Vincent Lambert, il paziente tetraplegico da dieci anni in stato vegetativo e diventato simbolo del dibattito sul fine vita in Francia, è morto questa mattina. L'iter di interruzione dei trattamenti sanitari che lo tenevano in vita è stata avviato nove giorni fa, come si leggeva in una mail inviata dal medico Vincent Sanchez, capo del reparto di cure palliative dell'Ospedale universitario di Reims, ad ognuno dei dei familiari dell'uomo. Il protocollo medico prevedeva la "cessazione del trattamento" e "sedazione profonda e continua".

Rachel, moglie di Vincent Lambert, ha sempre dichiarato in questi anni che lui non avrebbe voluto vivere in questo stato, ma il padre e la madre si sono opposti fino all'ultimo istante. Anche oggi Pierre e Viviane Lambert, i genitori di Vincent, hanno denunciato in un comunicato che loro figlio è stato "ucciso dalla ragion di Stato e da un medico che ha rinunciato al giuramento di Ippocrate". "E' il momento del lutto e del raccoglimento – scrivono i genitori di Lambert – ma è anche il momento della meditazione su questo crimine di Stato".

La battaglia legale sulla sorte del malato è iniziata nel 2013, quando ci fu una prima sospensione delle cure, poi ripristinate attraverso un ricorso in tribunale. Lambert, deceduto a 42 anni, era padre di una bambina nata nel 2008, qualche mese prima dell'incidente stradale che l'aveva lasciato in stato vegetativo. Alla notizia della morte dell'uomo Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha annunciato una preghiera per la famiglia, per i medici, per tutte le persone coinvolte in questa vicenda. "La morte di Vincent Lambert e la sua storia sono una sconfitta per la nostra umanità". 

Perché i genitori di Lambert si sono opposti all'eutanasia

La vicenda di Vincent Lambert è stata paragonata in Italia a quella di Eluana Englaro. Da oltre 10 anni il 42enne francese viveva in uno “stato vegetativo cronico irreversibile”, secondo i medici. Poteva respirare solo grazie al supporto di una macchina, non era in grado di esprimersi né muoversi ed era alimentato artificialmente. I genitori, ferventi cattolici e fortemente contrari all'eutanasia, avevano sempre puntato sul fatto che, malgrado la gravità della situazione, Vincent avesse comunque una “coscienza minima”. Ma proprio questa circostanza, secondo i medici, avrebbe dimostrato che il paziente poteva provare sofferenza, da anni, pur essendo totalmente incapace di esprimerla e di reagire agli stimoli. Nei mesi scorsi anche il Comitato di protezione delle persone handicappate dell'Onu (OHCHR) aveva invitato la Francia a sospendere qualsiasi decisione di interruzione delle cure in attesa di un'istruttoria sul caso. La ministra della Salute, Agnès Buzyn, aveva tuttavia dichiarato che la Francia non era legalmente tenuta ad osservare la disposizione. Martedì scorso la svolta: i medici dell'ospedale di Reims.