Elezioni in Russia, da oggi il voto per rinnovare la Duma: partiti, candidati e come funzionano
Da oggi fino a domenica 20 settembre 2026 si terranno le elezioni per rinnovare la Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo. Al momento l’organo è controllato da Russia Unita, il partito di Putin, che alle politiche del 2021 aveva vinto 324 seggi su 450. Tutte le formazioni che possono partecipare, al netto delle sfumature (ciascuna, su carta, ha il proprio orientamento), appoggiano la guerra contro l’Ucraina. Ad agosto infatti la Corte Suprema ha escluso dalle elezioni la lista federale di Yabloko, l’unico partito pacifista e filo-occidentale.
La Russia va al voto mentre è in guerra: sono le prime elezioni parlamentari da quando ha invaso l’Ucraina. A pochi giorni dall’apertura delle urne la televisione di Stato ha trasmesso il discorso di Putin: “La vostra scelta e la vostra volontà dimostreranno ancora una volta che milioni di persone sostengono i nostri soldati”. Il presidente della Federazione parla alla nazione: “Siamo un popolo unito, legato da valori condivisi, memoria storica e amore per la nostra patria”. L'ex ufficiale del KGB vuole dimostrare al mondo che il paese è con lui:“Nessuno riuscirà a dividerci o a intimidirci, né a minare la nostra statualità e il nostro sistema socio-politico".
Come funzionano le elezioni in Russia per rinnovare la Duma di Stato
L’Assemblea federale russa è formata dal Consiglio della Federazione e dalla Duma di Stato. Nel sistema istituzionale del paese la camera bassa è un organo politicamente rilevante perché approva le leggi e il candidato premier proposto dal presidente della Federazione. Il Consiglio della Federazione invece rappresenta i territori e svolge funzioni di revisione legislativa (anche se detiene poteri significativi su questioni specifiche, come ad esempio l’impiego delle forze armate all’estero, che deve autorizzare).
La Duma è formata da 450 deputati, che vengono eletti per cinque anni attraverso un sistema misto: metà dei seggi, cioè 225, viene assegnata con formula proporzionale. In pratica l’elettore vota una lista e gli scranni vengono distribuiti in proporzione ai suffragi ottenuti, su base nazionale (c’è un unico collegio che copre tutta la Federazione). Per poter accedere al meccanismo di ripartizione dei seggi bisogna superare la soglia di sbarramento, che la legge elettorale fissa al 5%. Per gli altri 225 invece le regole prevedono altrettanti collegi uninominali, dove viene eletto un solo deputato; vince il seggio chi prende più voti degli altri, secondo una logica maggioritaria. Con una maggioranza di 300 deputati una forza politica o una coalizione di partiti può approvare riforme e leggi costituzionali (anche se le procedure previste richiedono anche altri passaggi, come il via libera del Consiglio della Federazione).
Le elezioni si terranno tra il 18 e il 20 settembre, e in una parte del paese è ammesso anche il voto elettronico (la commissione elettorale lo ha autorizzato in trentadue regioni ed entità federate, oltre che nella città di Mosca).
Le prime elezioni della Duma dalla guerra in Ucraina
Il governo ha avviato l'operazione "militare speciale", come l'ha definita il regime, il 24 febbraio 2022; le ultime politiche risalgono a settembre del 2021, circa cinque mesi prima dell’invasione dell’Ucraina. Ma non sono le prime consultazioni dall’inizio della guerra: nel 2024 si sono tenute le presidenziali, che Putin ha vinto con percentuali bulgare (l'87,3%), ottenendo l’ennesima riconferma. Con una risoluzione approvata a larga maggioranza il Parlamento europeo le ha definite “illegittime e antidemocratiche”. L'assemblea ha scritto di un clima di repressione e dell'assenza di media liberi, oltre che di osservatori internazionali credibili.
Alla vigilia del voto per le parlamentari, attraverso un discorso alla nazione, Putin ha esortato i cittadini ad andare alle urne per dimostrare il loro sostegno ai soldati e, più in generale, l’unità del popolo russo, in un momento in cui gli effetti della guerra pesano sul costo della vita e il paese viene colpito dai droni ucraini. Si voterà anche in Crimea e persino al fronte, nelle aree sotto il controllo militare di Mosca, all’interno delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson.
