Che fine ha fatto Machado, leader venezuelana scaricata da Trump che ora gli offre il Nobel per la Pace

La situazione politica in Venezuela è ancora nel caos, a tre giorni dall'attacco degli Stati Uniti che hanno catturato il presidente Nicolas Maduro per processarlo a New York. Per il momento sembra che l'amministrazione Trump abbia deciso di non ostacolare la vice di Maduro, Delcy Rodriguez, che ieri ha giurato come presidente ad interim. Sbarrando la strada a Maria Carina Machado, leader dell'opposizione venezuelana che a ottobre ha vinto il Nobel per la Pace e l'ha dedicato proprio a Trump. Ora, la stessa Machado ha dichiarato che vorrebbe "dare a lui" il premio. Ma non è ancora chiaro se avrà un ruolo nel futuro prossimo del proprio Paese.
Da quando gli Stati Uniti hanno attaccato Caracas sono partiti i tentativi di capire le intenzioni dell'amministrazione americana. Al momento, Donald Trump sembra decisamente poco interessato alla "transizione democratica" che pure molti repubblicani e sostenitori del presidente hanno prospettato.
Trump ha detto che non si aspetta che le elezioni si possano svolgere entro trenta giorni, come prevederebbe la Costituzione venezuelana: "Dobbiamo sistemare il Paese prima". Ma non ha chiarito cosa intende. Finora, la sua attenzione sembra essersi concentrata soprattutto sulle presunte opportunità di investimento per le aziende petrolifere statunitensi nel Paese.
Machado vuole guidare il Venezuela: "Vinceremo elezioni con 90% dei voti". Ma Trump dice di no
Durante la prima conferenza stampa dopo l'attacco, i cronisti hanno fatto anche il nome di Machado. Leader dell'opposizione, fuggita dal Paese da tempo, vincitrice del premio Nobel, sembrava lei la candidata naturale a guidare un cambio di regime. Ma Trump è stato decisamente freddo: "Penso che sarebbe molto difficile per lei essere alla guida", ha detto. "Non ha il supporto o il rispetto necessari, nel Paese. È una donna molto simpatica, ma non ha il rispetto". Non a caso, oggi Machado ha confermato di non avere più parlato con Trump dal 10 ottobre, quando ha vinto il Nobel.
Intervistata da Fox News, la leader venezuelana ha inserito un ringraziamento al presidente statunitense in ogni risposta. Ma ha comunque dato una versione ben diversa dei fatti: "Abbiamo già vinto un'elezione in condizioni fraudolente. In elezioni libere e giuste vinceremo con il 90% dei voti, non ho dubbi su questo". E ha annunciato di voler tornare in Venezuela "il prima possibile". Non solo: venendo incontro alle esigenze degli Stati Uniti, ha promesso che nel ‘suo' Venezuela ci sarebbero "Stato di diritto, mercati aperti, sicurezza per gli investimenti stranieri. Tsasformeremo il Venezuela nel centro energetico delle Americhe".
Nonostante ciò, finora l'amministrazione Trump non si è opposta a Delcy Rodriguez, vice di Nicolas Maduro, che ieri ha giurato come presidente ad interim. È stata Machado che, invece, ha attaccato apertamente Rodriguez: "È una delle principali architette di torture, persecuzioni, corruzione e narcotraffico, è il punto di collegamento con la Russia, la Cina e l'Iran, non un individuo di cui gli investitori internazionali si possono fidare. Dobbiamo andare avanti". Ma non sembra che le intenzioni di Trump, al momento, siano queste.
Le tensioni sul Nobel mancato e l'offerta di Machado: "Vorrei darlo a lui"
Secondo alcuni retroscena, il Nobel della Pace sarebbe uno dei motivi per cui Trump non ha simpatie per Machado. Non è un mistero che il presidente statunitense si considerasse in corsa per il premio. La vittoria della venezuelana sarebbe stata vissuta come uno smacco. E tutti i ringraziamenti di lei (che gli ha addirittura dedicato il riconoscimento, subito dopo averlo ricevuto) non sarebbero bastati a migliorare la situazione.
Oggi Trump ha smentito, ma non ha nascosto la stizza: "Non avrebbe dovuto vincerlo. Ma questo non ha nulla a che vedere con la mia decisione", ha commentato. Da parte sua, Machado ha continuato a insistere: "L'ho dedicato al presidente Trump perché credevo che lo meritasse. E se lo credevo allora, immaginate adesso. Il 3 gennaio sarà ricordato come il giorno in cui la giustizia ha sconfitto una tirannia", ha dichiarato a Fox News.
Pressata dall'intervistatore (che le ha chiesto "è vero che ha offerto di dare il suo premio Nobel a Trump?"), Machado si è persino spinta a dire: "Non è ancora successo, ma vorrei certamente potergli dire di persona che il popolo venezuelano vuole darlo a lui, condividerlo con lui. Ciò che lui ha fatto è storico, è un passo enorme verso una transizione democratica".
Trump pensa solo al petrolio, l'Onu condanna l'aggressione
Resta da vedere come cambieranno le cose nelle prossime settimane. Ad oggi, Machado sembrerebbe essere stata messa da parte nella gestione del Paese. E Trump si è concentrato sugli interessi delle compagnie petrolifere statunitensi, che potrebbero investire "un’enorme quantità di denaro" per avviare operazioni in Venezuela "in meno di diciotto mesi". Non ci sono stime esatte sui costi, e resta lo scetticismo di molti esperti: al di là delle possibili complicazioni tecniche, davvero i colossi del petrolio vorranno investire in un Paese in cui la situazione politica è così instabile?
Nel frattempo, continuano le reazioni all'attacco degli Stati Uniti, che ha esplicitamente violato il diritto internazionale. Le Nazioni Unite hanno parlato di "profonda preoccupazione". Un portavoce dell'ufficio Onu per i diritti umani ha sottolineato che "gli Stati non devono minacciare né usare la forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di alcuno Stato". L'Alto commissario per i diritti umani, Volker Turk, ha detto che "i diritti del popolo venezuelano sono stati violati per troppo tempo", ma ha anche ribadito che "la responsabilità per tali violazioni non può essere ottenuta con un intervento militare unilaterale". E ha aggiunto che "l'instabilità e l'ulteriore militarizzazione del Paese derivanti dall'intervento degli Stati Uniti non faranno che peggiorare la situazione".