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Guerra in Ucraina

Il consigliere di Putin: “In Francia vorrebbe un governo tecnico che la differenzi dal nord Europa”

L’intervista di Fanpage.it a Timofei Bordachev: “Non ci aspettiamo nulla nell’immediato, ma le elezioni europee e quelle francesi dimostrano cambiamenti in atto potenzialmente interessanti per il futuro, dal punto di vista della Russia. Speriamo nella vittoria delle destre”.
Intervista a Timofei Bordachev
Direttore dei programmi del Valdai Club
A cura di Riccardo Amati
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È il direttore dei programmi del Valdai Club, la cosiddetta “Davos russa” che organizza conferenze a cui un tempo partecipavano anche molti dei maggiori accademici, politici e imprenditori occidentali. Ma “il mondo è cambiato”, dice oggi Timofei Bordachev difendendo strenuamente le posizioni di un Cremlino che decidendo l’invasione dell’Ucraina ha condannato la Russia all’isolamento dai Paesi liberali. Considerato tra i maggiori esperti russi di politica internazionale,  Bordachev è anche supervisore accademico del Centro per gli studi comprensivi europei e internazionali all’Alta scuola di economia, la Bocconi moscovita.

Timofei Bordachev
Timofei Bordachev

Professor Bordachev, in Francia alla fine hanno vinto a sorpresa le sinistre. Ma il voto per il Parlamento Europeo ha dimostrato chiaramente che i partiti di destra estrema pro-Cremlino stanno avanzando come non mai nell’Unione. Putin ha vinto le elezioni europee?

Come studioso dell’integrazione europea sono convinto che il Parlamento sia il luogo più adatto in cui i cittadini possano esprimere la loro soddisfazione o il loro scontento riguardo a come i loro governi gestiscono l’economia. Però il Parlamento non ha veri poteri decisionali. Un paio di anni fa avrebbe potuto aumentare il suo peso, con la proposta che potesse nominare un candidato per la Commissione. Ma la riforma fu bloccata dall’asse franco-tedesco. Quindi, dal punto di vista della Russia l’assemblea non può fare quel che vorrebbe chi l’ha eletta: non conta nelle decisioni strategiche. Come quelle che riguardano la sicurezza, i rapporti tra le nazionalità dell’Est europeo ed i rapporti tra Russia ed Europa.

Ma insomma, le destre sono — nella maggior parte dei casi — con voi. O lo sono state fino a poco tempo fa. Se in Europa crescono vi fa piacere. Dopo il successo della Le Pen al primo turno delle presidenziali in Francia, il vostro ministero degli Esteri ha scritto su X  — cito letteralmente: "Il popolo francese vuole una politica sovranista che serva gli interessi nazionali e non quanto dettato da Bruxelles e Washington". Però è finita diversamente. I francesi hanno voluto soprattutto evitare un governo post-fascista. Ci siete rimasti male?

Quel post rispecchiava le posizioni dei responsabili della politica russa e del nostro Ministero degli Esteri. È quello che pensiamo qui. Ma non significa che ci aspettassimo chissà che dalla Francia se avesse vinto la Le Pen. Tanto meno ci saranno cambiamenti sostanziali in politica estera con la nuova situazione che potrebbe vedere un’inedita coalizione e — secondo me — quasi certamente un governo “tecnico”. Del tipo del vostro governo Draghi. In fondo, poi, al di là di qualche dichiarazione altisonante, a noi il governo Macron è sempre piaciuto: è tra i governi occidentali che ha speso di meno per aiutare l’Ucraina. Si continuerà con questa linea di compromesso che combina una retorica infuocata a un’atteggiamento molto prudente rispetto alla spesa pubblica.

Però se avesse vinto la Le Pen avreste brindato…

Il voto al secondo turno ha dimostrato che la gente ha paura di un governo di destra che possa mettere in dubbio le regole dell’establishment europeo. Avrebbe potuto farlo. Proponendo soluzioni innovative per la sicurezza in Europa seguendo le mutate circostanze politiche.

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Cioè quelle che ha mutato la Russia invadendo l’Ucraina?

Qui consideriamo la UE come un’entità che non ha un vero governo, che non è davvero indipendente. Lo si è visto proprio su come si è schierata con Washington riguardo alla crisi ucraina. Per questo preferiamo eventualmente parlare con i singoli Stati. I cui governi attuali però, soprattutto nel caso della Germania e della Francia — e della Gran Bretagna che è fuori dal Unione — non hanno alcuna flessibilità. Perché mai non dovremmo dire che ci piacerebbe vedere in un Paese come la Francia una maggiore duttilità nei confronti delle nuove situazioni che si sono create?

Quindi, una maggiore duttilità nei confronti di Mosca?

Perché mai non dovevamo sperarlo. Ma ribadisco che speravamo di vedere un atteggiamento diverso da parte della popolazione francese. Mentre non ci aspettavamo immediati cambiamenti strategici. Semmai una premessa per scenari diversi nel futuro.

