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Guerra Ucraina-Russia

Il consigliere del Cremlino: “Putin sa che non può schiacciare l’Ucraina. Vuole il Donbass in cambio della pace”

Il consigliere del Cremlino Dmitry Suslov a Fanpage.it: Mosca archivia “denazificazione”, “demilitarizzazione” e altro. Ma avverte: prima della pace Putin vuole il Donbass da vendere come vittoria. E niente UE per Kyiv.
Intervista a Dmitry Suslov
Membro del Consiglio russo per gli affari internazionali.
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"C’è stato un cambiamento fondamentale in Russia", rivela il consigliere del Cremlino Dmitry Suslov: "La maggior parte della leadership si è resa conto che non siamo in grado di infliggere all’Ucraina una vera disfatta, e quindi di imporre le condizioni massimaliste che avevamo messo in conto". Mosca ha accantonato la pretesa di avere un governo filo-russo a Kyiv: niente "denazificazione", per usare il gergo di una propaganda che definisce "nazista" chiunque resista o si opponga al suo volere. E niente "demilitarizzazione", spiega Suslov in questa intervista a Fanpage.it: l’Ucraina continuerà ad avere forze armate degne di questo nome. Il regime di Vladimir Putin se ne farà una ragione.

Sono affermazioni che vanno anche oltre quanto sostenuto da un altro pezzo grosso dell’establishment politico-accademico di regime, Vasily Kashin, in un recente articolo. Seguono l’aumento degli attacchi sul suolo russo, la riconquista di alcuni villaggi e territori da parte dell’Ucraina e un rapido deteriorarsi della situazione economica e dei conti pubblici. Potrebbero corrispondere alla disponibilità a compromessi per una pace "giusta", o almeno sostenibile. Per ora, la prospettiva è però quella di bombardamenti sempre più intensi sulle città e le infrastrutture del Paese invaso. Un’escalation per arrivare all’eventuale trattativa in posizione di relativa forza. E potersi assicurare il Donbass. Così Putin potrebbe fingere la vittoria.

È significativo che Suslov ci consegni queste osservazioni subito dopo che il suo presidente, dal palco del forum economico di San Pietroburgo aveva sminuito la crisi economica e militare. E liquidato la lettera con cui Volodymyr Zelensky gli offriva un faccia a faccia, il cessate il fuoco e la trattativa. Tattica della voce grossa per cercare almeno di limitare compromessi inevitabili? O davvero Putin vive in una realtà parallela?

Dmitry Suslov è dirigente e docente presso l’Alta scuola di economia di Mosca e membro del Consiglio russo per gli affari internazionali. L’intervista è stata rivista per ragioni di sintesi e chiarezza. È integrale nei contenuti.

Dmitry Suslov
Dmitry Suslov

Professor Suslov, nella lettera aperta di Zelensky che Putin ha più o meno snobbato non c’era proprio alcun appiglio che la Russia potesse afferrare per arrivare finalmente alla pace?

Assolutamente no, la lettera non contiene niente di nuovo. È solo offensiva. Alza il livello dell’insulto. Non è in alcun modo un passo diplomatico. Proprio perché è una lettera aperta. La diplomazia non funziona così. Niente vietava a Zelensky di scrivere a Putin privatamente, se davvero avesse voluto negoziare. La lettera ha come destinatari, in realtà, i Paesi europei, l’America e i cittadini ucraini. Non il nostro presidente.

Ecco, a proposito di Europa: è cambiato qualcosa nelle vostre posizioni riguardo alla partecipazione europea a future trattative di pace?

Zelensky insiste su questo punto e Putin ha risposto in modo chiaro: siamo pronti a parlare con quegli europei disposti a un impegno costruttivo. Ma solo su questioni che vanno oltre l’Ucraina. Sulla cooperazione energetica, su alcune questioni di sicurezza, sul controllo degli armamenti. Ma la Russia non può accettare l’Unione Europea ai negoziati sull’Ucraina. Perché la consideriamo parte in guerra.

