L'invasione della Turchia ai territori della Siria Nord Orientale abitati dai curdi sta suscitando importanti reazioni in tutto il mondo. L'attacco ai combattenti che hanno sconfitto lo Stato Islamico in Siria e il rischio di una nuova carneficina di curdi stanno convincendo non pochi governi a intraprendere decise azioni di contrasto all'iniziativa di Ankara: i Paesi Bassi  per esempio hanno deciso di non rendersi in alcun modo complici dell'azione di Erdogan e di fermare le esportazioni di armi verso la Turchia. Come ha dichiarato il vicepremier olandese Hugo de Jonge, le forniture di armamenti sono sospese finché proseguiranno gli attacchi delle forze armate di Ankara. Nella fattispecie, i Paesi Bassi fornivano finora singoli componenti per sistemi d'arma alla Turchia, per un volume d'affari complessivo che l'anno scorso ha raggiunto i 29 milioni di euro, poca cosa comunque rispetto all'Italia, che nel solo 2018 ha autorizzato esportazioni belliche per 328 milioni di euro.

Svezia, Danimarca e Norvegia proporranno embargo alle armi alla Turchia

L'iniziativa olandese è destinata tuttavia a non rimanere isolata. Il ministro degli Esteri svedese Ann Linde ha infatti annunciato l'intenzione di proporre al parlamento un  embargo alle armi alla Turchia: "Pensiamo che ciò che la Turchia stia facendo sia un'escalation della violenza in Siria,  un crimine contro il diritto internazionale e un'azione militare ingiustificabile. I curdi pagheranno un prezzo elevato, invece dovremmo ringraziarli per il loro contributo alla lotta contro lo Stato Islamico". Anche il governo norvegese e quello danese hanno annunciato l'intenzione di sospendere la vendita di armi alla Turchia: Copenaghen, inoltre, è determinata ad impegnare tutti i paesi dell'Unione Europea nello stesso senso.

Gli USA: "La Turchia fermi l'attacco ai curdi"

Quanto agli Stati Uniti, dopo aver di fatto dato il via libera all'intervento di Erdogan la Casa Bianca ha autorizzato sanzioni contro la Turchia, senza per ora applicarle. Lo ha annunciato il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnunchin, in relazione all'offensiva della Turchia contro i curdi nel nordest della Siria. Gli Usa possono "neutralizzare" l'economia turca, "se sarà necessario", ha aggiunto Mnuchin, palesando in questo modo le divergenze presenti nel governo americano sulla vicenda siriana. In una nota il Pentagoni "incoraggia fortemente" la Turchia a porre fine alle azioni militari contro i curdi. Con esse, Ankara "rischia gravi conseguenze", ha avvertito il ministro della Difesa americano, Mark Esper, riaffermando il "valore delle relazioni bilaterali strategiche" tra Washington e Ankara.

Putin: "L'azione della Turchia ridarà slancio all'Isis"

L'altro grande attore dello scacchiere siriano, il presidente russo Vladimir Putin, durante un vertice degli ex paesi sovietici ad Ashgabat, in Turkmenistan, ha avvertito che l'offensiva di Erdogan rischia di ridare slancio ai miliziani dell'Isis che "potrebbero fuggire" dai campi controllati dai curdo-siriani. "Non sono sicuro che Ankara possa prendere il controllo della situazione". "Dove andranno? Passeranno dal territorio turco o da altre zone?". Sono moltissimi i combattenti dell'Isis concentrati nel nord della Siria, secondo le valutazioni dell'intelligence militare russa. Secondo il leader russo i terroristi stanno cercando di stabilire "nuove ‘piazzeforti' nei Balcani, nel sud-est asiatico e lungo i confini meridionali" delle ex repubbliche sovietiche.