Il vostro ministro degli Esteri Lavrov ha detto che in Francia il Fronte popolare ha manipolato il volere degli elettori che avrebbero voluto la Le Pen, o meglio Bardella. Sinceramente non lo seguo: il sistema elettorale francese è fatto così. E il volere dei francesi è stato quello di evitare un governo “post-fascista”, o come lo si voglia chiamare…

Hanno solo avuto paura di  un cambiamento troppo radicale. È comprensibile. Non che in Francia tutto vada bene ma non è certo un Paese sull’orlo del fallimento. Si vive piuttosto bene, in media, in Francia. E poi in Francia la sinistra ha una tradizione molto forte.

Eh sì, il primo fronte popolare lo fece nel 1936 Léon Blum, dell’Internazionale operaia. Ma voi russi che dite di combattere il nazismo in Ucraina e di volere un mondo multipolare senza fascismi, non dovreste esser contenti che in Francia ha vinto la sinistra anti-fascista?

Il mondo di oggi è pieno di paradossi. Le categorie novecentesche non reggono più. Per esempio: Zelensky è ebreo ma il suo esercito ha unità che usano simboli neo-nazisti…

Questo è parecchio opinabile. Sappiamo che è la narrativa di Mosca. Però, per favore, cambi esempio…

Facile: l’amministrazione Biden aiuta l’Ucraina considerandola un Paese aggredito ingiustamente ma aiuta anche Israele a invadere e devastare Gaza.

E questo ci pare un paradosso più convincente. Ma, tornando alla Francia, Mosca che governo si augura, vista la situazione politica post-elettorale a Parigi?

Potrebbe fare un’ampia coalizione, che neanche un genio riuscirebbe a rendere efficiente. Così tra due anni, alle presidenziali, si troverebbe in un’ottima posizione: potrebbe dire che gli altri son bravi solo a parole e che solo lui ha salvato la governabilità del Paese. Questo rafforzerebbe la sua posizione anche nei confronti di Bruxelles e di Washington.

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E a voi che ve ne viene?

Non sarebbe certo uno scacco per Mosca. Perché, come dicevo, la politica di Macron nei nostri confronti è stata feroce solo verbalmente. E la Russia vedrebbe di buon occhio anche un governo tecnico. Ne parlavamo prima. Non perché avrebbe vantaggi ma perché significherebbe che in Europa sono in atto cambiamenti potenzialmente utili per il futuro. Secondo me alcuni Paesi mediterranei, come Francia, Italia e Spagna, stanno differenziandosi dai Paesi del Nord-Europa. Ripeto: non ci aspettiamo niente. Prendiamo il caso dell’Italia: il governo Meloni ci è certamente ostile. Ma è il sintomo di una differenziazione che finché c’è la moneta unica e un coordinamento europeo non porterà a cambiamenti sostanziali della strategia politica ed economica internazionale ma che sono bene auguranti per il futuro, dal nostro punto di vista.

Ma perché pensate che un'Europa senza euro e senza coordinamento — ovvero un’Europa disunita — sia più favorevole alla Russia? Non sarebbe meglio, per voi, trattare con un’Europa forte e quindi più indipendente dagli USA? Perché volete sempre dividere?

Il pensatore americano del Novecento Reinhold Niebuhr diceva che nei gruppi le menti degli individui diventano serve dell’interesse collettivo. Noi vogliamo trattare con i singoli, non con il gruppo. Non ci interessano gli strumenti di interessi generali. Perché non esistono interessi superiori. I burocrati di Bruxelles sono strumenti, non hanno — per così dire — propri pensieri. Sono personaggi strumentali.

Strumentali a cosa?

Agli Stati.

E allora? Anche la Russia è una federazione di Stati governata dal Cremlino. Per non parlar degli USA. Perché l’Europa no? Troppo vicina a voi? Non volete un vicino troppo in grado di farsi valere?

Noi, come gli americani abbiamo una responsabilità maggiore di altri perché abbiamo nei nostri arsenali armi capaci di distruggere il mondo. Per questo abbiamo una prospettiva particolare, in politica internazionale. Con questo, non dico che l’UE non debba avere influenza nelle decisioni del mondo. È che al momento non ha una reale sovranità.

A proposito:  Viktor Orban è il pivot delle destre europee per cui fate il tifo. Crede che la sua visita a Mosca dopo quella in Ucraina e prima di quella in Cina possa avviare qualcosa per una prospettiva di pace in Ucraina?

Oh, dovrebbe esserci una coalizione conservatrice internazionale ben più forte, per aprire reali possibilità. Francamente, non crediamo che Orban abbia il peso politico appropriato. Le sue visite di questi giorni, poi, hanno avuto un battage pubblicitario quasi ridicolo. Non mi sono sembrate molto serie. Ma questo forse fa parte di come il mondo è cambiato rispetto a considerazioni che potevano valere anni fa. E quindi, chissà? Anche uno come Orban potrebbe essere utile a gettare ponti.

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