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Opinioni

Cosa hanno in comune l’Italia e l’Egitto che umilia decine di gay?

Una storia esemplare di giornalismo che si trasforma nella più orrenda delle delazioni: protagonista è la giornalista televisiva egiziana Mona Iraqi che per realizzare un reportage fa arrestare 30 uomini accusati di essere omosessuali e quindi “dissoluti”.
A cura di Sabina Ambrogi
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Come il protagonista del recentissimo film The Nightcrowler, lo Sciacallo, la giornalista televisiva egiziana Mona Iraqi trasforma le riprese per un “reportage” su sesso e propagazione dell'Aids in un episodio di delazione e di punizione da infliggere alla libertà sessuale, il tutto per confezionare – con certezza di ascolti – la puntata del suo programma “Al-Metsakhabi” (Ciò che ci nascondono).

Il metodo utilizzato è stato dei più infimi. La giornalista va con la troupe di operatori in un hammam del Cairo dove intende riprendere incontri sessuali tra uomini. Spalanca le porte ma viene cacciata via una prima volta. La sera ritorna e riesce a riprendere, guarda caso, l'arresto di una trentina di uomini: clienti, proprietario e impiegati. Secondo alcuni testimoni, sarebbe stata lei stessa a chiamare la polizia. Il fatto certo è che lei si trovava in primissima linea per riprendere in diretta la retata in cui sono stati portati via gli uomini quasi nudi. Un'operazione che la stessa giornalista riprende e fotografa col suo cellulare. Poi si complimenta per l'arresto, una “riuscita” lo chiama, e posta sui social network il momento: pubblica le fotografie senza curarsi di pixellarle e condivide la clip di questa corale umiliazione su Facebook per lanciare la puntata del suo programma, commentando: “Mona Iraqi vi rivela cosa si nasconde dietro la propagazione dell'Aids e il commercio collettivo del sesso in Egitto”.

Questi uomini sono oggi arrestati per “dissolutezza”, un'accusa utilizzata spesso contro gli omosessuali in Egitto, e rischiano lunghe pene in prigione. "Il proprietario dell'hammam è accusato di aver trasformato il suo esercizio in luogo di condotta immorale e indecente e di omosessualità di gruppo”, così dice il procuratore di Azbakeyah, quartiere dove si trova l'edificio all'agenzia francese Afp. Su internet si è innestato però un circuito di condanna virtuoso: “la giornalista Mona Iraqi getta vergogna sulla sua professione collaborando con la polizia per arrestare e umiliare degli omosessuali al Cairo”, oppure “la retata di Mona Iraqi”. Ma se ne possono leggere di ben più violenti nei suoi confronti. Il mese scorso, otto omosessuali erano stati condannati a tre anni di prigione per la “pubblicazione di immagini indecenti”: avevano partecipato a un matrimonio gay, che è stato filmato e diffuso su internet, dove si vedeva una coppia di gay, circondata da amici, baciarsi e scambiarsi le fedi su una barca.

Inoltre, rapporti sessuali tra uomini sono piuttosto frequenti nel mondo musulmano soprattutto prima del matrimonio, vista la pretesa che le donne arrivino vergini a questo. Ma per sposarsi occorre molto denaro, e in Egitto il livello di disoccupazione è elevatissimo, quindi il paradosso è che in moltissimi casi, il rapporto unico possibile è quello omosessuale anche se non è il proprio orientamento. Ma questo al tempo stesso viene punito o represso.

Anche se la legge egiziana non vieta l'omosessualità, dalla presa del potere del presidente e ex militare Al-Sissi, il regime ha rinforzato la sua repressione nei confronti della comunità gay: “le autorità egiziane hanno più volte arrestato e torturato degli uomini sospettati di condotta omosessuale” osservava a settembre l'Osservatorio dei Diritti Umani. Questa Ong ha anche sollevato la questione della pratica di “test medici ” per determinare l'orientamento sessuale. In Egitto più di 80 persone sarebbero dietro le sbarre, colpevoli di "omosessualità”.

Qualcosa di simile è accaduto in Italia con l'ormai notissimo “metodo Boffo”, che però si ricorda solo per significare una campagna di stampa su informazioni pasticciate e inventate, sollevata con l'obiettivo di rovinare una persona. Cosa che avvenne: la vittima, il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo, fu costretto a licenziarsi. Ma di quell'azione infima compiuta da Vittorio Feltri   si dimentica sempre lo sfondo punitivo dell'omosessualità, e la percezione di questa come una colpa. Dino Boffo nel 2009 aveva aspramente condannato nelle colonne del quotidiano cattolico l'allora presidente del Consiglio Berlusconi per le storie di prostituzione che lo avevano visto protagonista nelle sue residenze.

Per “punirlo” di quella che secondo l'accusa del Giornale era un'intrusione nella vita privata di un persona con un alto incarico pubblico, Vittorio Feltri accusò Boffo di incoerenza pubblicando un documento – presentato come un’informativa della polizia – secondo il quale sarebbe stato “querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione”. A parte che il documento risultò inventato, e la storia anche, ma in quale paese, se non in quelli islamici dai quali ci sentiamo sempre molto distanti, la polizia dovrebbe “attenzionare” qualcuno perché è omosessuale?

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Autrice televisiva, saggista, traduttrice. In Italia, oltre a Fanpage.it, collabora con Espresso.it. e Micromega.it. In Francia, per il portale francese Rue89.com e TV5 Monde. Esperta di media, comunicazione politica e rappresentazione di genere all'interno dei media, è stata consigliera di comunicazione di Emma Bonino quando era ministra delle politiche comunitarie. In particolare, per Red Tv ha ideato, scritto e condotto “Women in Red” 13 puntate sulle donne nei media. Per Donzelli editore ha pubblicato il saggio “Mamma” e per Rizzoli ha curato le voci della canzone napoletana per Il Grande Dizionario della canzone italiana. E' una delle autrici del programma tv "Splendor suoni e visioni" su Iris- Mediaset.
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