La Corte suprema spagnola ha condannato nove dei dodici leader indipendentisti della Catalogna con pene che vanno dai 9 ai 13 anni di carcere per sedizione e appropriazione indebita di fondi pubblici. Queste sentenze sono ben al di sotto di quelle richieste dalla Procura, che aveva richiesto fino a 25 anni di prigione per l'ex vicepresidente regionale Oriol Junqueras. Ma il tribunale non ha ritenuto fondata l’accusa di ribellione. Lo stesso Junqueras è stato condannato a 13 anni di prigione per sedizione. Altri 3 sono stati condannati solo per disobbedienza e non finiranno in carcere. Lo scrivono i media spagnoli e internazionali, fra cui El Pais. Si conclude così il processo, iniziato lo scorso febbraio e conclusosi a giugno, per il loro tentativo di secessione nel 2017, anno in cui è stato celebrato un referendum sull’indipendenza catalana considerato illegale dal governo e dalla magistratura spagnola, seguito dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza proclamata da Puigdemont con l’approvazione del Parlamento locale.

Oriol Junqueras e gli altri: chi sono gli indipendentisti condannati

La condanna più grave è dunque stata inflitta all’ex vicepresidente del governo indipendentista catalano Oriol Junqueras, del partito Esquerra Republicana (ERC), di sinistra, condannato a 13 anni di carcere per sedizione, aggravata per la sua carica di vicepresidente, e malversazione. L’ex presidente del Parlamento catalano, Carme Forcadell, è stata condannata a 11 anni e 6 mesi di carcere, mentre Jordi Cuixart e Jordi Sànchez, leader di due organizzazioni indipendentiste della società civile (Òmnium e Assemblea Nazionale Catalana) a 9 anni. Nessuno degli imputati in custodia cautelare è stato condannato a meno di 9 anni di carcere. Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat, ha definito la sentenza "un'aberrazione".

Le conseguenze della decisione della Corte Suprema

Quello concluso a Madrid è stato considerato uno processi più importanti della storia recente di Spagna e potrebbe avere conseguenze rilevanti soprattutto per le eventuali azioni di protesta che potrebbero essere innescate dai gruppi indipendentisti. La Polizia nazionale e la polizia locale, i Mossos d’Esquadra stanno pertanto presidiando i luoghi più a rischio della Catalogna, come l’aeroporto di Barcellona, la stazione di Girona e il porto di Terragona. Non solo. Di certo, avrà un peso importante nella campagna elettorale che è stata iniziata in tutto il paese iberico in vista delle elezioni anticipate in programma il prossimo 20 novembre.

La squadra del Barcellona: "La prigione non è la soluzione"

Sulla notizia delle condanne inflitte da Madrid ai leader indipendentisti catalani è intervenuta anche la squadra di calcio del Barcellona, tra le cui fila militano alcuni campioni che hanno preso posizione a favore dell'indipendenza della regione dalla Spagna, tra cui in primis il difensore Gerard Piquè. "La pena preventiva non ha aiutato a risolvere il conflitto, non lo farà la pena detentiva inflitta ora, perché la prigione non è la soluzione – scrive il club blaugrana di Messi e compagni in un comunicato -. La risoluzione del conflitto in Catalogna deve provenire esclusivamente dal dialogo politico. La società chiede ai leader politici di condurre un processo di negoziazione che dovrebbe consentire la liberazione di leader civili e politici condannati. Esprimiamo tutto il nostro sostegno e la solidarietà alle famiglie di quanti sono privati della loro libertà".