Condannati sei leader croati per crimini di guerra contro la comunità bosniaca

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La sentenza del Tribunale dell’Onu ha stabilito che assassinii, stupri, torture ed espulsioni illegali facevano parte di un progetto studiato dai leader croati con l’unico obiettivo di rimuovere in modo permanente i musulmani dai territori di cui i croati di Bosnia reclamavano la titolarità.

Sei leader croati, tra politici e militari, sono stati condannati dal Tribunale dell'Onu per crimini commessi durante la guerra dell'ex Jugoslavia: i sei sono stati ritenuti responsabili della persecuzione, espulsione ed assassinio di membri della comunità musulmana bosniaca, in ottemperanza al progetto che voleva fare della Bosnia parte dello stato croato. Secondo i giudici, la figura di riferimento per la messa in pratica del piano di annessione era  l'allora presidente croato Franjo Tudjman, morto nel 1999.

I sei imputati sono stati condannati a pene varianti tra i 10 e i 25 anni di reclusione. Il verdetto più pesante ha riguardato Jadranko Prlic, 53 anni, ex capo di stato maggiore dell'Hvo (il Consiglio croato di difesa) e successivamente leader dell'auto-proclamata repubblica croata di Herceg-Bosna. Venti anni a Bruno Stojic, 58 anni, ex numero uno del dipartimento della difesa dell'Hvo, a Slobodan Praljak, 68 anni, ex capo di stato maggiore dell'Hvo, e a Milivoj Petkovic, 63 anni, numero due delle forze dell'Hvo. Sedici anni a Valentin Coric, 56 anni, uno dei capi della polizia militare croata in Bosnia, mentre Berislav Pusic, 60 anni, ex presidente della commissione dell'Hvo, responsabile dello scambio di prigionieri e dei luoghi di detenzione gestiti dai croati, è stato condannato a 10 anni.

Assassinii, stupri, torture ed espulsioni illegali facevano dunque parte di un progetto studiato dai leader croati con l'unico obiettivo di rimuovere in modo permanente i musulmani dai territori di cui i croati di Bosnia reclamavano la titolarità. Non si trattavano , dunque di "violenze casuali perpetrate da soldati incontrollabili".

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