Zelensky sacrifica il ministro Fedorov, Mosca esulta e a Kiev si protesta: “È un problema per l’Ucraina”

“Non toccate quello che funziona”, si legge sui cartelli che centinaia di migliaia di persone portano alle proteste in corso da tre giorni a Kyiv e in altre città ucraine contro le dimissioni imposte da Volodymyr Zelensky al suo giovane e popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. “Le cose per noi saranno più semplici, adesso”, scrivono intanto sui social i blogger militari russi, guerrafondai più del Cremlino: “Fedorov era un nemico troppo in gamba e troppo efficiente”. In Ucraina si piange e a Mosca si ride.
I successi di Fedorov
“A Mosca non capiscono che, chiunque ci sia ai posti di comando, a combattere, innovare e tenere sotto controllo il governo è il popolo ucraino”, commenta a Fanpage.it Timofiy Mylovanov, politico ed economista, ex ministro di Zelensky oggi a capo della Scuola di economia di Kyiv. Fatto sta che nei sei mesi in cui è stato responsabile dello sforzo militare del suo Paese, Fedorov, 35 anni, ha ottenuto successi cruciali: dal divieto dell’uso di Starlink da parte delle forze armate russe, strappato a Elon Musk, alla digitalizzazione della guerra, con l’utilizzo sempre più frequente e incisivo di droni, robot e intelligenza artificiale, a compensare la cronica carenza di personale dell’esercito ucraino. Risultato: le truppe di Mosca non avanzano più, il fronte è diventato un letale cuscinetto largo decine di chilometri in cui ogni azione offensiva importante è preclusa. E scxiami di droni raggiungono ogni giorno raffinerie e infrastrutture petrolifere nel profondo della Russia, rendendo problematici i rifornimenti di benzina per i civili e – in Crimea – anche per i mezzi militari nemici.
Scontro di culture
Il siluramento di Fedorov rispecchia il gap culturale tra i nerd della nuova Ucraina – i ragazzi nati e cresciuti all’alba della rivoluzione digitale in un Paese indipendente – e i vecchi arnesi di formazione sovietica. È una vittoria di questi ultimi. Ma è stata una scelta obbligata. Certo, Zelensky ha anche ridimensionato, per ora, un possibile futuro avversario politico. Ma le proteste non alimentano la popolarità del presidente. E il nuovo governo con alla Difesa Yevgeniy Khmara – generale delle forze speciali dell’SBU, il servizio di sicurezza che da poco guidava – ha un ennesimo ministro ad interim, non ancora approvato dal Parlamento. Con possibili ripercussioni sull’efficacia dei provvedimenti in un periodo decisivo per la guerra, notano da Kyiv politici ed esperti.
Scelta obbligata
“Zelensky ha costretto Fedorov a lasciare perché litigava con il Capo di stato maggiore Oleksandr Syrsky”, afferma Mylovanov. “La cosa andava avanti da tempo. Zelensky se ne lamentava. Ne sono testimone. Una situazione insostenibile. Avrebbe voluto ‘licenziare’ entrambi, ma non poteva”. L’analista di R.Politik Balasz Jarabik concorda: “Zelensky non poteva fare altrimenti. Ho motivi per ritenere veritiere le indiscrezioni secondo cui Syrsky lo ha messo di fronte alla scelta ‘o me o Fedorov’. E il presidente non poteva mettersi contro i militari per salvare il suo ministro. Non con il Paese in guerra. Ha agito in modo logico”.
Un nerd contro l’apparato
Fedorov non ha alcun passato militare. È un esperto di tecnologia. Ha continuato la sua polemica anche dopo le dimissioni forzate, accusando pubblicamente Syrsky di aver ostacolato innovazioni, operazioni e scelte vincenti. Ha stigmatizzato la “mancanza di una genuina supervisione civile dell’apparato militare”. Ha anche accennato alla responsabilità e alla trasparenza nella gestione de fondi. A nessuno è sfuggito il riferimento alla corruzione endemica, retaggio dei tempi sovietici. Le ultime grandi manifestazioni, un’estate fa, avvennero quando Zelensky, all’improvviso e quasi di nascosto, tentò di togliere l’indipendenza alle due agenzie che indagano e procedono sui casi di malaffare. I dimostranti oggi in strada non condannano solo la destituzione di Fedorov, ma anche la corruzione.
