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15 Novembre 2018
16:03

“Chiamami papà”, poi stupra una 13enne. È un poliziotto: “Lei diceva di amarmi”

Ian Naude, 30enne di Market Drayton, in Gran Bretagna, con un passato nell’esercito britannico, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su minore. Lui nega, ma deve rispondere di molteplici altre accuse: per anni si sarebbe finto un adolescente, inducendo ragazzine a mandargli foto e video hot.
A cura di Biagio Chiariello
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Un poliziotto inglese di 30 anni è stato riconosciuto colpevole di stupro e violenza sessuale contro una tredicenne. Ian Naude, originario di Market Drayton, per giustificarsi delle accuse di fronte alla Corte di Liverpool non ha trovato niente di meglio da dire che "a lei piaceva" e ha ammesso di averle detto "chiamami papà". E poi ha aggiunto: "È successo solo una svolta, mi faceva emozionare. Mi abbracciava dicendo che mi amava, che a lei piaceva fare l'amore con me”. Stando a quanto accertato, Naude avrebbe abusato della ragazzina dopo un intenso scambio di messaggi e foto a luci rosse. L’incontro sessuale sarebbe avvenuto dopo che il 30enne ha prelevato l'adolescente da casa sua mentre sua madre era fuori e l’ha portata in una strada di campagna. Naude, in passato servizio in Afghanistan come mitragliere dell'esercito con il Royal Irish Regiment, ha abusato della 13enne sul sedile posteriore della sua auto, con l’uomo che avrebbe fatto foto e video della violenza con il suo cellulare. La giovanissima ha poi raccontato tutto alla madre che ha immediatamente sporto denuncia.

Lui e la ragazzina si erano conosciuti un anno fa, nell'ottobre 2017, quando l’agente fu chiamato a casa sua alcuni incidenti domestici: dopo poco tempo, Naude l’ha contattata su Facebook. Tempo tre giorni e l’uomo si sarebbe presentato davanti all’abitazione della ragazzina, approfittando del fatto che la madre non c'era per portarla in un luogo appartato e approfittare di lei. “Sembrava che si stesse divertendo, che le piacesse – ha detto Naude ai giudici della Liverpool Crown Court – Mi ha abbracciato e mi ha detto che mi amava. Poi mi ha chiesto di riportarla a casa prima che la madre si chiedesse dove fosse andata a finire”.

Dopo la denuncia, gli inquirenti hanno scoperto che la violenza sulla 13enne era tutt’altro che isolato. Pare infatti che alla fine della sua carriera militare sarebbe entrato in contatto su Facebook con moltissime minorenni: presentandosi come un adolescente persuadeva le sue vittime a spogliarsi e a compiere atti sessuali davanti alla telecamera per poi mandare loro immagini che lo ritraevano intento a masturbarsi o compiere altri atti osceni. Ora deve rispondere di 32 capi d'accusa tutti relativi alle sue attività sessuali con minorenni: per 31 ha ammesso le proprie colpe, ma nega con convinzione di aver violentato la 13enne, continuando a sostenere che si era trattato di un rapporto consensuale.

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