Il Regno Unito è davvero fuori pericolo?  Nonostante 52.3% della popolazione britannica abbia ricevuto almeno una dose di vaccino, e malgrado il significativo calo delle infezioni e dei decessi grazie alla campagna di vaccinazione e al lockdown, il rischio di una "ricaduta" non è purtroppo ancora stato del tutto escluso. Colpa soprattutto della cosiddetta variante indiana di coronavirus (chiamata B.1.617.2) i cui casi stanno aumentando in UK giorno dopo giorno, tanto che alcuni esperti stanno mettendo in guardia il governo sul pericolo che un eccessivo allentamento delle restrizioni possa rivelarsi un boomerang. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità infatti la contagiosità della variante indiana è almeno pari a quella inglese, mentre non è ancora chiaro se i vaccini siano ugualmente efficaci.

Quanto è diffusa la variante indiana nel Regno Unito

Secondo il database delle autorità sanitarie inglesi – che non prende in considerazione i casi importati dall'India, ma solo i loro duplicati nel Regno Unito – fino al 7 maggio le infezioni di variante indiana erano 1.393, rendendolo la seconda variante più diffusa nel Regno Unito. Secondo gli studi condotti dal Wellcome Sanger Institute il 6,1% dei genomi Covid in UK sequenziati dal 24 marzo al 24 aprile può essere attribuito alla variante B.1.617.2. Mentre i casi di variante del Kent (quella inglese) si stanno stabilizzando, quelli di variante indiana sono in deciso aumento. In alcune zone del paese, come Bolton e Blackburn, essa ormai rappresenta oltre il 50% dei contagi. Andy Burnham, sindaco di Greater Manchester, ha detto che le autorità sanitarie stanno valutando la possibilità di vaccinare tutti gli over 16 a Bolton in risposta all'aumento del tasso di infezione proprio da variante B.1.617.2.

La diffusione della variante inglese mette a rischio le riaperture

La professoressa Christina Pagel, direttrice dell'unità di ricerca operativa presso l'University College London e membro del gruppo di consulenti scientifici del governo Independent Sage, ha dichiarato che l'aumento dei casi B.1.617.2 è così preoccupante da poter ritardare la tabella di marcia sulle riaperture: a partire da lunedì infatti sono previsti alcuni allentamenti delle misure di contenimento del virus. Secondo la dottoressa Pagel nonostante i casi di variante indiana non siano ancora moltissimi, nelle ultime tre settimane sono raddoppiati ogni settimana. "Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. Non dobbiamo attendere che la situazione diventi drammatica prima di intervenire". Secondo i verbali delle riunioni del gruppo Sage – visionati dal Guardian – in assenza di restrizioni adeguate gli scienziati si aspettano l'arrivo di un ceppo di coronavirus che potrebbe resistere ai vaccini, essere altamente trasmissibile e portare a una nuova ondata potenzialmente peggiore di quella del gennaio 2021.

Anche Andrew Hayward, membro di Sage e direttore dell'UCL Institute of Epidemiology and Health Care, si è mostrato preoccupato: "Gran parte dei nostri piani per riaprire si basano sulla protezione offerta dalla vaccinazione, la mia preoccupazione principale è però che non sappiamo ancora fino a che punto molte varianti sfuggono all'immunità acquisita naturalmente o indotta dal vaccino". E ancora: "Sappiamo che il vaccino è molto efficace contro il ceppo B.1.1.7 (Kent) ma sappiamo anche che è meno efficace contro la variante sudafricana. Per la mutazione indiana non abbiamo ancora dati abbastanza solidi".