L’ombra (pallida) di Yermak
Le voci secondo cui dietro a tutta questa faccenda ci sia Andriy Yermak, ex eminenza grigia della Bankova – la strada dei palazzi della politica ucraina – a Kyiv sono ritenute poco credibili. “Non è più l’uomo che suggerisce dietro al trono”, spiega a Fanpage.it Oleksey Goncharenko, deputato dell’opposizione nella Verkhovna Rada, il Parlamento. “È in contatto con Zelensky, forse propone cose o dà consigli. Ma non ha più potere”. Yermak fu “dimesso” dal ruolo di capo dell’Ufficio della presidenza in seguito allo scandalo della tangentopoli ucraina e indagato per presunto riciclaggio di denaro (lui contesta le accuse). Il politologo Jarabik nota come Zelensky da allora abbia operato un vero e proprio repulisti: “Ha smantellato con precisione chirurgica tutta la struttura che faceva capo a Yermak”, spiega. “Forse l’indagato ha ancora qualche influenza, ma nessuna capacità di azione”.
Come Zelensky “depotenzia” gli avversari
I media dei Paesi che sostengono l’Ucraina nel suo sforzo bellico fanno molto bene a far le pulci alla Bankova, per più motivi. In questo caso, però, alcune interpretazioni tendono a ingigantire i fatti. Su una cosa non ci piove: Zelensky ha costantemente “depotenziato”, come minimo, chi ha ambizioni politiche che in futuro potrebbero contrastare le sue. A partire dal predecessore e avversario elettorale Petro Poroshenko, che denuncia persecuzioni dopo esser stato sanzionato per “motivi di sicurezza nazionale”. E poi c’è Dmytro Razumkov, ex presidente del Parlamento, rimosso dopo essersi opposto ad alcune iniziative. Il caso più clamoroso è quello di Valeriy Zaluzhny, ex Capo di stato maggiore spedito a far l’ambasciatore a Londra. Una specie di vacanza di lusso, per il popolarissimo generale con cui il presidente aveva divergenze su mobilitazione e condotta della guerra. E che si candiderà alle prossime presidenziali. Fedorov, finché era in carica, “aveva inibito” le sue ambizioni, osserva Balasz. Adesso le esplicita. “Il vero problema era tra Zelensky e Fedorov, afferma il deputato Goncharenko. “Il presidente ha colpito un rivale politico” .
Conseguenze possibili
Se non si trattasse dell’Ucraina, si potrebbe dire che le manovre in corso alla Bankova somigliano a quelle comuni a molte democrazie. Anche la destituzione di Zaluzhny è avvenuta con modi trasparenti. Quasi leali. Ma l’Ucraina è una democrazia giovane, imperfetta e ulteriormente limitata dallo stato di guerra in cui è costretta. Il caso Fedorov avrà ripercussioni. Timofiy Mylovanov è andato in piazza insieme agli studenti dell’università di cui è presidente. “Non protestano contro Zelensky, protestano a favore di Fedorov”. Ma la circostanza non può tranquillizzare l’élite al potere. I giovani sono la forza dell’Ucraina, stanno pagando un prezzo enorme dal giorno dell’invasione e hanno in mano l’Ucraina del futuro. E giovani sono tanti soldati che stravedono per Fedorov. Con ogni probabilità, l’attuale classe dirigente dovrà lasciare le poltrone, quando finalmente arriverà la pace. Intanto, anche il nuovo ministro della Difesa è ad interim, così come il ministro degli Esteri, il capo del servizio di sicurezza interno e quello del servizio segreto per l’estero. Tutti devono essere ancora confermati dal Parlamento. “Questi organismi, soprattutto il ministero della Difesa, saranno meno efficaci proprio mentre l’Ucraina sta conducendo la guerra meglio della Russia”, lamenta Goncharenko. “È un grave problema”.