Incassava e non seppelliva, alle pompe funebri fetore e 190 cadaveri in putrefazione: condannato proprietario

Per anni ha incassato i soldi dei parenti dei defunti che lo incaricavano di seppellire o cremare i cadaveri ma dopo aver riscosso quanto pattuito, abbandonava i corpi come spazzatura in un magazzino arrivando ad accumulare ben 190 cadaveri tra adulti, neonati e feti. Per la terribile vicenda il proprietario di una dita di pompe funebri statunitense, Jon Hallford sarà condannato oggi per abuso di cadavere da un Tribunale del Colorado dopo che nel dicembre scorso si è dichiarato colpevole di 200 capi d'imputazione e un giudice ha accettato il patteggiamento con la Procura.
L’uomo rischia una pena tra i 30 e i 50 anni di carcere che si somma ai venti anni di reclusione a cui è stato condannato già nel giugno scorso per truffa ai clienti e frode al governo federale perché incassava soldi sia dai parenti dei defunti sia dallo Stato, sotto forma di fondi di soccorso per il Covid, senza seppellire né cremare nessuno. "Mi odio ancora per quello che ho fatto", ha dichiarato l’uomo durante la condanna lo scorso giugno.

Per lo stesso reato sarà condannata anche la moglie Carie Hallford la cui sentenza però sarà emessa in separata seda con processo fissato al 16 marzo prossimo. Rischia una pena tra i 25 e i 35 anni di carcere. Secondo l’accusa, gli Hallford hanno conservato i corpi in un edificio nella cittadina di Penrose, a sud di Colorado Springs, per almeno 4 anni, dal 2019 al 2023, e cioè fino a quando gli investigatori, intervenuti in seguito alle segnalazioni di un fetore proveniente dall'edificio, hanno scoperto i cadaveri in putrefazione.
Una “scena orribile” l’aveva definita la polizia. La scena da film horror aveva destato incredulità in tutta la comunità locale. Jon Hallford inizialmente si era giustificato affermando che praticava la tassidermia e alcuni corpi erano stati lasciati in attesa ma aveva assicurato che stava risolvendo. Come stabilito dalle indagini, in realtà i due coniugi spendevano tutto quello che guadagnavano conducendo una vita di lussi che li aveva portati in bancarotta senza riuscire più a pagare tasse e debiti.
La prima ispezione aveva portato alla scoperta dei resti di 115 corpi, saliti poi a 190, e ci sono voluti mesi per identificare tutti tramite impronte digitali e DNA. Solo così le famiglie dei defunti hanno scoperto che in realtà nelle tombe indicate non c’era nessuno o che le ceneri che avevano ricevuto, e poi sparse o conservate in casa, non erano in realtà i resti dei loro cari ma varie polveri come il cemento secco.