25 Novembre 2022
10:34

In Russia ora è vietato anche solo parlare di omosessualità: “Putin ci sta demonizzando”

In Russia bavaglio Lgbt+. Vietato anche parlarne. Multe fino a 80mila euro per  “propaganda di relazioni non tradizionali. La nuova legge segue un decreto sui “valori spirituali e morali”. Il regime perfeziona l’ideologia a sostegno della guerra. Demonizzando un intero gruppo sociale.
A cura di Riccardo Amati

Una legge appena approvata dalla Duma, l’equivalente della nostra Camera, di fatto vieta di menzionare la comunità Lgbt+ nel Paese di Vladimir Putin. Non è solo un modo per discriminare le persone queer. È una delle iniziative prese dal regime per codificare il putinismo alla luce di presunti valori tradizionali. Allo scopo di avere un’ideologia per la “guerra esistenziale” tra la civilizzazione russa e l’Occidente “decadente”. Il Cremlino si attrezza per un conflitto perpetuo. E vi coinvolge i gay. La nuova normativa proibisce, tra le altre cose, “la propaganda di relazioni non tradizionali” e ogni informazione riguardo a persone Lgbt+ diretta a gente di ogni età attraverso i media, internet, la pubblicità, la letteratura e i film.

Una condanna al silenzio

In Russia una controversa legge del 2013 vietava già la “propaganda gay” nei confronti dei minori. Ora la proibizione riguarda tutti. Le multe arrivano fino a 5 milioni di rubli, poco meno di 80mila euro, se l’infrazione è commessa da un’organizzazione. “La legge è ovviamente discriminatoria”, dice a Fanpage.it Dilya Gafurova, direttrice della Fondazione Sphere — che difende i diritti della comunità Lgbt+ in Russia. “Si lascia piena discrezionalità alle autorità, come tipico nelle norme repressive del nostro governo. Qualsiasi cosa potrebbe esser ‘propaganda’. Per noi è una condanna al silenzio. Ma il provvedimento avrà effetti pesanti su tutta la società: ne risentiranno le librerie, i cinema, i teatri e le altre attività che potrebbero anche involontariamente propagandare ‘relazioni non tradizionali’”. Gafurova ci parla via Telegram da San Pietroburgo. La sua organizzazione continua a funzionare più o meno di nascosto ma è stata formalmente chiusa dal ministero della Giustizia due mesi dopo l’invasione dell’Ucraina: minava “le fondazioni morali della Russia”, secondo il relativo decreto. Il regime di Putin ha una sua coerenza.

Dilya Gafurova, direttrice Fondazione Sphere

Lgbt e guerra

“L’elemento più inquietante nella nuova legge è che è altamente simbolica”, sottolinea la direttrice di Sphere. “Lo Stato sembra voler dire che la gente Lgbt+ è un’invenzione dell’Occidente, il risultato di un’interferenza esterna”.

Infatti, il presidente della Duma Vyacheslav Volodin ha scritto su Telegram: “Il provvedimento proteggerà i nostri figli e il futuro del Paese dall’oscurità che arriva dagli Stati Uniti e dai Paesi europei”. Parole intonate alle accuse di “satanismo” che ormai non solo i propagandisti ma anche chi ha alte responsabilità politiche rivolgono all’Occidente.

Ma se i toni sono pseudo-religiosi o di condanna morale, la sostanza è bellica: “La comunità Lgbt oggi è un elemento della guerra ibrida”, ha detto alla Reuters il deputato Alexander Khinstein, uno dei promotori della legge. “E in questa guerra ibrida dobbiamo proteggere i nostri valori, la nostra società e i nostri figli”.

I valori di Putin

Il 9 novembre scorso Vladimir Putin ha firmato un decreto che fa una lista dei “valori spirituali e morali tradizionali” della Russia, “da preservare e rafforzare”.  Al contempo, il presidente ha istituito un corso obbligatorio di ideologia per le università. Finora l’indottrinamento si fermava alle scuole. Il corso comprenderà lezioni di Storia nella rivisitazione putiniana che mitologizza la patria, altre su tradizioni e valori e una parte su “La Russia e il mondo”, per giustificare l’isolazionismo e la contrapposizione all’Occidente.

La visione proposta si fonda sul conflitto tra “noi buoni russi” e “loro”. Richiede una mobilitazione della società a sostegno del sovrano. Delegittima chiunque non si conformi all’idea nazionale e ai valori da essa propone. Come la comunità Lgbt+.

“Putinismo scientifico”, lo ha definito ironicamente il politologo Andrei Kolesnikov comparandolo al “Comunismo scientifico” che dovette studiare ai tempi dell’Urss”. Di scientifico ha poco, se non altro perché è anti-moderno e si fonda su nozioni nazionaliste, imperialistiche e messianiche care agli zar. Ma è essenziale per motivare la guerra in corso. L’impegno del regime per sistematizzare la sua ideologia fa pensare che metta in conto un lungo periodo di conflitto. Comunque vada a finire in Ucraina. Intanto, l’ideologia demonizza un intero gruppo sociale.

Gay demonizzati

“Sdoganare per legge un atteggiamento negativo verso le persone Lgbt+ porterà a un aumento dell’ostilità e della stigmatizzazione della società nei nostri confronti”, lamenta Dilya Gafurova. “La nostra comunità non dovrebbe essere usata come strumento di contrapposizione ideologica”. Ma è proprio quel che sta succedendo. È vero che molti russi non la pensano come il governo e se ne infischiano dell’orientamento sessuale del prossimo. Associazioni di categoria come quella dei produttori cinematografici e dei proprietari di cinema, si sono lamentate, durante il dibattito che ha preceduto il varo del nuovo provvedimento. La propaganda martellante, però, convince sempre più persone che l’Occidente è il male e i cittadini non conformisti sono la sua quinta colonna.

Alcuni episodi recenti farebbero quasi ridere, se non fossero parecchio preoccupanti. A Makhachkala, capitale della repubblica russa del Dagestan, la stilista Elnara Askerova è stata denunciata per “propaganda di valori non tradizionali” nei confronti di minori per aver fatto sfilare in passerella due giovani uomini che avevano il viso truccato. Un passante da una finestra ha fatto  foto e video dell’evento e li ha postati sui social. Da qui l’accusa di disseminazione di contenuti Lgbt+ a cui anche minori potevano avere accesso. Eppure a riprendere la sfilata non è stata lei ma un’altra persona. L’applicazione di video-sharing Tik Tok il mese scorso è stata multata per tre milioni di rubli, circa 48mila euro, per aver promosso “video con temi gay”. E il garante dei media russi ha chiesto ai gruppi editoriali di ritirare dalla vendita tutti i libri contenti “propaganda Lgbt”.

Lo spettro di Stalin

“Il timore è che il prossimo passo sia la criminalizzazione dell’omosessualità, come ai tempi di Stalin”, dice Gafurova. Al momento le sanzioni sono solo amministrative, anche se sempre più dure. Durante la discussione della nuova legge, due deputati del Partito comunista — che in teoria è all’opposizione ma in pratica vota sempre insieme al partito di Putin — avevano chiesto che “la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali” diventasse un vero e proprio reato, disciplinato dal codice penale e punito con diversi anni di carcere. La proposta non è passata. Resta la condanna al silenzio.

“Non c’è niente di sbagliato in ciò che semplicemente siamo”, spiega Dilya Gafurova. “Eppure ci hanno messo il bavaglio”.

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