Francia, a processo 55 attivisti di Greenpeace. Ci sono anche sette italiani
Ci sono anche sette italiani tra gli imputati del processo nei confronti di 55 attivisti di Greenpeace iniziato oggi a Colmar, in Francia. I militanti dell'organizzazione ecologista il 18 marzo scorso tentarono un'irruzione nella centrale nucleare di Fassenheim, in Francia. Quella mattina alcuni attivisti forzarono i cancelli del sito ed entrarono. Molti, armati di scale, salirono in cima all'impianto per appendere uno striscione di 400 metri quadrati con su scritto "Stop risking Europe”, basta mettere a rischio l’Europa. La maggior parte degli attivisti sono finiti in mano alla polizia ben prima di portare a termine l'operazione, ma ciò non scoraggiò pochi altri, che sono riusciti a portare a conclusione l'operazione prima di essere a loro volta ammanettati. Tra loro c’erano tedeschi, austriaci, ungheresi, francesi, turchi, un australiano e un israeliano. Questi ultimi, provenienti da paesi che non fanno parte dell’area Schengen, non possono rientrare in Francia. In segno di solidarietà, gli altri attivisti hanno rinunciato a presentarsi in aula.
Greenpeace: "Il nucleare è un'energia sporca, pericolosa e non necessaria"
Greenpeace ha commentato l'inizio del processo con una nota sul suo sito: "Vi fidereste di un vecchio impianto nucleare, datato 1977? Noi no, e non solo per la sua “anzianità”. Per questo il 18 marzo scorso circa 60 attivisti, arrivati da tutto il mondo, hanno fatto irruzione nella – ormai “trentasettenne” – centrale nucleare di Fessenheim, una delle più vecchie d’Europa. Un’azione per denunciare i numerosi rischi del nucleare per l’ambiente e per l’umanità: pericoli purtroppo ancora attuali, e per di più esponenziali, se si considera “l’anzianità” di impianti in funzione da decenni". L'organizzazione ha quindi ricordato che in Europa 34 siti nucleari sono ancora attivi: "Il nucleare è un’energia sporca, pericolosa e non necessaria, oltre che superata: le risorse economiche che si cerca ostinatamente di investire per “ringiovanire” i vecchi impianti o per la costruzione di nuove strutture potrebbe – dovrebbe- essere invece destinata ad una politica energetica lungimirante e rispettosa del Pianeta, basata sullo sfruttamento delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica".