“Zelensky vuole destabilizzare la Russia dall’interno”: il fedelissimo di Putin liquida la lettera per la pace

"Non è un messaggio per Putin, non è diplomazia ma un tentativo di destabilizzare la Russia dall’interno, e al contempo propaganda per i suoi concittadini”: Evgeny Popov non lascia dubbi su come la leadership russa stia reagendo alla lettera aperta con cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky offre a Vladimir Putin un faccia a faccia per la pace e un cessate il fuoco durante le trattative.
Popov non è solo un deputato del Partito Russia Unita di Putin nella Duma, la Camera della Federazione Russa. È un commentatore televisivo molto popolare, un opinion leader che promuove la politica di Vladimir Putin. Di fatto, è un portavoce del regime, in molti casi. Una specie di Donzelli all’ennesima potenza. Amplificata anche dal fatto di essere il consorte della maggiore anchor woman del broadcasting politico che invade la televisione di stato, Olga Skabeyeva, protagonista insieme a lui di seguitissimi talk show. E speriamo che Popov non ce ne voglia per il parecchio diminutivo paragone con Donzelli.

“Non è diplomazia”
Popov risponde al telefono a Fanpage.it da Mosca subito dopo il mezzo commento arrivato dal Cremlino sulle proposte di Zelensky e poco prima del discorso di Vladimir Putin al forum economico di San Pietroburgo (SPIEF), che ha accolto i suoi sempre meno prestigiosi ospiti sullo sfondo del fumo degli incendi provocati dai droni ucraini su raffinerie e installazioni militari a una trentina di chilomteri dalla seconda città della Federazione.
“È una presa in giro della diplomazia, perché Zelensky pensa di poter sconfiggere la Russia dall’interno”, dice Popov a Fanpage.it . “Sul campo di battaglia la Russia può fare ciò che vuole, e lui stesso ne è consapevole”. In realtà, secondo l’Institute of War Studies e altre fonti autorevoli e concordanti, tra le quali Reuters, in maggio le forze russe sono arretrate di circa 250 chilometri, a causa anche delle difficoltà operative e di coordinamento dovute alla sospensione dei servizi satellitari Starlink decisi dall’ineffabile Elon Musk.
L’Ucraina ha l’iniziativa
L’esercito ucraino ne ha approfittato per riconquistare posizioni in settori del Sud, in particolare lungo il Dnipro e nell’area di Zaporizhzhia. E ha consolidato la propria presenza nella zona di Kupyansk, ostacolando i movimenti russi verso il Donbass settentrionale. In pratica, il prezioso corridoio russo verso la Crimea è alla mercé dei droni di Kiev. Droni sempre più avanzati, capaci di colpire in profondità linee logistiche e mezzi di rifornimento. Il trasporto di carburante, munizioni e rinforzi verso il fronte è difficile. Per non parlare degli attacchi alle infrastrutture energetiche e industriali in territorio russo e nelle aree occupate, con conseguenze sulle forniture di carburante.
Forse Popov ha informazioni diverse: “Gli ucraini capiscono di stare perdendo sul terreno”, afferma. “Prima o poi, raggiungeremo il nostro obiettivo principale: ottenere garanzie di sicurezza per il popolo russo e liberare dai nazisti e dal regime di Zelensky i territori da noi annessi”. Al di là della propaganda spicciola, però, dalle parole del deputato di Putin emerge la consepovolezza di una situazione interna non certo ideale. Su cui il presidente ucraino fa leva: “Vuole dimostrarci di poter destabilizzare gli equilibri interni della Russia”. La risposta è chiara ed è anche un messaggio al mondo: “Dovete capire una cosa: noi non tolleriamo interferenze all’interno. Saremo noi a decidere come vivere”. Significa che ogni segnale destabilizzante sarà stroncato. Con un ulteriore irrigidimento della repressione e nuovi passi del regime verso il totalitarismo. Speriamo sinceramente di sbagliarci.
Crisi interne in Russia
Fatto sta che sul piano simbolico e psicologico, i raid ucraini sugli obiettivi militari nelle regioni russe hanno aumentato la percezione del conflitto anche all’interno del Paese. L’immagine di stabilità costruita dal Cremlino diventa confusa.
Mosca mantiene la capacità di intensificare bombardamenti e studiare nuove opzioni strategiche. Nessuna delle due parti sembra oggi in grado di ottenere una vittoria decisiva. I costi della guerra crescono per entrambi gli schieramenti.
Il Cremlino sta testando soluzioni opposte: una pace a costo di compromessi finora impensabili o un’escalation che porti il prima possibile ad assicurarsi gli obiettivi massimilisti dell’invasione.
Alla Bankova, la strada del potere a Kiev, si spera di poter contare ancora sugli aiuti che arrivano ormai solo dall’Europa. Dove però i prossimi turni elettorali rischiano di portare alla formazione di governi favorevoli a Mosca.
È vero che, come sostiene Popov, Zelensky “con questa lettera sta parlando al suo popolo, alla sua opinione pubblica”. Ma non è solo “una lettera agli ucraini”. È anche una lettera per Putin. Combattiva, ma con implicite aperture. Trattare dopo un coprifuoco con ogni probabilità significa che Kiev è pronta a compromessi più dolorosi di ogni compromesso che i russi possano eventualmente accettare. La perdita provvisoria di alcuni territori non è più un tabù per Kiev, abbiamo più volte scritto, citando persone vicine al governo ucraino.
Se la fretta diventa urgenza
La possibilità che l’urgenza di chiudere la guerra, come Kiev riconosce da tempo, stia diventando un’urgenza anche per Mosca è realistica. Se ne dibatte pubblicamente. Il Cremlino testa le reazioni nelle élite e nella società.
E anche la maldestra — e come minimo ambigua — fretta iniziale di Donald Trump diventa urgenza. Le elezioni americane midterm di novembre sono alle porte. L’opportunità di svolgere, o poter millantare, un ruolo nella pace in Ucraina è una bella tentazione.
Trump ha detto che sarebbe “ben felice” se Putin e Zelensky si vedessero. Il plenipotenziario di Putin per le trattative sospese con Mosca, Kirill Dmitriev, torna oggi a parlare di un tunnel sotto lo Stretto di Bering, a unire Stati Uniti e Russia.
Tra i problemi quasi sormontabili, non ultime sono le narrative. Soprattutto quella del Cremlino. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha ripetuto che Zelensky a Mosca è sempre invitato. Propaganda pura. Ovvio che un vertice a due sarebbe possibile solo in campo neutro, come esplicita il presidente ucraino nella lettera.
Intanto, i missili e i droni russi continuano a uccidere in Ucraina. Colpita una fabbrica di prodotti per l’infanzia, dice Kiev. Quattro morti. Mentre un drone ucraino deviato dalla difese aeree di Mosca — afferma la Bankova — ha colpito il porto romeno di Costanza.
“Noi faremo ciò che dobbiamo fare, ciò che siamo chiamati a fare. Fino a ottenere tutti i nostri obiettivi, e le garanzie di sicurezza per il nostro Paese e per il nostro popolo”, dice Evgeny Popov.