di Sulaymaniyah, con il capo della polizia locale, il generale di brigata Aso Sheikh Taha, che ha tenuto una conferenza stampa e ha affermato che l'analisi forense degli organi dimostra che Babani si è suicidato: “La pistola dalla quale è partito il colpo che l’ha ucciso, ha sparato da una distanza di 3 centimetri”.

Taha ha detto che era presente un'arma da fuoco nel veicolo di Babani, aggiungendo che il veicolo non sarebbe stato colpito dall'esterno cosa che invece sarebbe “molto probabilmente” accaduta se la famiglia fosse stata colpita da uomini armati. L’agente ha anche citato testimonianze a sostegno di questa affermazione. “Non parleremo delle cause dell'incidente e lasciamo la questione alla magistratura e alla stampa per indagare. Abbiamo tutte le informazioni sui dettagli e sulla causa dell'incidente” ha concluso Taha.