I partiti candidati e l'esclusione di Yabloko
Sulla scheda elettorale, dove sono indicate le forze politiche abilitate a presentare una lista nazionale, gli elettori trovano dieci partiti: Russia Unita, il Partito comunista della Federazione Russa (KPRF), il Partito liberal-democratico russo (LDPR), Russia Giusta, Nuova Gente, i Verdi, Comunisti di Russia, il Partito dei pensionati per la giustizia sociale, il Partito della democrazia diretta e Rodina. Cinque di queste formazioni – Russia Unita, comunisti, LDPR, Russia Giusta e Nuova Gente – hanno già una propria delegazione di deputati nella Duma uscente.
Anche se ciascuna ha un programma e un'identità politica propria, e alcune forze in determinate occasioni hanno contestato il governo su temi specifici (ad esempio, in passato il partito comunista ha criticato la riforma delle pensioni promossa dall'esecutivo), tutte e dieci sostengono apertamente l’invasione dell’Ucraina. Fa eccezione Yabloko, un partito liberale e pro-democrazia fondato negli anni Novanta. Anche se in passato ha avuto una rappresentanza alla Duma, per queste elezioni politiche è stato tagliato fuori dal proporzionale; dunque, non potrà presentare una lista nazionale. Alcuni suoi candidati, tuttavia, sono rimasti in corsa nei collegi uninominali. L’esclusione nasce da un ricorso presentato da Rodina, forza politica ultra-nazionalista, alla Corte Suprema russa.
Il tribunale l'ha motivata con presunte violazioni delle norme sul finanziamento elettorale e sulla proprietà intellettuale. In base alla ricostruzione della Corte Suprema, sul conto elettorale del partito sono confluiti contributi da persone che, a loro volta, avevano ricevuto denaro dall'estero: circa 2,8 milioni di rubli tra il 9 luglio e il 2 agosto, provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Israele e altri Paesi. Yabloko ha sostenuto che le donazioni ricevute dal partito da questi soggetti ammontassero complessivamente a 16.900 rubli. Il giudice ha inoltre contestato al partito spese per la propaganda online che, secondo una stima presentata nel processo, avrebbero superato i limiti consentiti. Tra le violazioni del diritto d'autore indicate nella sentenza figurano invece l'uso senza autorizzazione di versi della canzone “Possa esserci sempre il sole”, della frase “purché non ci sia la guerra”, di dati del Levada Center, di fotogrammi tratti da vecchi film e perfino di un'immagine generata con ChatGPT. Yabloko ha respinto tutte le contestazioni e ha presentato ricorso, ma la decisione è stata confermata in appello il 17 agosto.
Alle elezioni in Russia non ci saranno osservatori dell'OSCE
Anche se la Russia fa parte dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, alle elezioni per la Duma non ci saranno i suoi osservatori. Questa istituzione monitora regolarmente le consultazioni elettorali nei Paesi membri attraverso l’ODIHR, l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani; il suo staff non controlla soltanto ciò che accade nei seggi, ma valuta anche altre variabili, come le regole elettorali, l'accesso ai media o la possibilità per i cittadini o associazioni della società civile di contestare eventuali irregolarità.
Però per poter inviare una missione l’OSCE deve essere formalmente invitata dal Paese in cui si vota. Si tratta di un impegno che gli Stati partecipanti, Russia compresa, hanno assunto con il Documento di Copenaghen del 1990. Secondo l’ODIHR, nei mesi precedenti alle elezioni erano stati avviati contatti con le autorità federali per organizzare una missione preliminare e, in seconda battuta, stabilire modalità e perimetro dell’osservazione. Mosca, però, non ha fornito una risposta sostanziale e poi non ha inviato l’invito necessario. L’OSCE considera questa scelta incompatibile con gli impegni assunti dalla Russia all’interno dell’organizzazione.
Non è la prima volta. Alle parlamentari del 2021 Mosca aveva imposto limiti molto rigidi al numero di osservatori ammessi e l’organizzazione aveva rinunciato a inviare la missione, sostenendo che non avrebbe potuto svolgere il proprio lavoro in modo efficace. Per le presidenziali del 2024, invece, la Russia non aveva trasmesso alcun invito, come è accaduto nuovamente nel 2026."Credo che l'ODIHR passerà alla storia come un organismo tristemente famoso per i suoi doppi standard in quanto supervisore elettorale internazionale", ha detto la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, per giustificare la mancata autorizzazione. "Abbiamo già detto che è proprio per questi motivi che non parteciperà al monitoraggio internazionale delle elezioni di settembre in Russia."