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Il carburante costa troppo, compagnia scandinava cancella oltre mille voli

La compagnia scandiva SAS cancella almeno 1000 voli ad aprile: il motivo è legato all’aumento del prezzo del carburante dei jet, raddoppiato in 10 giorni a causa del conflitto in Medio Oriente e del blocco del Stretto di Hormuz (Brent oltre 110$). I tagli per il momento colpiscono soprattutto rotte brevi in Scandinavia, specie quelle domestiche norvegesi, per limitare l’impatto.
A cura di Biagio Chiariello
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La compagnia aerea scandinava SAS sta per affrontare una delle crisi più dure degli ultimi anni: ad aprile cancellerà almeno mille voli, una mossa drastica per provare a tamponare l'esplosione dei costi del carburante jet, schizzati alle stelle dopo l'escalation del conflitto in Medio Oriente.

"Il prezzo del carburante per aerei è raddoppiato in soli dieci giorni", ha spiegato senza giri di parole l'amministratore delegato Anko van der Werff in un'intervista al quotidiano economico svedese Dagens Industri. "È uno shock che colpisce dritto al cuore del settore: anche se stiamo cercando di assorbire quanto più possibile questi aumenti, non possiamo reggere a lungo."

SAS, che opera circa 800 voli al giorno (oltre 5.000 a settimana), ha già iniziato a limare il network: a marzo ha tagliato diverse centinaia di collegamenti, concentrandosi soprattutto sulle rotte nazionali norvegesi, con impatti minori su Svezia e Danimarca. Ma il grosso arriva ora, proprio dopo Pasqua, quando il traffico stagionale cala sensibilmente e le compagnie possono "nascondere" meglio le riduzioni senza lasciare a terra troppi passeggeri arrabbiati.

Le cancellazioni non saranno comunque diffuse in tutta Europa, ma restano concentrate su rotte a corto raggio nella regione nordica: collegamenti brevi e ad alta frequenza all'interno di Norvegia, Svezia e Danimarca, dove è più facile spostare i passeggeri su altri orari o voli vicini, senza toccare le rotte lunghe intercontinentali o europee principali (tipo verso Londra, Parigi o gli USA).

Il motivo è tutto geopolitico: da fine febbraio, dopo gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran e la risposta di Teheran che ha preso di mira impianti petroliferi nel Golfo, lo Stretto di Hormuz – da cui passa circa un quinto del petrolio e del gas mondiale – è di fatto bloccato. Il barile di Brent ha superato i 110-112 dollari, mandando il jet fuel fuori controllo.

Non è solo SAS a soffrire, comunque. Molte altre compagnie hanno già alzato le tariffe per scaricare parte dell'aumento sui biglietti: tra le prime Air France-KLM, Qantas, Cathay Pacific, Air India e la stessa SAS. Altre hanno sospeso del tutto i voli verso il Medio Oriente per ragioni di sicurezza. Gli esperti sono concordi: i prezzi alti dei biglietti potrebbero durare mesi, anche se le tensioni dovessero allentarsi, perché le rotte alternative (quelle che evitano il Golfo) sono già sotto pressione enorme.

Nel frattempo, c'è chi prova a cavalcare l'onda. La rivale Norwegian ha annunciato un rafforzamento immediato: tra il 25 marzo e il 12 aprile aggiungerà 120 voli extra, soprattutto dai Paesi nordici verso le classiche mete pasquali spagnole, per recuperare i passeggeri lasciati a terra da SAS.

La Scandinavian Airlines è la prima grande compagnia europea a prendere misure così pesanti sul network corto-medio raggio a causa di questa impennata dei costi. Altre, come Air New Zealand (che ha annunciato un taglio del 5% della capacità fino a maggio), Qantas, Thai Airways e Air France-KLM, stanno già applicando sovrapprezzi carburante o riduzioni simili.

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