In Bahrain proteste contro il GP di Formula Uno, un morto negli scontri

È alta la tensione in Bahrain dove, alla vigilia del Gran Premio di Formula Uno, è stato ucciso un uomo, un manifestante morto dopo uno scontro tra le forze di sicurezza e gli attivisti che, appunto, chiedevano la cancellazione della tappa del Gran Premio di questo fine settimana. Proteste che vanno avanti da tempo ma che non sono servite ad annullare la tappa del Gran Premio e che, in questi ultimi giorni, sono degenerate arrivando a violenti scontri tra le parti. A diffondere la notizia del manifestante rimasto ucciso sono state fonti dell’opposizione del Wefaq che hanno spiegato di aver trovato stamane una persona morta sul tetto di un edificio accanto al villaggio di Shakura, vicino alla capitale Manama, nelle zone maggiormente interessate dalle proteste dei gruppi anti-regime. Proteste che, sono state represse “selvaggiamente” dalle forze di sicurezza.
Il manifestante ucciso si chiamava Salah al-Qattan, aveva 37 anni e, secondo i parenti e alcuni testimoni, sarebbe stato ucciso dagli agenti intervenuti per reprimere una protesta nelle prime ore della giornata. Il ministero degli Interni di Manama, nel confermare l’incidente e il ritrovamento del corpo dell’uomo nel villaggio di Shakura, ha annunciato un’indagine per fare chiarezza sulla vicenda. L’opposizione sciita Wafaq lo ha definito “il primo martire della Formula Uno”, lo stesso gruppo d’opposizione ha chiesto un’intera settimana di proteste per attirare l’attenzione mondiale sulla loro domanda di riforme alla monarchia sunnita mentre il movimento giovanile 14 Febbraio parla di “tre giorni di rabbia”, in concomitanza con il Gran Premio di Formula Uno e per denunciare le violazioni dei diritti umani nel regno.
Slogan contro il re e scontri violenti – Nei pressi del circuito, nella notte, si sono registrati altri scontri tra i manifestanti e le forze antisommossa con decine di persone che hanno manifestato nei villaggi limitrofi (Damistan, Karzakan, Malikiyah e Sadad). Le proteste sono state violente: secondo quanto si apprende i manifestanti hanno dato fuoco a copertoni, sono stati lanciati sassi, bottiglie molotov e bombe assordanti e i poliziotti hanno risposto anche con gas lacrimogeni per disperdere la folla. Tra gli slogan scanditi dai manifestanti tanti sono contro il re Hamad al-Khalifa e per la liberazione dell’attivista sciita Abdulhadi al-Khawaj.