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La morte di Alexei Navalny

Il biografo di Navalny: “Salvini parlava di lui con le parole di Putin. Era una minaccia per il Cremlino”

L’intervista di Fanpage.it a Ben Noble, biografo di Alexei Navalny: “Altro che ‘blogger senza importanza’: era una minaccia per il Cremlino. Ha contribuito a plasmare la Russia moderna”. E la risposta dell’Occidente alla sua morte deve essere “rapida, severa e sostenuta. Altrimenti Putin si sentirà incoraggiato ad aggredire”.
A cura di Riccardo Amati
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"È sorprendente quanto il commento di Salvini sia simile a quel che dice sempre il Cremlino su Navalny, e quanto sia sbagliato", replica Ben Noble quando Fanpage.it gli cita una dichiarazione data dall'attuale vicepremier nel marzo 2017 alla Stampa. Salvini definiva il dissidente come un blogger senza alcuna importanza. “Tutt’altro”, spiega lo storico britannico: “Il suo movimento rappresentava una minaccia significativa per Putin”.

Noble è professore di Politica russa alla Scuola di Slavistica ed Europa dell’Est all’University College di Londra. È anche un ricercatore del Royal Institute of International Affairs, meglio noto come Chatam House. Soprattutto, Noble è l’autore, insieme a Jan Matti Dollbaum e Morvan Lallouet di Navalny: Putin’s Nemesis, Russia’s Future? (London, 2021), un libro essenziale per capire chi è stato Alexei Navalny. Un attivista contro la corruzione imperante in Russia, un politico e un contestatore. La cui importanza in quel che resta della società civile del Paese di Putin non può esser sottovaluta.

La risposta al punto interrogativo con cui finisce il titolo del libro di Noble e dei suoi coautori è arrivata: Navalny non sarà il futuro del suo Paese. La residua speranza di chi così avrebbe voluto è stata brutalmente cancellata da quanto avvenuto il 16 febbraio nella colonia penale Ik-3, meglio nota come “Lupo polare”, a Kharp, città della Siberia nord occidentale costruita dai prigionieri del gulag ai tempi di Stalin.

Ben Noble.
Ben Noble.

Professor Noble, con Navalny è morto il futuro della Russia?

"Immagino che lo stesso Navalny direbbe che la risposta è “no”. Infatti, quando gli è stato chiesto quale sarebbe stato il suo messaggio al popolo russo se fosse stato ucciso, ha risposto semplicemente: Non vi arrendete. Non vorrebbe che la gente chinasse la testa, spaventata dalle azioni del regime di Vladimir Putin. E, in linea con il suo appello, vediamo già persone come la moglie Yulia Navalnaya e il prigioniero politico Ilya Yashin affermare decisi che non hanno paura. E che non si arrenderanno".

È comunque la fine di un periodo storico?

"La morte di Alexei Navalny sembra la fine di un’era. La fine di un’epoca in cui in Russia era ancora possibile un’opposizione politica autonoma. Naturalmente, quest’era è finita qualche tempo fa, in particolare dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Ma la continua presenza di Navalny, anche dietro le sbarre, ricordava quel periodo. E finché è rimasto in vita c’era una lontana possibilità che un giorno potesse essere libero e resuscitare una Russia che ora si sente perduta".

Chi era Navalny? Eroe democratico o ultra-nazionalista come dicono i suoi detrattori?

"Rispondiamo citando testualmente brani del libro su di lui: “Era un liberale che talvolta ha fatto dichiarazioni nazionaliste, o addirittura razziste”. E ancora: “Nel 2008, la conferenza del Nuovo nazionalismo politico, a cui partecipò anche il gruppo Narod di cui Navalny faceva parte, adottò una risoluzione che voleva offrire agli elettori un nazionalismo dalla faccia umana. Niente ‘folli patrioti sovietici’ né skinheads […]. Alcuni liberali, come Ilya Yashin — amico di Navalny ma non certo simpatizzante del nazionalismo — approvarono questo trend […]. Era un tentativo di creare una fusione tra liberalismo e nazionalismo — una dottrina che potesse unire la maggioranza della popolazione contro il regime di Putin”.

Non era un estremista, quindi. D’altra parte basta leggere i suo “Quindici punti”, che tracciano un programma politico liberale in cui il nazionalismo è proprio assente, Ma allora perché prese parte alla Marcia Russa, che periodicamente raduna a Mosca estrema destra e un bel po’ di neonazisti?

"Evgenia Albats (una delle più famose giornaliste russe, di idee liberali, anti-regime, ndr) ha raccontato di avergli suggerito lei di parteciparvi e che lo accompagnò. Questa strategia è stata definita come “normalizzazione” del nazionalismo".

L’attuale nostro vice-premier Matteo Salvini — criticato per aver detto di fidarsi dei medici e dei giudici russi per capire come è morto Navalny — una volta lo ha definito "un blogger anti-Putin venduto come leader dell’opposizione”. Praticamente, un personaggio senza reale importanza. Era davvero così?

"È sorprendente come il commento di Salvini sia simile alla ricorrente narrativa del Cremlino. Ed è anche un commento chiaramente sbagliato. Navalny era molto più di un blogger: era uno la cui carriera pubblica è iniziata come blogger di successo che conduceva indagini sulla corruzione, si è poi trasformato in un attivista, nel leader della protesta e in un politico che ha costruito un movimento che rappresentava una minaccia significativa per il Cremlino".

Si può dire che Navalny abbia in qualche modo plasmato la Russia che conosciamo?

"Navalny ha sicuramente contribuito a plasmare la moderna politica russa. Ha fortemente influenzato il significato di essere un attivista, un leader della protesta e un politico, utilizzando i suoi numerosi talenti – tra cui il carisma e la capacità di utilizzare i social media – per costruire un movimento nazionale. Ispirando altri a unirsi al suo appello per una “Russia senza Putin”. Ha anche contribuito a definire i confini dell’accettabilità — o inaccettabilità — del discorso politico presso diverse comunità, con i suoi sporadici commenti nazionalisti, razzisti e xenofobi che hanno accompagnato le sue ben più coerenti posizioni liberali. Proprio come la Russia post-sovietica è cambiata molto, anche Navalny è cambiato in molti modi. L’ influenza è andata in entrambe le direzioni. È stata reciproca".

Quindi anche la Russia ha plasmato Navalny. E quale sarà il prossimo passo di Putin? Non si porrà più alcun limite?

"Se la risposta alla morte di Navalny da parte dei paesi occidentali non sarà rapida, severa e sostenuta, Putin si sentirà incoraggiato. E chissà come potrebbe estendere l’aggressione già in atto nella sua guerra all’Ucraina".

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