Un migrante di nazionalità pakistana ha perso la vita in Croazia dopo aver calpestato una mina antiuomo, residuato bellico della guerra in ex Jugoslavia. È accaduto nella foresta di Saborsko, a poca distanza dal confine bosniaco, in una zona in cui nessun croato si reca da tempo proprio per non correre il rischio di innescare una delle 20mila mine antiuomo inesplose di cui è disseminata l’area. L'esplosione dell'ordigno – tra i più vigliacchi mai inventati dall'uomo – ha causato il ferimento di altre dieci persone e una di loro versa in gravi condizioni.

Stando a quanto riferisce il quotidiano Avvenire il gruppo, complice l'aumento delle temperature degli ultimi giorni, aveva deciso di tentare di raggiungere la Slovenia e da lì poi l'Italia. A interrompere il viaggio è stata però la deflagrazione della mina. La polizia ha ricevuto una richiesta di soccorso ed è intervenuta trovando un uomo senza vita e i suoi compagni feriti, uno dei quali in modo molto grave. L'ipotesi, tuttavia, è che siano molte di più le persone che si sono imbattute nell'ordigno. "Il resto del gruppo si è allontanato in una direzione sconosciuta", hanno spiegato alcuni poliziotti alla stampa croata. la zona è stata sorvolata da un elicottero dal quale – da un altoparlante – è stato spiegato di non inoltrarsi nell’area a causa delle molte mine inesplose. L’intervento degli artificieri per soccorrere i migranti coinvolti nella tragedia non è stato semplice: gli sminatori infatti hanno dovuto bonificare l'area  e solo diverse ore più tardi sono riusciti a portare al sicuro le vittime

Secondo il centro croato per lo sminamento dalla fine della guerra – nel 1995 – più di 200 persone sono state uccise dalle mine antiuomo disseminate in numerose zone del paese: gli esplosivi sarebbero oltre 18mila, disposti soprattutto nei pressi dei confini con gli altri stati balcanici.