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La morte di Alexei Navalny

Gli ultimi mesi in carcere di Navalny, agli amici scriveva: “Se gli diranno di strangolarti, lo faranno”

Gli ultimi mesi di Navalny in carcere tra libri e lettere scritte ed inviate ad amici e conoscenti. In cella leggeva il racconto ‘Nel burrone’ di Cechov. La madre del dissidente politico ha denunciato Mosca per aver rifiutato nuovamente di consegnare la salma del 47enne ai familiari.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Gli ultimi mesi in carcere di Alexey Navalny sono stati scanditi dalla scrittura di lettere a familiari e amici e dalla lettura dei suoi libri. Quarantaquattro volumi in inglese letti in un anno, oltre alla programmazione della sua agenda politica per il futuro e le riletture dei romanzi che più aveva amato nella solitudine della sua cella. All'amico Sergey Parkhomenko, oggi esule in Grecia, raccontava di aver letto con piacere Checov. "Quando sono partito dalla colonia – scriveva nelle sue lettere – ho lasciato lì quasi tutti i miei libri. Li avevo ormai finiti, ma quando sono arrivato qui e mi hanno messo in quarantena ho chiesto di avere qualcosa dalla mia libreria. Mi hanno portato Resurrezione di Tolstoj, Delitto e castigo e i racconti e opere teatrali di Cechov. Bene, ho pensato vi fosse una logica: mi avevi scritto delle sue commedie ed eccole qui!".

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L'amico Sergey Parkhomenko esule in Grecia

La missiva è giunta a destinazione lunedì scorso, cinque giorni prima della morte dell'oppositore politico di Putin. Parkhomenko, infatti, partecipò alle manifestazioni di piazza Bolotnaya ed è un'ex voce della radio Eco di Mosca. Insieme a Navalny, divenne una delle figure più note ed esposte del movimento di protesta del 2011-2013. Dopo la prima invasione del Donbass nel 2014, divenne membro del Comitato di dialogo tra Ucraina e Russia. In seguito scelse l'esilio negli Stati Uniti e poi in Grecia, dove risiede da quasi due anni.

"I prigionieri del regime speciale trattavano APC (Anton Pavlovic Cechov) senza alcuna riverenza – scriveva il 47enne – e hanno strappato metà dei fogli di tutte le altre commedie. Le opere teatrali restano quindi ancora in lista d'attesa. Molte sue storie brevi si sono però salvate". Negli ultimi mesi prima della morte, il dissidente non stava pensando alla morte: pensava a nuovi libri da leggere, scriveva agli amici e parlava di libri e cibo, come documentato anche dal New York Times".

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Le ultime lettere di Navalny prima della morte in carcere

"Tutti pensano che io abbia bisogno di parole commoventi e patetiche – asseriva in una delle sue lettere- Ma quello che mi manca davvero è una presa sulla realtà, sulla fatica di tutti i giorni, le notizie sulla vita, sul cibo, sugli stipendi e i pettegolezzi".

Su Cechov, appena qualche settimana prima della morte, Navalny scriveva lettere entusiaste. "Avevamo l'impressione che le sue storie fossero piccole, semplici e qualche volta perfino divertenti. Adesso però non trovo altrettanto buio nella descrizione della disperazione e della povertà neppure FMD (Fiodor Mikhailovic Dostoevskij, ndr). Dopo aver finito ‘Nel burrone', ho fissato il muro con sguardo assente per cinque minuti: chi avrebbe mai detto che lo scrittore russo più oscuro fosse Cechov? Hai ragione tu, bisogna leggere i classici perché non li conosciamo".

Il racconto citato da Navalny nella missiva parla di un uomo condannato a sei anni di lavori forzati in Siberia. Cechov la scrisse ispirandosi a una storia vera raccontatagli durante il suo viaggio alla colonia penale dell'isola di Sakhalin della quale aveva poi denunciato la corruzione dei carcerieri e le disumane condizioni dei detenuti.

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La mamma di Navalny fa causa a Mosca

Secondo lo staff dell'oppositore politico, Navalny non pensava alla morte e nelle sue lettere la sua speranza per il futuro appariva evidente. Mostrava però anche grande lucidità su come funzionava il carcere per i dissidenti politici: "Nessuno può capire com'è vivere questa condizione senza essere stato qui. Se domani gli dicono di darti da mangiare caviale, loro lo faranno. Se gli diranno di strangolarti nella tua cella, loro ti strangoleranno".

Subito dopo l'annuncio della notizia, lo staff del dissidente politico ha puntato il dito contro Putin, sostenendo che la morte del 47enne fosse stata causata da una direttiva del Cremlino. Secondo la moglie Yulia Borisovna, il 47enne sarebbe stavo avvelenato con il Novichok, al quale era già sopravvissuto per miracolo nel 2020. La madre dell'oppositore politico ha chiesto in un filmato diffuso sui social di poter vedere la salma, rivolgendosi direttamente a Putin. "La decisione spetta solo a te – aveva detto Lyudmila Navalnaya -. Permettimi di dare degna sepoltura a mio figlio".

Dopo l'ennesimo rifiuto delle autorità russe, che nel frattempo hanno annunciato di voler "estendere" l'inchiesta sulle cause della morte, la donna ha sporto denuncia contro Mosca e l'udienza si terrà il 4 marzo. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Tass, la Corte ha ricevuto una denuncia per "atti illegali" e l'udienza si svolgerà a porte chiuse.

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