Silvio Berlusconi annuncia di aver salvato cinque agnellini dal macello e si fa fotografare mentre abbraccia le bestiole e dà il biberon ad uno di loro. L’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente comunica che quest’anno le vendite di carne d’agnello sono in picchiata, con quasi il 30 percento in meno. Su Twitter è stato lanciato l’hashtag #savethelamb con l’obiettivo di fermare la mattanza degli agnelli. Tutto questo mentre mancano pochi giorni a Pasqua, il giorno dell’anno in cui, tradizionalmente, si consumano nella sola Italia migliaia di tonnellate di carne d’agnello, pari a circa tre milioni e mezzo di animali.

Ma da cosa nasce la tradizione di mangiare agnello? E’ certamente una tradizione cristiana, ma solo una tradizione: non è un obbligo e di certo nessun testo ufficiale della Chiesa cattolica indica che la Pasqua non è tale se non si mangia un tenero agnellino. Anzi, a sorpresa, nel 2005, Benedetto XVI sostenne la tesi che Gesù Cristo non consumò agnello durante l’Ultima Cena, contraddicendo credenze plurisecolari.

L’agnello, simbolo di purezza, è un animale presente in molti punti della Bibbia. Per gli ebrei era praticamente obbligatorio mangiare agnello a Pasqua, in ricordo del fatto che Dio promise al popolo di Mosè la salvezza dei primogeniti se i loro capifamiglia avessero segnato le porte delle loro case in Egitto con sangue d’agnello. Con l’avvento del cristianesimo l’agnello è diventato uno dei simboli principali perché considerato un simbolo del Messia, che è “agnello di Dio”: Gesù stesso è l’agnello, che si sacrifica per gli uomini e li purifica versando il suo sangue. Basti pensare che San Paolo scrive che “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato”. Il significato simbolico dell’agnello è stato poi ripreso da molti artisti, a partire dal Medioevo: in numerosi ritratti dell’Ultima Cena è presente carne sulla tavola dove mangiano Gesù ed i suoi apostoli.

Quest’anno anche Famiglia Cristiana, la più importante rivista cattolica italiana, ha preso netta posizione contro la strage degli agnelli. Rispondendo ad un lettore, il direttore don Antonio Rizzolo ha scritto: “L’attuale strage di agnellini per la Pasqua è ormai lontana da ogni tradizione religiosa. Né ha alcuna giustificazione teologica, in quanto il vero agnello pasquale è Cristo stesso. Si tratta solo di abitudini alimentari che si possono superare.” Tuttavia, secondo il giornale dei Paolini non si deve per forza diventare vegetariani: “si tratta – prosegue don Rizzolo – di evitare inutili stragi e maltrattamenti sia nell’allevamento sia nel trasporto. E comunque, diminuire il consumo di carne può fare solo bene, così come mangiare a Pasqua un agnello… sotto forma di dolce.”