Un motivo in più per averla al tavolo, no? E sull’integrazione dell’Ucraina nell’UE, qual è oggi la vostra posizione? Fino a qualche tempo fa eravate aperti all’ipotesi di un’integrazione solo “parziale”, economica. Con il veto alla dimensione militare prevista dai trattati dell’Unione. È cambiato qualcosa?

Il dibattito interno in Russia è ancora in corso. D’altra parte, la questione riguarda un eventuale accordo finale. Ne siamo ancora lontani.

La posizione del nostro Ministero degli Esteri è rigida. Parte dall’osservazione che l’Unione Europea è fortemente anti-russa. E che sta approfondendo l’integrazione nel settore della difesa, diventando di fatto un blocco militare.

Di conseguenza, sarebbe praticamente impossibile separare gli aspetti economici da quelli militari di tale integrazione. Gli europei insistono che l’integrazione nella difesa debba precedere quella economica. Il cancelliere Merz vuole le forze armate ucraine nella difesa UE.

Eh, certo: hanno l’esercito migliore del continente. Di gran lunga. Dovreste saperlo.

Proprio per questo l’ipotesi è assolutamente inaccettabile per la Russia. Se in teoria non siamo contrari all’integrazione economica, restiamo fortemente contrari alla componente militare. Ma siccome oggi è impossibile separare queste due dimensioni, la Russia si oppone all’integrazione tout court.

Quindi, non se ne parla proprio…

Esattamente.

Una chance in meno per la pace. Ma non è che la Russia cominci ad avere una certa urgenza di porre fine a questa carneficina? La guerra ormai l’avete in casa, con gli attacchi dei droni ucraini a lunga gittata. L’economia si è contratta. Sul fronte perdete decine di migliaia di soldati e qualche posizione. Il suo collega Kashin ha scritto su Russia in Global Affairs che urge un cessate il fuoco. Come discusso ad Anchorage. Sulle attuali linee, quindi. Poi, si potrebbe parlare del resto…

Non vedo la possibilità di un congelamento del fronte, almeno nel futuro immediato. Ma un cambiamento fondamentale è avvenuto recentemente in Russia, e l’articolo di Kashin lo rispecchia: nella maggioranza della leadership e dell’establishment è ormai emersa la conclusione che non saremo in grado di schiacciare completamente l’Ucraina, e quindi di poter imporre condizioni massimaliste per un accordo. A causa della massiccia produzione di droni da parte dell’Ucraina col supporto dei suoi partner europei.

Questa è una notizia. A quali condizioni rinunciate?

“Denazificazione e demilitarizzazione”, per esempio. Erano obiettivi di guerra fondamentali. Abbiamo capito che non abbiamo la capacità di raggiungerli. Nemmeno abbiamo davvero bisogno di raggiungerli, ora. E questa è la realtà.

Fantastico. E quindi? Facciamo questa benedetta pace?

Ma abbiamo bisogno di qualcosa che compensi il mancato raggiungimento degli obiettivi. La contropartita potrebbe essere il Donbass. Un simbolo di vittoria, per noi. O almeno potremmo presentarlo come una vittoria, seppur molto più limitata.

Cessate il fuoco e poi discussioni sul Donbass, allora? A Kyiv molti, anche vicino a Zelensky, lasciano intendere che la cessione di territori non è più un tabù…

Porre fine alla guerra semplicemente congelando la situazione attuale, come continua a proporre Zelensky, lascerebbe la Russia senza alcuna vittoria, né sostanziale né simbolica. Per questo viene considerato impossibile.

Ancora guerra? Ancora bombe sull’Ucraina?

Nonostante la consapevolezza di non poter raggiungere gli obiettivi fondamentali, prevale ancora l’idea che si possano ottenere obiettivi minimi. Il principale strumento per ottenerli è l’intensificazione degli attacchi in profondità, inclusi quelli contro Kyiv, sfruttando l’attuale carenza di difese aeree di cui soffre l’Ucraina.

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