Padma e Sanjay, i genitori di Tejash il bimbo di 5 mesi morto nell’ospedale pubblico J.K. Lon a Kota, India (Shruti Jain)
in foto: Padma e Sanjay, i genitori di Tejash il bimbo di 5 mesi morto nell’ospedale pubblico J.K. Lon a Kota, India (Shruti Jain)

Tejash, un bimbo di soli 5 mesi, è tra gli oltre cento neonati morti dall'inizio di dicembre nell'ospedale pubblico J.K. Lon a Kota, città dello Stato di Rajasthan, nell'India Settentrionale. Padma Rawal, la mamma 24enne, non riesce a rassegnarsi e ha iniziato a protestare contro le gravi carenze dell’ospedale in cui era degente il bambino. Ad ottobre, Tejash è ricoverato in un nosocomio privato dove i medici gli diagnosticano la malaria. “Anche se la salute di Tejash stava migliorando – ha detto il padre – non potevamo più permetterci le spese di un ospedale privato”. Dopo le prime cure, quindi, il piccolo viene trasferito al J.K. Lon. Dopo solo un giorno di degenza, però, il bimbo muore. Secondo la famiglia, la causa è da ricercare nelle cattive condizioni dell'unità di terapia pediatrica dell'ospedale pubblico. “Faceva un freddo pungente – denuncia Padma – dal soffitto gocciolava acqua sul suo letto. Abbiamo chiesto al personale medico di cambiargli stanza, ma quando lo hanno spostato ormai era troppo tardi”. Per la coppia, insomma, la morte del figlioletto è dovuta alla negligenza dei medici.

Tejash non è stato l’unico bimbo a perdere la vita in quella struttura ospedaliera. Solo nella notte tra il 23 e 24 dicembre, dieci piccoli pazienti del J.K. Lon di Kota sono morti. “Abbiamo dovuto accudire noi stessi i bambini perché dopo le 10 di sera non c'erano più dottori”, ha affermato Shubham Hada, che ha perso il figlio di soli due giorni a causa di una grave infezione. Da allora, il bilancio delle vittime non ha fatto altro che aumentare e sono ormai 110 i decessi tra i minori. Un numero esorbitante anche per l'India, dove purtroppo il tasso di mortalità infantile è il più alto al mondo. Dopo oltre cento bambini deceduti al J.K. Lon, il ministero della salute indiano ha inviato nello Stato del Rajasthan una squadra di pediatri e altri esperti medici per scoprire cosa ha causato tutte quelle morti. Da parte sua, il governo statale ha difeso l'operato dei medici negando qualsiasi negligenza. Secondo le autorità, la maggior parte dei bambini morti erano casi spesso compromessi, molti dei quali nati prematuri o già malati. Il premier del Rajasthan, Ashok Gehlot, ha scritto su Twitter che l'ospedale J.K. Lon era dotato delle migliori apparecchiature mediche.

Secondo l’agenzia di stampa Press Trust of India, tuttavia, nel nosocomio di Kota il 70% delle attrezzature chiave come pompe per infusione, scaldabagni e nebulizzatori per neonati non sarebbero state in condizioni di funzionare. Come se non bastasse, anche l’organico di medici e infermieri nel reparto pediatrico sarebbe stato insufficiente. Le autorità si sono decise solo a fine dicembre a distribuire coperte e stufe, nonostante la forte ondata di freddo che ha colpito l'India settentrionale. “Abbiamo vissuto un inferno – ha detto Pooja, mamma di un bimbo di 2 mesi ricoverato nell'ospedale pubblico – hanno iniziato a pulire solo dopo che è scoppiato lo scandalo sui giornali e quando sono arrivati i ministri in visita”.

Dopo un'inchiesta indipendente, la Commissione nazionale per la protezione dei diritti dei minori ha definito “patetici” i servizi igienico-sanitari del J.K. Lon di Kota. “C’erano persino dei maiali che giravano nell'area dell'ospedale”, hanno rilevato i membri della commissione.

Nel corso del 2019, in quella stessa struttura ospedaliera hanno trovato la morte quasi mille bambini. Secondo Unicef, nel 2017 in India sono state circa 600mila le morti premature di bambini, un dato che corrisponde ad un quarto del totale mondiale. Gli alti tassi di mortalità infantile in alcune delle regioni indiane più povere hanno scoperchiato le falle del sistema sanitario. A pesare è anche la mancanza di collegamenti tra i villaggi remoti e le strutture mediche. Le famiglie più povere, infatti, devono percorrere centinaia di chilometri prima di raggiungere un ospedale governativo ben attrezzato. Un viaggio che spesso si rivela fatale per i neonati.